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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
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“A CHE SERVE VIVERE SE NON C’E’ IL CORAGGIO DI LOTTARE ?” (G. Fava)

di Riccardo Orioles

5 gennaio 1998
1984: “A Catania la mafia non c’è”. Si formano comitati per “difendere il buon nome” della città contro quei pochi che sostengono il contrario e accusano politici e Cavalieri.
1998: “A Catania la mafia non c’è più”. Settanta per cento dei voti ai progressisti, più che a Stoccolma, più che a Londra: che mafia può esserci mai in una città così civile?
A Catania, insomma, la mafia qualche volta non c’è e qualche volta c’era prima ma ora non più: perché Catania, come tutti sanno, è una città laboriosa e felice. I suoi imprenditori - ieri Rendo e Costanzo, oggi Virlinzi e Rendo - portano benessere e lavoro. I suoi politici sono tutti concordi - tranne qualche matto esaltato - per il benessere della città. I suoi giornalisti - ieri pagati da Ciancio, oggi con Ciancio che li paga - informano il cittadin0 sulle numerose e benefiche iniziative di politici e imprenditori. Non ci sono più mafiosi a Catania: esattamente come nel 1945 non c’erano più fascisti e nel 1860 non c’erano più borbonici. E quanto ai garibaldini, o mettono da parte le utopie e si fanno buoni monarchici e piemontesi, o vengono semplicemente dimenticati.
Nel 1984, uno dei più collusi magistrati catanesi (costretto al trasferimento per i servizi resi ai Cavalieri) era il giudice Grassi.
Nel 1998, Grassi è consigliere di Cassazione e appare destinato a una brillante carriera, forse a sostituire il suo ex superiore, il giudice Carnevale.
Nel 1984 nessun giornale italiano osava parlare di quattro Cavalieri di Catania, e in particolare dell’impresa Rendo. Nel 1997, nessun giornale italiano ha dato notizia della confessione (“ho dato tangenti alla democrazia cristiana e ai socialisti”) fatta davanti ai giudici da Eugenio Rendo.
Nel 1984, i catanesi emigravano per quattro soldi nelle fabbriche del Nord. Nel 1997, le grandi ditte del Nord (Armani e gli altri) scendono fino a Bronte per fare lavoro nero e sfruttare - a tre soldi - i giovani catanesi.
Nel 1984 nessuno faceva inchiesta sugli esatti confini dell’impero industriale che aveva in mano la città, quello dei  Cavalieri: non se ne sapeva niente. Nel 1998, nessuno sa niente dell’impero Virlinzi e nessuno ne vuol sapere di più.
Nel 1984, da Catania al governo ci andavano o i politici mafiosi  o innocui tromboni che, senza fare danno, gli davano copertura. Nel 1998, c’è nel governo un vecchio democristiano catanese come Mirone, esponente del “rinnovamento” concordato degli anni Ottanta. Degli antimafiosi veri, di quegli stessi anni, nessuno vuol sapere nemmeno il nome: né a sinistra, né a destra.
Nel 1984 l’unico quotidiano di Catania era La Sicilia di Ciancio, che se ne stava zitto sui mafiosi: Ciancio è quello che non ha voluto pubblicare il necrologio di Montana perché conteneva parole offensive  per i mafiosi. Nel 1998, l’unico editore non solo di Catania ma di tutta la Sicilia e Calabria, e fra poco della Puglia, è ancora Ciancio: né la destra né la sinistra ne sembrano particolarmente preoccupate.
Chi vuole ricordare Giuseppe Fava lo ricordi così, controcorrente. Non è vero che siamo tutti unanimi, tutti d’accordo. Ci sono i ricchi e ci sono i poveri, ci sono i fighetti alla moda e ci sono i dimenticati, ci sono coloro che vanno  in televisione e ci sono coloro che si guadagnano la propria vita giorno per giorno. Bisogna scegliere da che parte stare: con tutt’e due non si può. Questo è ciò che ci ha lasciato Giuseppe Fava. 
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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