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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
La mafia ringrazia PDF Stampa E-mail
Le polemiche del Caso Report
di Maria Loi




Roma. Sabato 15 gennaio è andata in onda su Rai 3, in prima serata, un’edizione speciale di Report, il programma di Milena Gabanelli, vista da oltre 2 milioni di spettatori.
L’inchiesta “La mafia che non spara” è di Maria Grazia Mazzola. Un’esperta del fenomeno mafioso. Molto diretta e incisiva. Una bella trasmissione!
Un reportage serio, ben documentato, equilibrato che ha affrontato il tema dell’attualità della mafia in Sicilia.
Oggi Cosa Nostra si è inabissata. E’ una mafia che non spara più, che condiziona la politica, le amministrazioni locali e la vita democratica. Fa affari a palate, e grazie agli appalti e alle tangenti ha un controllo capillare della realtà economica e sociale. Secondo la Procura, a Palermo, l’70% dei commercianti e degli imprenditori paga il pizzo e la mafia risucchia il 3,5% del prodotto interno lordo del Meridione, cioè 7 miliardi di euro ogni anno.
Maria Grazia Mazzola ha fotografato la realtà siciliana partendo da Vicari, vicinissima a Palermo, alla ricerca dei tanti perché non viene ancora preso il boss numero uno, Bernardo Provenzano.
E come mai il superlatitante riesca a sapere sempre in anticipo quello che le forze dell’ordine stanno per fare.
L’autrice ci ha portato a Trapani, Marsala, Catania, Siracusa, Gela e Palermo viste attraverso le storie di imprenditori taglieggiati dal racket delle estorsioni e gli intrecci mafia e politica, la gestione dell’impresa mafiosa e l’economia sana che rischia di sparire.
E’ subito polemica.
Il più indignato per la trasmissione è stato Totò Cuffaro, che parla di <<sciacallaggio mediatico>>. Il governatore della Sicilia dichiara: <<La Sicilia non tollererà oltre, i siciliani non possono tollerare oltre!>>
<<La mafia e il pizzo – aggiunge – non sono purtroppo una invenzione di Report e questo lo sanno bene i siciliani che hanno pagato il più alto tributo all’azione di contrasto nei confronti di questo devastante fenomeno>>.
Sulla stessa linea il Ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia. Solidale anche il sindaco di Catania il medico del premier Umberto Scapagnini.
<<La trasmissione, e forse questo è il reale motivo di tanta irritazione ha registrato un ascolto record. Questo significa che in Italia c’è un pubblico che pretende e reclama una informazione coraggiosa e di qualità anche sui temi più delicati e scabrosi>> hanno ribadito vari esponenti del centro sinistra tra cui i parlamentari Giuseppe Giulietti, Gloria Buffo e Giorgio Panettoni.
Il Sindaco di Gela Rosario Crocetta, intervistato all’interno del programma, si è augurato che di queste trasmissioni se ne facciano altre: <<I giornalisti sono stati molto bravi, denunciando nettamente i livelli spaventosi di controllo mafioso dell’economia e della politica che si sono raggiunti negli ultimi anni in Sicilia>>.
Nel frattempo da Viale Mazzini è giunto l’appunto del direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, che spiegava la decisione di mandare in onda una puntata riparatrice “Punto e a capo”, che è andata in onda lo scorso 27 gennaio su Rai Due. I conduttori sono stati Giovanni Casotti e Daniela Vergara. Un programma per riparare allo sgarro?
Ma, <<a parlare, in quel servizio, erano proprio i siciliani. Magistrati, imprenditori, liberi cittadini, così come l’autrice del servizio, Maria Grazia Mazzola>>. <<Questo è il nostro mestiere – ha sottolineato la Gabanelli - , e ci sembrerebbe di farlo male se ci occupassimo di queste cose solo quando ci scappa il morto. Il nostro modo di operare è nitido, trasparente. Abbiamo offerto fatti precisi>>. <<Abbiamo dato voce agli imprenditori onesti – ha risposto la Gabanelli – circa le critiche sul mancato rilievo dato al lato positivo dell’imprenditoria siciliana – e hanno spiegato che lavorare onestamente da quelle parti è molto difficile. Devono girare con la scorta e denunciano la situazione>>.
L’europarlamentare Giuseppe Fava, di fronte allo sconcerto per la decisione assunta dal direttore Generale della Rai Cattaneo ricorda: <<Il presidente della Sicilia è stato rinviato per favoreggiamento a Cosa Nostra, rinviato, cioè che il Pubblico Ministero ha ritenuto all’esito delle indagini meritevole di un processo e che ha visto accolta da un giudice la sua richiesta. Un presidente che ha avuto una giunta falcidiata dalle inchieste di mafia. E’ evidente che difende se stesso nel difendere il dovere del silenzio sulla mafia>>. 
Altro che polemica per una inchiesta giornalistica!



