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Antimafia Duemila

Friday
Aug 22nd
Vivere nel mirino della mafia PDF Stampa E-mail
Una lettera anonima rivela progetti di attentato al procuratore Grasso e al pmTescaroli
di Silvia Cordella



Forse non ci si rende conto di cosa significhi vivere ogni giorno sotto il costante controllo della mafia che studia il momento migliore per colpirti. La gente questo non lo sa, non lo immagina e quindi tace senza prendere posizioni. Preferisce prenderle successivamente, partecipando a lunghi cortei che sono ormai dei rituali, quando le strade vengono macchiate col sangue a col dolore. Tutto ciò che dopo resta, appartiene solo alla memoria e alla speranza di chi ha creduto o ancora crede in una vera giustizia.
La lotta contro la mafia in un Paese come il nostro, martoriato da vittime innocenti e servitori dello Stato ineguagliabili, non può non essere una priorità sia per il governo sia per la cittadinanza, soprattutto adesso che si teme un altro suo colpo di coda. L’agghiacciante conferma, arriva da una lettera anonima inviata un anno fa alla procura di Caltanissetta, in cui un «anonimo» avvisa i magistrati dell’imminente decisione di Cosa Nostra di uccidere il Procuratore capo di Palermo Piero Grasso, il pm Luca Tescaroli e un «confidente» usato dalle forze dell’ordine per la cattura di Provenzano.
La missiva di appena trenta righe ora agli atti della Procura di Caltanissetta, secondo i magistrati, risulta molto attendibile per i riferimenti e i particolari annessi al caso, conosciuti soltanto dagli addetti ai lavori. La lettera riferisce di un summit organizzato dai capocosca delle famiglie di Palermo, Agrigento e Catania in cui sarebbe stata decretata l’eliminazione dei due magistrati e del «confidente» in cui l’anonimo fa nome e cognome. L’anonimo rivela che Bernardo Provenzano sa chi «collabora» per la sua cattura e che grazie alle soffiate provvidenziali di persone appartenenti «alle forze dell’ordine» sarebbe riuscito a sfuggire per ben due volte. I boss avrebbero anche decretato le modalità sulle operazioni criminali. Il sostituto Luca Tescaroli, attualmente in servizio presso la Procura di Roma, titolare dell’inchiesta sull’omicidio Calvi e il «confidente» avrebbero dovuto essere catturati «vivi» per poi essere uccisi. Secondo la lettera l’incarico di uccidere il Pm sarebbe stato affidato alle ‘ndrine calabresi mentre ad occuparsi del «confidente» sarebbe toccato ai clan catanesi. Nei riguardi al procuratore Grasso Cosa Nostra invece avrebbe progettato un attentato «come per Falcone e Borsellino» affidato direttamente «ai palermitani». Il messaggio dello sconosciuto arriva per scongiurare le stragi.  «Faccio parte della nuova Cosa Nostra di Caltanissetta – scrive – e spero solo che non si ripeta quello che è successo nei primi anni ’90. Per questa ragione scrivo alla Procura della Repubblica di Caltanissetta. […] In una recente e ristretta riunione tra alcuni capi mafia catanesi, palermitani e agrigentini c’è stata una decisione importante e vi dico quale: da parte dei catanesi che portavano i saluti dei Santapaola  (le famiglie ancora fedeli al boss Nitto Santapaola, ndr) dei Cappello di Turi Pillera inteso “cachiti” che, per quello che ho sentito, hanno fatto tutti pace in carcere («la circostanza – afferma un magistrato - è vera», ndr) e sono venuti a chieder un favore per quest’ultimo, Turi Pillera. Vogliono eliminare un pm che lavorava o lavora alla Procura di Caltanissetta che assieme a un collaboratore di giustizia sono “responsabili della condanna all’ergastolo di Turi Pillera». Il chiaro riferimento è al pm Luca Tescaroli che durante la sua attività alla procura di Caltanissetta aveva rappresentato l’accusa nei processi delle stragi del ’92 di Falcone e Borsellino. «Per il Pubblico Ministero – chiarisce la missiva – debbono pensarci i calabresi perché da quello che ci risulta questo pm frequenta la Calabria, debbono prenderlo vivo per non far rumore. La lettera conclude «Zu Binnu c’è l’ha anche con il procuratore di Palermo per quello che sta facendo anche a Bagheria e spero che con la mia lettera si possa evitare quello che è successo a Falcone e Borsellino».
«Questa segnalazione – ha commentato Tescaroli – non incide sul nostro lavoro, ma dimostra però che Cosa Nostra è ancora “effervescente”. L’anonimo purtroppo riferisce fatti e circostanze precise, segno che è molto attendibile e che le sue informazioni non vanno sottovalutate». E anche se l’aggiunto Di Natale della procura di Caltanissetta sminuisce l’episodio, parafrasando che si tratta di «…una lettera anonima di vecchia data, scarsamente attendibile» così come il fatto «che sia stata segnalata da un anonimo» le sue valutazioni lasciano il tempo che trovano. Rimane il fatto inquietante, confermato anche dalla lettera che Provenzano sa in tempo reale le informazioni più riservate sull’attività relativa alla sua cattura, riuscendo ad anticipare le mosse delle squadri operative speciali. Una rete confidenziale che grazie agli amici degli amici di Bagheria e dintorni resta impermeabile.
