| Il silenzio, ossigeno della mafia |
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A Firenze magistrati e familiari a confronto sui collaboratori di giustizia di Marco Cappella Firenze, 14 aprile 2005, a due anni dalla scomparsa del Pm Gabriele Chelazzi (16/4/2003), 300 ragazzi si sono ritrovati in un’aula della facoltà di giurisprudenza a sentir parlare di collaboratori di giustizia e di lotta alla mafia. L’incontro è stato organizzato dall’associazione tra i familiari vittime di via dei Georgofili, Studenti di sinistra, con il patrocinio della Regione Toscana e dell’Università di Firenze. Oltre a Giovanna Maggiani Chelli, vice presidente dell’Associazione erano presenti Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, procuratore capo di Palermo, Renzo Orlandi, docente di diritto penale, Lorenzo Baldo, vicedirettore di ANTIMAFIA Duemila. Il convegno, moderato dal giornalista Francesco Nocentini, ha affrontato subito la questione dei “pentiti”, partendo dalle deposizioni di Giovanni Brusca tratte da un’udienza del processo per le bombe del 1993. Inizia il filmato, scorrono le immagini dell’aula di giustizia, Gabriele Chelazzi in piedi che interroga l’ex boss di San Giuseppe Jato, Brusca risponde senza tentennamenti, parla della “trattativa” mafia-Stato e del progetto di attentato al procuratore Grasso. Fra gli studenti in prima fila, che ammutoliti fissano lo schermo, c’è la moglie del giudice Chelazzi che con grande dignità nasconde l’emozione. Si riaccendono le luci e dopo il saluto degli Studenti di sinistra è Giovanna Chelli a prendere la parola: “… avete ascoltato come Giovanni Brusca faccia riferimento ad una trattativa in corso da lungo tempo tra la mafia e uomini probabilmente delle istituzioni… se trattativa c’è stata per la “Ragion di Stato”, per la quale chi ci governa si adopera, è possibile che questa fosse inevitabile, ovvero la trattativa è stata obbligata… e se c’è stata questa è stata fatta sulla nostra pelle”. (…) “Sempre la politica ha anche asserito che forse il “papello” menzionato da Brusca lo avevano ricevuto in molti politici e non, ma lo buttarono nel cestino della carta straccia, la politica si dice non capì, ma noi non ci crediamo e per questo l’Associazione ha presentato un esposto, per capire fino a che punto non si comprese il messaggio mafioso o si fece finta di non capire, noi vogliamo la verità su eventuali scellerate trattative a base di 41 bis e chissà cos’altro ancora”. (…) “…dopo battaglie aspre combattute con noi stessi, perché la perdita di parenti non lascia molti spazi al perdono e alla comprensione, noi siamo convinti che i collaboratori di giustizia siano indispensabili per la lotta alla mafia e che essi debbano godere dei privilegi che la legge prevede. Chi è reo di strage a nostro giudizio ha una sola strada per non finire a regime carcerario restrittivo di 41 bis e poter vivere con i propri figli, quella della collaborazione”. (…) “…la collaborazione in fatto di stragi non dovrebbe venire soltanto dai mafiosi, ma soprattutto dai nostri politici che sanno. Noi siamo convinti e lo diciamo da dodici anni, che le stragi del 1993 sono state determinanti per il nostro Paese. Va cercata quindi e resa nota la verità su come esattamente siano andate le cose e siccome la politica non può essere serena in simili ricerche, solo uomini coraggiosi lontani dalla politica, attraverso una magistratura e organismi dell’antimafia assolutamente liberi e indipendenti, possono arrivare alla verità sulle stragi del 1993 e 1994”. Subito dopo è stata la volta di Pierluigi Vigna che prima di prendere la parola aveva esposto il suo punto di vista con i cronisti: “Sicuramente la mafia ha cambiato volto, non abbiamo più quello che Firenze ha sofferto: le stragi, gli omicidi diffusi, gli omicidi di personaggi importanti. Quindi ha sicuramente cambiato strategia perché costretta in parte dai successi investigativi dell’autorità giudiziaria. Dall’altro è anche un modo per distogliere l’attenzione di tutti noi e voi, giornalisti, da questo problema”. Dopo avere sottolineato la grave carenza di testimoni di giustizia Vigna ha evidenziato che “…i collaboratori sono importanti, a volte sembra possano contrastare con una specie di sentimento morale. Il collaboratore non parla solo di ciò che è avvenuto, ma parla anche dei progetti da porre in esecuzione. Quindi anche se ha spento molte vite, impedisce che altre se ne spengano. Questa è la valenza non solo repressiva ma anche preventiva del collaboratore”. Nocentini ha introdotto l’intervento di Piero Grasso unendo idealmente il maxi processo alle ultime inchieste di mafia. Il procuratore capo di Palermo ha sottolineato il calo di “qualità” più che di “quantità” dei collaboratori di giustizia, riconfermando la sua posizione in favore dei “pentiti” che secondo Grasso “sono comunque strumenti da maneggiare con cura e da mani esperte, altrimenti sono come il bisturi che può rimuovere il male ma può anche creare danni irreversibili. Dire però che basta la parola di un pentito per mandare un cittadino onesto in carcere è una mistificazione per turbare la coscienza della gente onesta. La delegittimazione e l’attacco ai collaboratori di giustizia lo capirei solo se provenisse da parte degli affiliati alle organizzazioni mafiose…”. Dopo un appunto sulla delegittimazione dei “pentiti” che avviene sempre in concomitanza di dichiarazioni attinenti mafia – politica – burocrazia e ambienti finanziari, Piero Grasso ha concluso con un appello a rompere il silenzio sulla mafia: “Il silenzio – ha detto il procuratore – è ossigeno attraverso cui la mafia si rafforza. E i silenzi di oggi li pagheremo tutti domani…”. Dopo il prof. Renzo Orlandi è stata la volta del vicedirettore di ANTIMAFIA Duemila Lorenzo Baldo che ha sintetizzato il suo intervento partendo dal ruolo dell’informazione. Gli attacchi spregiudicati di una certa stampa nei confronti dell’ex boss della Cupola Salvatore Cancemi per le sue dichiarazioni su Dell’Utri e Berlusconi che sarebbero stati “nelle mani” di Totò Riina, così come gli attacchi mirati contro l’ex uomo d’onore di Castelvetrano Vincenzo Calcara dopo che quest’ultimo aveva svelato alcuni retroscena sui legami tra Marcinkus – Calvi e Cosa Nostra. Un occhio di riguardo è stato rivolto all’avvocato di Forza Italia Nino Mormino (attuale vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera), su cui pesava l’accusa infamante di concorso in associazione mafiosa; l’accusa è stata recentemente archiviata con molte ombre che però non gli impediranno di difendere Marcello Dell’Utri nel prossimo processo d’appello. In ultimo Baldo ha citato una riflessione di Giovanni Falcone che già negli anni ’80 definiva “un errore di portata storica” l’eventuale intenzione di ostacolare il fenomeno del pentitismo. Parole volutamente ignorate e calpestate dai governi che si sono succeduti negli anni e che di fatto hanno disincentivato nuove e importanti collaborazioni. L’esempio di Giuffrè resta a tuttoggi un caso isolato. L’appello di Giovanna Chelli a non fermarsi mai nella ricerca della verità ha concluso l’incontro lanciando l’invito a partecipare al “Forum Nazionale Contro la mafia” che si terrà a Firenze dal 26 al 29 maggio (info www.forumcontrolamafia.info). ANTIMAFIADuemila N°44 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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