A colloquio con Milena Gabanelli

Quali sono gli aspetti più gravi di questo attacco a "Report"?
Gli aspetti più gravi non sono gli attacchi di Cuffaro (chi è coinvolto nel pezzo è normale che cerchi in tutti i modi di difendersi), ma le reazioni di una parte del mondo politico.
Lo stesso che dice, quando torna comodo, "la mafia è un male da sconfiggere", e "la Sicilia è sana" quando qualche politico viene rinviato a giudizio per associazione mafiosa.
Ovviamente la politica, poi, trova sempre i servi che cavalcano le direttive.

Quali prospettive vedi nel futuro per la libertà di informazione?
L'informazione è legata alla qualità e capacità professionale di chi la fa, cioè i giornalisti.
Se loro sono liberi, non c'è da temere alcunché.
Se loro sono incapaci, pavidi e pensano solo a loro stessi e alla loro carriera, la qualità sarà scarsa e regnerà il principio dell'autocensura.
Per poi dire che la colpa è del direttore generale della rai, del direttore del tal telegiornale o del talatro giornale.
Solo la rai ha alle proprie dipendenze circa 1300 giornalisti. Ma se tutte queste persone hanno la schiena dritta, quale direttore li potrà mai censurare?
L.B.



A colloquio con Maria Grazia Mazzola

Perché la puntata di “Report” sulla mafia  ha provocato simili  polemiche?
La prima domanda andrebbe rivolta a chi ha sollevato le polemiche. Perché non erano attinenti ai fatti raccontati da me nell'inchiesta. E poiché io sono una cronista, cioè una abituata a raccontare i fatti, posso dire che neanche un dato, una notizia, un documento sono stati scalfiti da tale polemiche. Anzi, i fatti sono stati solo confermati. Il 70% tra commercianti e imprenditori in Sicilia paga il pizzo. Il dato ha scandalizzato qualcuno? Poiché non appartengo alla schiera dei Ciambellani del Re, il dato l'ho scovato, l'ho cercato, indagato, ascoltato imprenditori, associazioni antiracket, i magistrati di tre procure siciliane, ed eccolo qui. Recentemente i magistrati di Palermo che hanno arrestato 50 fiancheggiatori del superlatitante Provenzano, in conferenza stampa hanno detto che a Palermo pagano tutti. Forse ho esagerato in difetto! E poi, perché non esaminano i libri-mastri di Cosa Nostra? Pagano anche i poveri....certamente non sono abituata a chiedere i dati al re. E poi mi chiedo:come mai non si sono scandalizzati del fatto che l'attuale capo di Cosa Nostra Provenzano, riesce a conoscere in anticipo le mosse degli investigatori? Ho mostrato un filmato inedito dei Carabinieri di Monreale che lo documenta. L'inchiesta ha anticipato l'ultima operazione della Procura di Palermo su questo argomento, sul sistema di comunicazione di Provenzano. So solo che a Raitre abbiamo fatto i giornalisti, al servizio del cittadino. Due settimane di dibattito e polemiche sui giornali, negli uffici, o per strada, sono servite a togliere quel tappo di silenzio che da tempo regnava sovrano sulla mafia e che serve all'organizzazione per fare bene i propri affari.

