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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Brusca nel mirino PDF Stampa E-mail
Infuria la campagna di scredito sul “pentito” di Capaci
di Maria Loi

Come previsto dalla legge lo scorso ottobre il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca ha usufruito di un permesso di qualche giorno da trascorrere con la moglie e il figlio in una località protetta e sotto la vigile custodia delle forze dell’ordine.  E’ la nona volta infatti, a partire dal dicembre 2002, che il pentito ottiene questo tipo di agevolazione che gli consente di lasciare il carcere per un tempo variabile da tre a sette giorni.
E come al solito in questo nostro strano paese è scoppiato il finimondo.
Il Guardasigilli Roberto Castelli ha annunciato l’avvio di un’ispezione ministeriale al tribunale di sorveglianza di Roma che ha firmato la misura di previdenza, mentre il presidente della Commissione antimafia Roberto Centaro ha chiesto di acquisire gli atti che riguardavano la decisione.
Invano l’avvocato Luigi Li Gotti ha dichiarato: <<La legge che è stata applicata a Brusca è quella sull’ordinamento penitenziario. E’ una legge che si estende ai collaboratori di giustizia per reati di mafia o terrorismo>>.
La legge in questione è la 45 del 2001 votata da tutto il parlamento, con un solo voto contrario, e si applica a tutti i pentiti di mafia che decidono di collaborare con la giustizia. Per godere dei benefici previsti occorre la buona condotta e che i collaboratori abbiano scontato un quarto della pena e non abbiano più alcun collegamento con la criminalità. Tra i difensori delle legge c’è anche il procuratore di Palermo, Pietro Grasso: <<Senza entrare nel merito del caso Brusca, che tante polemiche riesce ancora a creare occorre ricordare che i pentiti costituiscono uno strumento irrinunciabile per scoprire le strutture segrete dell’organizzazione mafiosa>>. Dello stesso avviso il capo della Direzione Nazionale antimafia Piero Luigi Vigna: <<E’ comprensibile il senso di disagio nei confronti delle vittime o dei parenti delle vittime dei reati, ma le leggi non riguardano sempre aspetti morali. Riguardano fini di utilità di politica criminale>>.
Per Maria Falcone, invece: <<Ci vuole anche nell’applicazione della legge una certa decenza. Io dico che è necessario che ci siano delle agevolazioni e riduzioni di pena per chi collabora. Credo però che per persone a cui toccherebbero cento ergastoli già vent’anni sono un’agevolazione. Ma devono essere fatti in carcere. Sono indignata - continua la Falcone - questo è evidente. Ogni volta il dolore si rinnova. In questo modo la gente comune perde fiducia nella giustizia>>. Di diversa opinione il procuratore Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, moglie di Giovanni Falcone: <<Il coinvolgimento emotivo che pur esiste va accantonato per lasciare il posto al ragionamento avendo come referente il bene collettivo. Lo Stato, con la legge sui collaboratori di giustizia, ha rinunciato in parte al suo dovere punitivo in cambio della preziosa possibilità di sgominare Cosa Nostra che, va ricordato, anche se dovrebbe essere scontato, è un’organizzazione segreta e senza questa legge continueremo ancora oggi a brancolare nel buio. Brusca è un boss che ha offerto alla collettività la possibilità di sapere chi e come ha organizzato la strage di Capaci e non solo, quindi ha il diritto di usufruire dei benefici stabiliti dalla legge. La questione è tutta qui. Ogni altro aspetto appartiene alla spettacolarizzazione del problema>>. Sulla questione è intervenuto anche il procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli, procuratore capo a Palermo proprio ai tempi del pentimento di Brusca: <<Le polemiche relative al caso Giovanni Brusca sono sacrosante, è giusto discutere su questi fatti, ma non bisogna dimenticare che la legge sui pentiti è targata Falcone e Borsellino, vittime della mafia, e fu approvata da tutti i partiti dopo le stragi del 1992- ha spiegato il magistrato- sarebbe quindi utile trovare un equilibrio tra i vantaggi per la giustizia e i benefici per il collaboratore>>.
Ad arroventare ulteriormente il dibattito, come un gettito di benzina sul fuoco, la notizia che Brusca durante il permesso premio avrebbe violato una delle disposizioni utilizzando il cellulare sebbene gli fosse proibito. Come ennesima riprova della strumentale campagna di discredito ormai in atto da anni contro l’istituto dei collaboratori di giustizia, tutta la stampa, che normalmente di mafia si occupa poco o niente, ha strombazzato ai quattro venti il presunto tradimento del pentito.
In realtà come si è saputo poi non era Brusca al telefono, ma la moglie che parlava con l’avvocato difensore Luigi Li Gotti. Ma su questo è ovviamente calato il più assoluto silenzio stampa.
Così come è passato in sordina il recentissimo attestato della Cassazione che in ben quattro sentenze ha confermato ancora una volta “l’eccezionale riscontro” offerto da Giovanni Brusca nel corso della sua collaborazione.
Su questo però nessun commento.

ANTIMAFIADuemila N°42






 
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

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    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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