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Caselli procuratore di Torino PDF Stampa E-mail

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30 aprile 2008
Roma.
Il Csm lo nomina all'unanimita'. Sostituisce Marcello Maddalena



Gian Carlo Caselli è il nuovo procuratore della Repubblica di Torino. Lo ha deciso l’assemblea plenaria del Csm all’unanimità. Anche i consiglieri Giuseppe Berruti (Unicost) e Michele Saponara (laico centrodestra), che si erano astenuti in Quinta Commissione, hanno espresso in plenum il loro voto a favore. Caselli, fino ad oggi procuratore generale presso la Corte d’appello del capoluogo piemontese, andrà a ricoprire il ruolo lasciato nel gennaio scorso da Marcello Maddalena, per effetto della temporaneità degli incarichi introdotta con la riforma dell’ordinamento giudiziario. Di Caselli, il plenum dell’organo di autogoverno della magistratura ha voluto ricordare «l’assoluta eccezionalità del profilo professionale nel corso di tutta la carriera, la straordinaria dedizione al lavoro e le pure eccezionali capacità organizzative», manifestate nello svolgimento di «funzioni requirenti e giudicanti nonchè nella direzione di importantissimi uffici giudiziari e di rilevanti articolazioni amministrative, anche a livello internazionale». Nato nel 1939, Caselli ha iniziato la sua carriera nel 1967, e come giudice istruttore, dal 1969 al 1986, a Torino si è occupato dei procedimenti sul terrorismo, sulle Br e Prima Linea. Dal 1986 al ’90 ha fatto parte del Consiglio Superiore della Magistratura e, successivamente, è stato presidente della Corte d’assise di Torino e, dal ’93 al ’99 ha guidato la Procura di Palermo. I risultati conseguiti in Sicilia da Caselli, si legge nella delibera approvata dal Csm, «sono entrati nella storia giudiziaria del Paese».
L'UNITA'

Da parte di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila l'augurio di un buon lavoro al neo Procuratore di Torino Giancarlo Caselli.
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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