| Bagheria “Chiama l’Africa”: “Stop ai traffici d’armi” |
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di Orazio Amenta Bruciamo il silenzio. È questo lo slogan che da Bagheria ha echeggiato in tutta Italia, accompagnando le manifestazioni, tra conferenze, proiezioni e concerti, della “Settimana nazionale contro il commercio delle armi leggere in Africa”, tenutasi dal 28 gennaio al 6 febbraio scorso. La campagna, promossa dall’associazione “Chiama l’Africa”, in collaborazione con le maggiori organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, ha voluto denunciare i due fattori che più degli altri sembrano impedire la risoluzione dei molti conflitti che insanguinano il Sud del mondo: il coinvolgimento delle maggiori banche italiane nel sostenere operazioni finanziarie per il commercio degli armamenti; il ruolo decisivo che svolgono in Africa le cosiddette “armi leggere”, quelle più usate nei conflitti interni, e che sempre più finiscono tra le mani dei bambini-soldato. Bagheria è stata scelta dal coordinamento nazionale tra un lotto di città che avevano posto la loro candidatura, per essere il polo di riferimento per il Sud Italia, dopo avere individuato Brescia per il Nord e Ancona per il Centro. Un modo per lanciare un messaggio di rottura ad alto contenuto simbolico contro la violenza e contro la sottocultura della morte, anche e soprattutto quella mafiosa, da una città che a parte il silenzio, di etichette da bruciare ne ha fin troppe. Da comune commissariato per inquinamento mafioso due volte in cinque anni, a vertice del cosiddetto “triangolo della morte” negli anni ‘80; da rifugio rinomato di latitanti di primissimo piano (da Aglieri a Provenzano), a città chiave per lo smercio di droga nel palermitano; da porto franco per l’abusivismo edilizio (persino un pezzo di municipio è abusivo), a esempio plateale di scempio monumentale-architettonico con l’abbandono delle ville settecentesche e la distruzione dei loro parchi; eccetera eccetera… l’aberrante nomea di questa terra è riuscita ad oscurare nell’immaginario dei mass-media persino gli Oscar di Tornatore, le poesie di Buttitta, i quadri di Guttuso. A dimostrare che Bagheria non è solo tutto questo, ma è anche il suo esatto contrario (cioè la gente, i bagheresi, la società civile, chi vuole costruire un futuro senza “padrini”), ci hanno pensato le quattromila persone che sono scese in strada in occasione della fiaccolata inaugurale. Tanti i bambini e i ragazzi, provenienti da tutte le scuole di ordine e grado, dalle parrocchie, dalle associazioni, a gridare, a cantare, a inneggiare il no contro ogni forma di violenza. In testa al corteo, “il lenzuolo della pace”, collage gigantesco di opere pittoriche realizzato dagli allievi del corso di pittura (II cattedra) dell’Accademia di belle arti di Palermo in occasione della guerra in Kosovo, sintesi artistica del rifiuto dei giovani alla guerra e all’uso delle armi. Una protesta intesa anche come assunzione di responsabilità, resa ancora più visibile attraverso il falò di armi-giocattolo, che in modo emblematico ha chiuso la manifestazione presso Villa Vittime della Mafia. “Coniugare il tema del traffico d’armi in Africa con l’impegno antimafia - spiega Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di “Chiama l’Africa” - ha dato una connotazione più forte alla settimana nazionale in terra siciliana. L’export di armi continua ad alimentare guerre e violazioni dei diritti umani in tutto il mondo e l’Africa è la regione dove i traffici hanno l’impatto più grave in termini umani e materiali. Il 60% delle vittime delle guerre in corso nel mondo è africano. Il dramma dei profughi della guerra dei Grandi Laghi e dei bambini-soldato sono oggi sotto gli occhi di tutti. È vero quanto afferma Giovanni XXIII che il vero disarmo è quello dei cuori, ma è anche necessario che i Paesi ricchi tra cui l’Italia, smettano di esportare materiale bellico, sacrificando alla legge del profitto migliaia di vite umane. Non si può far finta di niente quando le cifre ufficiali ci dicono che il nostro Paese ha fornito armi leggere e esplosivi alla Sierra Leone per 1.600.000 dollari, alimentando probabilmente l’aberrante fenomeno dei bambini-soldato”. Dalle scuole è venuto il segnale più forte di partecipazione e impegno. In prima fila la S.M.S. “Tommaso Aiello”, che in mattinata ha proposto agli alunni per l’intera settimana conferenze e proiezioni sul tema dei bambini-soldato; l’Ipsia “Salvo D’Acquisto”, con una mostra fotografica sulla risistemazione di un ospedale in Tanzania per opera di alcuni studenti e insegnanti, coinvolti in un progetto missionario; la S.E.S. “Giuseppe Bagnera”, che ha prodotto una serie di lavori sul diritto all’infanzia dei bambini di tutto il mondo. “È stato un modo per bruciare l’abitudine al silenzio, all’omertà, alla rassegnazione, da cui questa città deve scuotersi - ribadisce il professore Gaetano La Mantia, della S.M.S. Tommaso Aiello - Diceva Dom Helder Càmara che alla violenza armata bisogna proporre ai giovani non il “pacifismo”, ma “la violenza dei pacifici”, cioè qualcosa di forte e di efficace che si distingua dalla passività. La nonviolenza è credere, più che alla forza dell’odio e delle armi, alla forza della verità e dell’amore. È facendo cultura che si aiuta a creare una coscienza nonviolenta, nell’affermazione di valori fondamentali quali la legalità, la tolleranza, l’impegno civile e sociale contro tutte le ingiustizie e le sopraffazioni. La scuola deve educare alla solidarietà, all’intercultura, al superamento della visione eurocentrica della storia. Deve schierarsi a favore dei più deboli, dei più poveri della Terra. E tutto questo è fare, anche, “antimafia”.” Il comitato promotore locale di “Chiama l’Africa”, attraverso la presentazione di mozioni presso l’Assemblea Regionale Siciliana, le Province Regionali e presso numerosi consigli comunali dell’isola, ha tentato il coinvolgimento istituzionale di tutti i siciliani per chiedere la sospensione della vendita di armi leggere ai Paesi africani per cinque anni. A livello nazionale, Giovanni Russo Spena, senatore di Rifondazione Comunista, è stato il primo firmatario di una interpellanza in Parlamento: “L’iniziativa bagherese è stata splendida, a cominciare dal titolo “Bruciamo il silenzio”. Sì, bruciamo il silenzio sul traffico e sulla vendita d’armi dai paesi europei a quelli africani; battiamoci contro una concezione puramente mercantile dell’Africa; costringiamo il governo italiano ad evitare che l’Africa sia disseminata di armi; si interessi, invece dell’annullamento del debito, di evitare la rapina delle risorse, riportando equità e socializzazione. È importante che parta dalla Sicilia questa intenzione: “chiamare l’Africa, amare l’Africa”, creare nuovi rapporti di scambio, nuovi modelli di sviluppo, che siano autocentranti, sostenibili, non di rapina”. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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