«Grasso – ha affermato il capogruppo Ds della Commissione Antimafia, Beppe Lumia – sta conducendo a Palermo importanti inchieste che continuano a mettere in difficoltà Cosa Nostra. Non mi stupisce che la mafia volesse colpirlo. Anche Tescaroli ha condotto importanti indagini sulla mafia in Sicilia ma oggi continua a indagare su snodi importanti del rapporto tra mafia – politica ed economia come ad esempio l’omicidio Calvi. Resta la preoccupazione per il fatto che Cosa nostra e la ‘Ndrangheta riescono a disporre di tritolo in quantità notevoli e di armi da guerra come i bazooka, che possono colpire anche le auto blindate. Spero che la lotta contro queste due organizzazioni ritrovi tensione e attenzione adeguate.» Lumia ha concluso dicendo «ci auguriamo di cuore che la lettera anonima su cui indaga la procura di Caltanissetta si riveli non attendibile, ma in ogni caso dimostra che vi è in prima linea nel combattere la mafia è costantemente in pericolo». Un allarme che andrebbe preso sul serio dai partiti politici italiani, tutti intenti a correggere decreti accomodanti per i processi, come nel caso di Dell’Utri, Berlusconi, Previti ecc. lasciando che l’Italia diventi un porto franco per l’illegalità e le mafie internazionali. Giovanni Falcone diceva «Si muore perchè si è soli
o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere». In un clima del genere, nel quale i servitori dello Stato, quelli in prima linea vengono definiti «matti o mentalmente disturbati» dal capo di governo, bisogna rendersi conto che sono già soli.
Grasso, che relativamente alla lettera di avvertimento aveva reagito con ironia «mi sorprenderei se Cosa Nostra non mi considerasse un nemico!», al convegno del 27 novembre scorso a Firenze, organizzato dalla “Fondazione Caponnetto” in relazione alla riforma dell’Ordinamento Giudiziario, aveva pronunciato parole che anche per l’on. Lumia «erano suonate come una sorte di testamento morale».   
«Si è superato il limite – dichiarava il magistrato -  tra esercizio del diritto di critica all’operato dei magistrato e denigrazioni della categoria, diffamatorie violente e ripetute per far passare l’immagine di una magistratura parziale, rea di far politica, che tenta di prendere il potere contro il volere del popolo … spero che dietro questa riforma non ci sia il subdolo scopo di intimidire, di rendere inoffensivi quei magistrati che, pur non essendo stati eletti dal popolo trovano saldi punti di riferimento nel rigore etico, nella strenua e inflessibile difesa della cosa pubblica, delle istituzioni e della società». «Quei magistrati matti o utopistici – aveva continuato Grasso – che credono che in Italia si possa ancora riuscire a processare oltre ai mafiosi, i colletti bianchi, gli infiltrati nelle istituzioni, i corruttori dei giudici, di pubblici funzionari e dei politici, coloro che creano all’estero società fittizie per riciclare denaro sporco. E come può venire in mente di concedere l’impunità a quest’area di supporto criminale alla mafia proponendo di eliminare il concorso esterno in associazione mafiosa? […] Adesso è tempo di dire basta, non è più tempo di analisi. Basta, come lo direbbe Nonno Nino, siamo pieni fino alla nausea. Basta, civilmente ci ribelliamo, occorre una rivolta morale per una società più libera, più giusta, più solidale. Una rivolta morale contro la cultura dell’immagine del singolo anziché l’etica della solidarietà, contro una classe dirigente che invece di servire le istituzioni talvolta se n’è servita per la propria libidine di potere, che della propria discrezionalità ha fatto arbitrio e dell’arbitrio ha fatto legge.
[…] Dobbiamo lottare ogni giorno, ogni attimo senza mai allentare la presa perché ormai sappiamo che la libertà non potrà essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori, ma solo uomini che compiono ogni giorno il proprio dovere sentendosi parte di un progetto: quello di Nonno Nino, uomini che rimangono, come me, degli inguaribili idealisti. Come Procuratore di palermo non posso che pensare alla repressione, alla lotta alla mafia nella quale creo con tutte le mie forze, potendo contare, motivati da alta spinta ideale e coraggio, su tanti appartenenti alle forze di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ma anche su tanti uomini delle scorte. Pensate che nella mia c’è n’è uno scampato alla strage di Borsellino che ha chiesto di farla a me. Sono sicuro che ci sono tante persone che credono, come me, nella legalità e allora dobbiamo dire loro: fate sentire la vostra voce, ne abbiamo bisogno, ora, adesso, non domani.» «Da parte mia – aveva concluso il Procuratore, forse alludendo a quanto già sapeva su quella lettera anonima – spero di poter vivere tanto da poter un giorno raccontare ad un nipotino seduto sulle mie ginocchia una storia che inizia con : “C’era una volta la mafia”».



ANTIMAFIADuemila N°43
 
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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