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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Droga: regina di denari PDF Stampa E-mail
Secondo il pm Sergio Barbiera la mafia non ha mai cessato
i traffici con l’America Latina

di Lorenzo Baldo


Dopo le forti azioni repressive compiute da magistratura e forze dell’ordine tra la fine degli anni Ottanta e la seconda metà degli anni Novanta Cosa Nostra sembra aver ripreso pienamente il suo ruolo nel grande traffico di droga. Quali sono state le tappe fondamentali che hanno segnato questa evoluzione di Cosa Nostra nel business della droga?
Cosa Nostra non ha mai abbandonato la gestione diretta o indiretta del traffico internazionale di stupefacenti poiché da sempre questa è una fonte privilegiata di guadagni. I rischi di collaborazione da parte dei soggetti coinvolti sono bassissimi, in quanto non c’è, come invece nelle vicende estorsive, una parte vessata e quindi un anello debole della catena criminale. Tutti sono coinvolti allo stesso modo nel traffico internazionale, per cui se avviene la collaborazione di qualcuno vengono danneggiati tutti compreso il soggetto che parte offesa non è sicuramente. Recentemente è riemersa più che mai la gestione diretta da parte delle associazioni mafiose del traffico internazionale a causa delle forti perdite economiche e finanziarie subite negli anni ’90 in conseguenza delle collaborazioni di numerosi soggetti con l’autorità giudiziaria che hanno sventrato Cosa Nostra dall’interno.
Come si presenta attualmente il quadro globale del narcotraffico gestito dalle mafie nazionali e internazionali? Quali sono le sinergie esistenti tra i Cartelli sudamericani e la criminalità organizzata italiana?
L’analisi del dato informativo e del dato processuale induce fondatamente a ritenere che vi siano dei legami ormai stabili tra forme di criminalità associata sudamericana da un lato, turca e orientale dall’altro e forme di criminalità associata italiana. Spesso Cosa Nostra, unitamente ad altre organizzazioni criminali come la ‘Ndrangheta o la Camorra, ha stretto dei legami inscindibili e indissolubili con i cartelli colombiani e con il “triangolo d’oro”, dove viene prodotta la pasta base della morfina che poi viene trasformata in eroina. Tutto ciò serve a progettare una serie continua di importazioni sul territorio nazionale attraverso questi legami continui e stabili tra le varie forme di criminalità associata internazionale come i Cartelli colombiani o i Cartelli afghani produttori di morfina.
Nelle recenti interviste da noi condotte a magistrati e organi di polizia sudamericani è emerso che Uruguay e Paraguay siano da considerarsi come paesi di transito nel crocevia che collega Italia e Colombia. Gli inquirenti italiani sono dello stesso avviso?
Si indubbiamente, perché i controlli, apparentemente rigidi, posti in essere dalle forze militari colombiane, grazie all’ausilio di forze dell’intelligence americana, hanno indotto a spostare il “confezionamento” e “l’impacchettamento” del cargo illecito dal luogo di produzione vero e proprio, ovvero la Colombia, a luoghi e paesi limitrofi, in modo da farlo salpare altrove. Un dato processuale certo riguarda la Bolivia, l’Equador, il Paraguay, l’Uruguay, l’Argentina, paesi molto vicini ai paesi produttori in particolare alla Colombia o alla stessa Bolivia da cui partono sovente dei carichi attraverso motonavi, attraverso “corrieri” con valige imbottite che poi giungono in Europa, carichi che poi vengono trasportati in Italia via strada.
A livello di investimento di denaro e di traffico di droga qual è il ruolo di Cosa Nostra e 'Ndrangheta in Argentina, Uruguay, Paraguay?
Il dato processuale ormai certo e conclamato da sentenze divenute definitive, così come da dichiarazioni rese da soggetti pienamente inseriti in questo traffico (contenute in sentenze passate in giudicato) ha permesso di accertare che Cosa Nostra ha stretto spessissimo dei patti inscindibili con altre forme di criminalità organizzata nazionale e tra le tante la ‘Ndrangheta e la Camorra, ma anche con la Sacra Corona Unita, al fine di promuovere una sorta di joint venture con i Cartelli produttori del Sudamerica per importare stabilmente determinate partite di stupefacenti in maniera continuativa. Ciò serve da un lato a ripartire le eventuali possibili perdite, dall’altro a coinvolgere tutte le forme di criminalità associata e quindi creare un legame inscindibile col Cartello produttore. Di conseguenza se viene meno un elemento o se momentaneamente non vi è il mezzo finanziario da parte di una delle consorterie mafiose l’altra organizzazione sopperisce  e poi evidentemente opereranno “compensazioni finanziarie”. Una vicenda processuale tuttora al vaglio del giudice (prossimo alla decisione), ha accertato che Cosa Nostra ha instaurato un legame diretto con un Cartello produttore colombiano per l’importazione stabile e continuativa di 90 kg di cocaina al mese. Se fossero stati tratti in arresto gli organizzatori l’importazione doveva continuare ugualmente proprio perché si era garantito al Cartello produttore sudamericano un’importazione continua e stabile.
