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Prezzi fuori controllo per riso e grano, è emergenza PDF Stampa E-mail

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di Toni Fontana - 30 aprile 2008
IL DISASTRO più grande - dice Romano Prodi - è quello di «mettere in conflitto il cibo con il carburante in un periodo di scarsità. Un conflitto vero, tragico». Ora dopo ora, giorno dopo giorno, si aprono nuovi fronti; gran parte dei paesi africani sono attraversati da violenze e ribellioni, Haiti è in fiamme, paesi dell’Asia, Vietnam, Cina e India, riducono le esportazioni di alimenti per fronteggiare i bisogni interni.

Settanta famiglie dello stato centrale indiano del Maharasthara, schiacciate dai debiti, si sono rivolte al premier Manmohan Singh chiedendo di poter morire tutti assieme. Nel 2007 si sono suicidati 150mila contadini indiani. I dati della crisi sono noti, le cause anche. E ieri a Berna, nel corso di un vertice al quale erano presenti i capi delle 27 agenzie delle Nazioni Unite, il segretario Ban Ki Moon ha annunciato la creazione di una task force, da lui stesso presieduta, per fronteggiare «una sfida globale senza precedenti che colpisce i più vulnerabili». L’Onu chiede finanziamenti ed esorta la comunità internazionale a dare «una risposta immediata». Negli ultimi tre anni, ricorda la Banca Mondiale, i prezzi dei beni alimentari sono raddoppiati e, in molti casi, triplicati. Tra il 2005 ed il 2007 il prezzo del grano è salito del 70%, quello dei cereali dell’80%, quello dei prodotti caseari del 90%. Nei paesi poveri 100 milioni di persone rischiano di morire di fame in seguito ai rialzi. Tra le cause le istituzioni internazionali indicano l’aumento del prezzo del gasolio e dei fertilizzanti, la siccità che devasta grandi regioni dei pianeta (in Australia è la peggiore da un secolo a questa parte), il forte aumento del consumo di carne in alcuni paesi del “secondo mondo”, cioè in Asia, che fa lievitare la domanda di mangimi. Altri, come l’analista spagnolo Andrés Ortega mettono l’accento sull’inurbamento caotico che spinge masse di diseredati, soprattutto in Africa, ad ingrossare le periferie delle megalopoli. Nel 2007, per la prima volta, il numero delle persone che vivono nelle aree urbane ha superato quello di coloro che popolano le campagne. In Africa la percentuale sta vertiginosamente salendo, dal 35% al 50%. La conseguenza sarà l’esplosione di conflitti sociali ed etnici originati dalla fame. Ma la causa principale che fa dire all’Onu che si è in presenza di «un disastro senza precedenti» è appunto la diffusione delle produzioni di biocarburanti (combustibili di origine vegetale) che ha sottratto terreni, energie umane e risorse economiche alla produzione di cibo. Robert Zoellick, direttore della Banca Mondiale, che non è certamente sospettato di essere un rivoluzionario anti-americano, ha detto, alla vigilia del recente G7 di Washington, che «negli Stati Uniti ci si preoccupa di riempire i serbatoi delle auto, mentre milioni di persone hanno il problema di riempire la pancia». Pochi giorni dopo Romano Prodi ha aggiunto: «Il grano richiesto per riempire il serbatoio di un Suv (Sport Utility Vehicle) con etanolo (240 chilogrammi di mais per 100 litri di etanolo) è sufficiente per ad una persona per un anno. Già siamo arrivati ad utilizzare per usi energetici intorno al 20% di tutta la superficie coltivata a mais negli Stati Uniti». Ieri a Berma l’Onu ha appunto analizzato la situazione. Zoellick ha invitato i paesi paesi produttori di non vietare l'esportazione di beni alimentari, ed ha avvertito: «I prezzi non caleranno presto, la crisi proseguirà». «Occorre produrre più cibo - ha sostenuto il direttore della Fao, Jacques Diouf ricordando che l’agenzia Onu offre a 37 paesi poveri sementi e fattori produttivi». Il prezzo delle sementi di frumento e maìs è aumentato rispettivamente del 72% e del 30%. Ma senza soldi si può fare poco. L’Onu ha ricevuto promesse per 471 milioni di dollari, ma nelle casse ce ne sono 18.

L'UNITà 30 APRILE 2008


 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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