Durante la realizzazione della tua inchiesta quali sono stati i momenti più difficili?
I momenti più difficili durante l’inchiesta "La mafia che non spara", che ho curato per Report, si sono concentrati durante il periodo delle riprese, sul campo.Come sempre, mi occupo di mafia, di giudiziaria, da vent'anni e ho visto anche di peggio. Le intimidazioni quasi mai sono frontali, spesso velate, per cenni, oppure, in modo più grossolano, quando alcuni hanno perso le staffe e hanno alzato la voce, solo perché la mia troupe televisiva era in giro, solo perché non si e' abituati a vedere una telecamera scorrere libera per le vie o all'interno delle istituzioni. C'e' sempre qualcuno che ha paura e che si tira indietro, qualcuno che paga e che non ha interesse a dirlo in video. Ma più di trenta hanno parlato, intervistati, hanno avuto il coraggio di denunciare e il fegato di mettere la propria faccia e vi garantisco, erano tutti siciliani DOC!

Cosa ti ha ferito maggiormente durante e dopo gli attacchi ricevuti?
Cosa mi ha ferito degli attacchi? Mah, naturalmente la categoria dei Ciambellani del Re, quelli pronti a rifare il trucco al Re, che con il loro comportamento non hanno onorato la memoria dei colleghi giornalisti morti proprio per avere condotto inchieste che puntavano alla verità. Il livello di civiltà di un popolo si misura anche per il grado e l'impegno di informazione libera.
Auguri di buon lavoro a tutti voi della redazione.
L.B.




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Il Nuovo identikit
di Bernardo Provenzano a Chi l’ha visto?


7 marzo 2005. La Procura di Palermo diffonde il nuovo volto di Bernardo Provenzano.
Forse il cerchio si stringe, forse manca davvero poco per la cattura della primula rossa di Cosa Nostra?
L’identikit del super latitante è stato reso noto nel corso della trasmissione Chi l’ha visto in onda su Rai3, e condotta da Federica Sciarelli che ha avuto in collegamento dalla sede Rai di Palermo come ospiti d’eccezione il Procuratore di Palermo Pietro Grasso e il prefetto Nicola Cavaliere, capo del dipartimento anticrimine centrale della Polizia.Un successo di pubblico, tre milioni 616 mila gli  spettatori, che hanno seguito la trasmissione dedicata alla ricostruzione dei 42 anni di latitanza del boss durante la quale non sono giunte segnalazioni ma sono arrivate numerose telefonate da parte di telespettatori che hanno voluto proporre i loro commenti e le loro considerazioni.
La storia del capo di Cosa Nostra è tornata in questi giorni alla ribalta con la vicenda dell’intervento chirurgico a cui si era sottoposto sotto falso nome in una clinica di Marsiglia e con la grande operazione «Grande mandamento» condotta dalle Dda di Palermo che si è conclusa con l’arresto di numerosi fiancheggiatori del boss di Cosa Nostra.
Oltre all’identikit, in trasmissione, è stata fatta una bellissima ricostruzione della “via dei pizzini” i cosiddetti foglietti attraverso i quali Provenzano comunica con i suoi uomini.
Era il 1963 quando Binnu si diede alla latitanza. Gli inquirenti possiedono solo una foto segnaletica di cinquant’anni fa che lo ritrae molto giovane e poi tante ricostruzioni fatte al computer per ipotizzare l’attuale aspetto del capo di Cosa Nostra.
Ma a detta del Prefetto Cavaliere quest’ultima realizzazione grafica <<è importantissima, è un disegno ottenuto con testimonianze puntuali>> è stata tracciata nell’estate del 2002 dopo il pentimento di Giuffré.
Vi era già stata una puntata precedente il 31 gennaio incentrata sul capomafia. Proprio il giorno del suo 72esimo compleanno!
Maria Loi

 
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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