Per quanto riguarda l’Uruguay esiste ancora, a suo avviso, un qualche legame con la loggia massonica P2 i cui documenti più segreti sarebbero custoditi proprio in questo paese?
Non vi sono allo stato dati processuali certi che possono propendere per una risposta in senso affermativo. Il dato storico sicuramente certo e incontrovertibile è che in Uruguay diverse logge massoniche hanno trovato delle “contiguità” e dei “punti di appoggio” e di riferimento molto certi e sicuri per poter continuare la loro latitanza o comunque per poter continuare a programmare attività collaterali agli organi istituzionali.
E’ noto che il traffico di droga ha arricchito incredibilmente le mafie di tutto il mondo. Nel caso della Colombia l’esempio di Pablo Escobar è alquanto significativo: il suo potere economico era di tale entità che avrebbe potuto rappresentare una  “via d’uscita” dal debito pubblico per il governo locale. Secondo lei si tratta solo di un caso isolato o possiamo parlare di narco-stati in cui i grandi trafficanti possono interferire nello svolgimento della democrazia?
Quello che lei richiama, unitamente a un caso assolutamente emblematico come quello dell’Afghanistan per fare un altro esempio, induce sicuramente a ritenere che questi stati hanno delle forme di economia parallela, illegale e comunque consentita dagli organi statuali costituiti. Venendo meno questa forma di produzione di ricchezza, se pur illecita, paesi come la Colombia, l’Afghanistan o altre realtà analoghe, vedrebbero persa un’ingente risorsa economica sulla quale anche quello Stato obiettivamente non può che dirsi interessato. Sarebbe auspicabile un intervento delle Nazioni Unite non soltanto finalizzato alla repressione ovvero alla conversione delle piantagioni in terreni dove piantare il grano. Con il penultimo intervento attuato dalle Nazioni Unite in Afghanistan, veniva data al contadino una somma di denaro per estirpare la piantagione, il contadino non faceva altro che “spostare” la piantagione su altri terreni, e con quei soldi spesso acquistava invece delle armi. Ecco perché ci vorrebbe sicuramente un intervento più incisivo, come uno sradicamento totale delle piantagioni, e che comunque dovrebbe essere coordinato e guidato dalle Nazioni Unite.
Alcuni studiosi sostengono che Pablo Escobar mantenesse all’epoca pericolosi collegamenti con il terrorismo islamico. A suo avviso questa ricostruzione è fondata? In caso affermativo quale cartello potrebbe aver “ereditato” tali rapporti?
Su questo non posso dare una risposta esaustiva ne esauriente perché non ho dati processuali ne tantomeno dati di informative. E’ ovvio però che forme di criminalità associata di stampo sovranazionale o internazionale hanno o possono avere dei punti di contatto o di convergenza che li accomuni nelle illecite strategie internazionali.
Tornando ai collegamenti tra i regimi autoritari che hanno caratterizzato la maggior parte dei paesi sudamericani con il traffico di droga gestito dalle mafie, quali sono le responsabilità delle autorità locali e quali le influenze esterne?
Partiamo dai paesi produttori delle sostanze stupefacenti su tutte Colombia e Afghanistan (ma non necessariamente solamente questi) che, per avere portato avanti per secoli una produzione così massiccia da influenzare il consumo mondiale degli stupefacenti non possono ovviamente negare che vi sia stata una certa accondiscendenza o una certa contiguità delle forme di regime locali. Si tratta di paesi poveri le cui economie sono assolutamente inadeguate rispetto alla popolazione che devono sfamare. Non ho elementi per dire che vi sia stato o meno un avallo o una conpartecipazione del governo locale, ma sicuramente l’inerzia del governo locale è stata sicuramente colpevole. C’è da dire infine che alcuni paesi come le Nazioni Unite che hanno assunto la lotta alla droga come uno dei principali obiettivi delle proprie amministrazioni hanno adottato delle politiche sicuramente non invasive dell’autonomia e dell’indipendenza dello stato locale, ma certamente poco incisive rispetto a quello che avrebbe potuto fare una comunità sovranazionale di livello mondiale come le Nazioni Unite.
Approfondiamo allora le attuali politiche di intervento adottate delle Nazioni Unite per fronteggiare l’emergenza del narcotraffico.
