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Antimafia Duemila

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Galli Per l'Appunto PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 3 maggio 2008
A che servono gli intellettuali, se non a pensare, a diffondere idee possibilmente originali, a studiare i problemi della società e ad anticiparne i mutamenti, con la libertà e l’acume che solo il libero pensiero può garantire?




Bene, tutto ciò avviene nei paesi seri, quelli dotati appunto di intellettuali seri. In Italia l’intellettuale medio è un giullare di corte, o uno scopritore dell’acqua calda, o uno sfondato- re di porte aperte, o uno scalatore di discese, o un podista del tapis roulant. L’altro giorno per esem- pio, in quella paccata di pubblicità - quindici chili in tutto - chiamata “Style” che il Corriere distribuisce una volta al mese, faceva capolino una sapida rubrica del professor Ernesto Galli della Loggia, dal titolo appassionante: «Giudici in carriera? Addio sicurezza». Un capolavoro. Dopo aver descritto l’Italia come un gigantesco Bronx dove i cittadini, «per vedere l’indomani», sono «costretti a barricarsi come assediati dagli indiani a Fort Apache», questo Alberoni della politologia italiota spiegava che «la sicurezza non dovrebbe essere, a rigore, né di destra né di sinistra». E, fin qui, ci arrivava anche Biscardi. Ma ecco il salto di qualità, lo scarto del fuoriclasse: «In Italia della sicurezza dei cittadini… nessuno parla. Basta vedere per l’appunto cos’è successo nella campagna elettorale appena trascorsa». E cos’è successo, per l’appunto, nella campagna elettorale appena trascorsa? Semplice: «Il tema della sicurezza è stato tenuto sostanzialmente fuori dall’agenda elettorale La sinistra non ne ha parlato… e la destra ha fatto lo stesso». Insomma, «il tema sicurezza è rimasto nel silenzio». Parola del professor Galli Per l’Appunto Della Loggia Ernesto. Che però s’è dimenticato di precisare di quale campagna elettorale stesse parlando. Non certo di quella italiana: perché, sempre per l’appunto, non se n’era mai vista una più dominata dal tema della sicurezza, sbandierato e strombazzato da Berlusconi quanto da Veltroni, da Bossi quanto da Di Pietro, in una rincorsa infinita e un po’ ridicola a pene più severe, ronde, scariche di fucile (versione Bossi) o di lupara (versione Lombardo), castrazioni chimiche, tolleranze zero e sottozero, insomma più galera per tutti (o quasi). L’apoteosi s’è avuta con le comunali a Roma, dove uno stupro alla stazione La Storta (uno dei 4-5 che avvengono ogni giorno in Italia, per i due terzi tra le mura domestiche nelle nostre italianissime famiglie-modello) è divenuto il manifesto elettorale di Alemanno contro Rutelli. Tre mesi di frastuono: purtroppo vano, almeno per il professor Ernesto Per l’Appunto, che non ha sentito nulla. Chissà dov’è stato, per tutto questo tempo. Forse in un altro paese, a seguire un’altra campagna elettorale. Oppure in Italia, ma barricato nella sua cameretta, coi tappi di cera o l’i-pod a palla. O ancora, Dio non voglia, Style gli ha ripubblicato un articolo di qualche anno fa, per screditarlo agli occhi degli lettori e, soprattut- to, degli accademici. Per chi volesse farsi qualche risata, ecco il finale del memorabile scampolo di prosa. In Italia, scopre l‘acuto cattedratico, si registra «una scarsa tenuta legale della società». Ma va? Questa è nuova. E perché mai, nel paese della legge Simeone-Sa-
raceni, del «giusto processo» incostituzionale, della depenaliz- zazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale e del falso in bilancio, della legge ammazza-pentiti e del cestina-rogatorie, della Cirami, dell’ex Cirielli, della Pecorella, dell’ indulto salva-Pre- viti, dei tagli continui al bilancio della Giustizia, la società dovrebbe essere legale? E dov’era, di grazia, il professor Per l’Appunto, mentre quelle leggi canaglia passavano in Parlamento tra gli applausi dei Galli e dei Della Loggia, allarmati per il «giustizialismo» e le «manet- te facili»? Alla fine si supera: arriva a sostenere che l’Italia è insicura perché «i magi-strati hanno tutto il vantaggio personale ad appli- care le sanzioni in maniera dolce», per non passare da «reazionari» e ottenere «avanza- menti in carriera» dal Csm (non sa che gli avanzamenti sono automatici, per anzianità) e «posti in Parlamento nelle sole liste che tradizionalmente offrono ai magistrati una tale possibilità»: quelle dei «partiti di sinistra». Per informazioni, rivolgersi agli on. Mantovano e Bobbio, di An. O agli on. Carrara e Cirami, dell’Udc. O all’on. Nitto Palma, di Forza Italia. Per l’appunto.


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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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