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Mafia- appalti, condanne definitive PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi - 2 maggio 2008
Palermo. Finiscono in carcere Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini. Filippo Salamone è ricoverato in ospedale.

Hanno fatto  affari con la mafia siciliana.
Sono state le dichiarazioni di Angelo Siino ad incastrare Lorenzo Panzavolta, presidente della “Calcestruzzi” quando venne fuori l’affare e il potente imprenditore agrigentino Filippo Salamone.

Il settore degli appalti è stato sempre uno dei più ambiti da Cosa Nostra.
Quando Totò Riina era il capo di Cosa Nostra aveva nominato come ministro dei lavori pubblici Angelo Siino. Due anni dopo però Bernardo Provenzano l’aveva già rimpiazzato con una persona di sua fiducia:  il geometra Pino Lipari divenuto suo “consigliori”. Lipari si occupava di pilotare gli appalti pubblici in modo da affidarli a imprese vicine ai boss. Fu Siino a raccontare ai magistrati che durante una riunione che si tenne nell’88 negli uffici della Calcestruzzi spa di Via Marino Stabile, a Palermo venne consacrata la nascita del cosiddetto “tavolino degli appalti”. In questa riunione, alla quale parteciparono Antonino Buscemi e Giovanni Bini in rappresentanza di Cosa Nostra, e Filippo Salamone, titolare della Impresem, in rappresentanza degli imprenditori e dei politici, veniva spartita la torta per le grandi opere pubbliche in Sicilia. Dalle dichiarazioni di Siino scaturisce il processo mafia-appalti che vede tra i principali imputati  gli imprenditori Bini e Salamone insieme a Lorenzo Panzavolta che hanno presentato ricorso in Cassazione contro la pena inflitta dalla Corte d'appello palermitana nel febbraio 2007, ma la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi confermando così le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa.
Panzavolta, ex manager del gruppo Ferruzzi, e Bini sono stati arrestati lo scorso 30 aprile. Salamone, agrigentino, fratello del magistrato della Procura di Brescia, Fabio Salamone, colto da infarto dopo avere appreso la notizia del verdetto, è ricoverato in ospedale. Panzavolta e Salamone devono scontare 6 anni e sei mesi; Bini 8 anni.
Per effetto della decisione degli alti magistrati diventa definitiva anche la sentenza di assoluzione per altri tre imprenditori coinvolti nel processo: l'agrigentino Giovanni Miccichè, Franco Canepa e Giuseppe Bondì
Prosciolto per morte del reo Antonino Buscemi, che già in primo grado era stato assolto.
E’ di poche ore fa la notizia che il collegio difensivo dell’ex manager Lorenzo Panzavolta ha presentato istanza di scarcerazione al Tribunale di Sorveglianza.
 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
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