La politica adottata dalle Nazioni Unite per debellare le piantagioni di oppio in Afghanistan è quella di finanziare i contadini che producevano l’oppio per fare riconvertire questa piantagione. Come accennavo poco fa è stato constatato che questa soluzione non fa altro che finanziare la guerriglia illecita e ottenere lo scopo di “spostare” semplicemente molte di queste piantagioni. Dall’altra parte posso dire che la politica delle Nazioni Unite, per quanto concerne la repressione del traffico della cocaina (in particolare per fronteggiare la produzione di “colombiana”, a titolo esemplificativo ma emblematico), è stata una politica molto più “cauta”. Evidentemente trattandosi di america latina gli eventuali “disordini” avrebbero potuto provocare delle sommosse civili le cui conseguenze si sarebbero potute riverberare sugli Stati Uniti, paese certamente molto vicino, anche geograficamente, alla Colombia. L’intervento delle Nazioni Unite attraverso gli organi di intelligence americani è stato quello di “monitorare” per determinati periodi di tempo le zone nelle quali veniva coltivata la pasta base della cocaina senza tuttavia mai fare un intervento di tipo repressivo come ad esempio l’annientamento della piantagione. Fino adesso si sono soltanto limitati  a “monitorare” solamente lo stato delle piantagioni colombiane, nel rispetto della sovranità e dell’indipendenza di un altro stato. Oltre alla pura e semplice repressione l’attività svolta dal governo degli Stati Uniti è attualmente quella preventiva e di educazione sociale.
Tornando al caso specifico dell’Uruguay, secondo stime ufficiali il consumo di “pasta base” (polvere di cocaina che non subisce il processo di raffinazione e che viene lasciata a uno stato molto primario del cloridrato di cocaina ndr) sta aumentando di giorno in giorno soprattutto fra i più giovani per il suo costo bassissimo, con il risultato agghiacciante di un aumento di omicidi e di suicidi fra i suoi consumatori. Esiste in Italia una minaccia simile?
Per quanto riguarda la cocaina e le sostanze anfetaminiche la diffusione che vi è in Italia tra i giovani o tra la società benestante è molto alta. Non credo che allo stato vi sia un pericolo analogo perché l’Italia non è un paese produttore come i paesi sudamericani ma bensì è un paese importatore. Resta comunque il fatto che l’uso dello stupefacente leggero o pesante, naturale o artificiale come le sostanze anfetaminiche inducono una forma di criminalità indotta e ad essa connessa e questo pericolo esiste fortemente anche in Italia.
Alcuni mesi fa è stata diffusa la notizia di una possibile collaborazione con la giustizia da parte dei fratelli Gilberto e Miguel Rodriguez Orejuela, noti narcotrafficanti colombiani capi del Cartello di Cali, un tempo acerrimi concorrenti di Pablo Escobar. Secondo indiscrezioni avrebbero fatto una lista di nomi di politici, avvocati, giudici, magistrati, giornalisti e membri delle Forze Armate corrotti. Fonti vicinissime agli stessi Orejuela avrebbero parlato di un “patto” tra il governo USA e i narcotrafficanti per eliminare Pablo Escobar, lasciando così il monopolio assoluto del traffico di cocaina ai fratelli Orejuela. Secondo la sua conoscenza del territorio della Colombia si tratta solo di illazioni o siamo invece di fronte alla possibilità di aprire un varco nella cortina impenetrabile del connubio mafie-governi sudamericani?
Non sono a conoscenza del caso specifico; come dicevo pocanzi vi sono sicuramente delle inerzie colpevoli da parte dei governi locali che spesso si trasformano in veri e propri legami, in vere e proprie alleanze… Non è assolutamente possibile che un Cartello come quello di Cali, come quello di Medellin, Cartello concorrente, abbiano potuto andare avanti per anni nella produzione e nell’esportazione della pasta base della cocaina senza avere degli appoggi e dei referenti certi e sicuri nelle forze istituzionali, siano esse forze dell’ordine, siano esse forze esecutive o di altra natura…
Lei ha collaborato alla stesura del recente disegno di legge Fini “Modifiche ed integrazioni al testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”, quali sono i punti principali sui quali si è basata la sua collaborazione?
La commissione istituita presso il Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga costituita in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri non ha avuto esclusivamente lo scopo di riformare o di procedere alla stesura delle nuove norme sul testo antidroga, ma ha avuto bensì anche una funzione educativa e preventiva tale da poter indurre i giovani a verificare quali possono essere le conseguenze negative e collaterali dal consumo dello stupefacente. Per quanto riguarda la parte del testo alla quale ho partecipato direttamente, vi sono due aspetti che meritano attenzione. E’ stata approfondita la normativa posta a fondamento delle attività di indagine sotto copertura, per meglio facilitare e meglio estendere queste attività al fine di reprimere il narcotraffico dal proprio interno attraverso infiltrazioni nelle organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti.  Il secondo aspetto riguarda una proposta normativa volta a equiparare da un lato le sostanze leggere a quelle pesanti e da un altro lato a rendere penalmente sanzionabile il trattamento del soggetto che usi lo stupefacente colto reiteratamente in flagranza del possesso dello stupefacente
Ci sono state molte polemiche su queste nuove norme antidroga.
Ritengo che i punti nodali della riforma che hanno potuto destare nell’opinione pubblica perplessità e discussioni siano proprio quelli dell’equiparazione e del trattamento sanzionatorio relativo alle sostanze leggere a quelle pesanti. Problemi di carattere politico-sociologico, ma anche a livello tecnico formativo per aver reintrodotto sotto diverse spoglie la cosiddetta “dose media giornaliera” e per aver previsto un trattamento sanzionatorio rigido nei confronti del soggetto che usi lo stupefacente reiteratamente colto dalle forze dell’ordine.
Qual è la sua analisi sul fenomeno sociale dell’uso degli stupefacenti?
Dal dato processuale, che sicuramente è sintomatico del modo di sentire il gruppo sociale nel quale si è inseriti, si può ricavare la considerazione che l’uso della sostanza stupefacente e soprattutto di quella leggera è considerato oggi una “moda”, una cosa quasi normale, attraverso la quale si deve passare nella crescita adolescenziale, come fosse un passaggio necessario di questa crescita. Evidentemente questo è dovuto sia a un problema di “moda” (più che a una moda vera e propria), sia a una situazione che vive la famiglia e alla difficoltà di adattarsi del giovane nel gruppo sociale. Non vi è più un rapporto diretto nella famiglia… manca spesso il colloquio tra il giovane e la sua famiglia. Spesso il ragazzo è lasciato a se stesso ed è influenzato dagli amici, dal gruppo, dalle comitive, da tutto il mondo che lo circonda che lo inducono ad usare, quanto meno inizialmente per prova, la sostanza stupefacente, sovente l’hashish o la marijuana. L’uso dell’hashish e della marijuana spesso porta associato l’uso della sostanza stupefacente di tipo pesante quale è la cocaina o spesso delle sostanze anfetaminiche o delle cosiddette pastiglie o droghe da discoteca. Si tratta di un fenomeno sfortunatamente molto vasto perché spesso il giovane che usa lo stupefacente anfetaminico, lo stupefacente allucinogeno, l’LSD o l’Ecstasy, lo fa nella sbagliata convinzione di poter essere accettato nel proprio gruppo. Il giovane ritiene erroneamente che l’uso di queste sostanze possa dargli un senso di leggerezza, ma soprattutto gli possa consentire di ottenere delle performance superiori alla media. Così il ragazzo, nell’erronea convinzione di ciò, prende la pastiglia credendo che possa ballare 4, 5 o 6 ore in discoteca. Se da un punto di vista chimico – farmacologico nell’immediato può anche essere vero, questo comporta talvolta degli esiti e delle conseguenze cerebrali irreversibili con la morte di una parte del cervello, con tutto quello che ovviamente ne consegue…
Quali sono allora le strategie di prevenzione e gli strumenti repressivi che ritiene più idonei da adottare?
Dal punto di vista repressivo, la nostra legislazione è sicuramente all’avanguardia, basti pensare che allo stato dei fatti la legge vigente prevede la repressione del traffico di droga con pene che vanno da 8 a 20 anni per le sostanze pesanti, fino a 6 anni per le sostanze leggere. Altre fenomenologie criminali come ad esempio l’associazione mafiosa non hanno queste pene... Dal punto di vista repressivo io credo che la sanzione penale, l’attività investigativa, ausiliata dalle norme sull’agente sotto copertura, siano sicuramente ottimali nel nostro ordinamento. Da un altro punto di vista per fronteggiare l’uso dello stupefacente, la repressione pura e semplice ovviamente non serve, ciò che serve per il consumatore è una forma preventiva ed educativa la cui finalità principale è appunto anche quella del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga. Attraverso quindi la sensibilizzazione delle famiglie, delle scuole e delle comunità varie, si possono ottenere grandi risultati. Attraverso conferenze, attraverso la promozione di incontri e seminari (che sono stati fatti e che si continuano a fare tuttora) si permette al giovane di conoscere le conseguenze dell’uso dello stupefacente e gli esiti deleteri di questa assunzione. E non è poco.



ANTIMAFIADuemila N°44
 
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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
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