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Rassegna Stampa
Chi dimentica Pio La Torre | Chi dimentica Pio La Torre |
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A proposito di eroi, coraggioso nella sfida di tutta una vita contro la mafia, eppure minuziosamente pragmatico, e sempre fortemente interessato a mettere in rapporto la tradizione della sinistra con le più nuove generazioni, La Torre pagò con la vita il suo impegno. Il 30 aprile 1982 gli assassini lo freddarono assieme al suo fedele collaboratore Rosario Di Salvo, proprio alla vigilia di due manifestazioni emblematiche che aveva voluto organizzare in contemporanea per la festa dei lavoratori di quell’anno che segnava il suo ritorno alla testa del Pci dell’isola: una manifestazione per la pace a Comiso (epicentro della campagna che aveva tenacemente sostenuto contro l’istallazione di una batteria di missili nucleari) e un’altra a Portella della Ginestra, teatro nel 1947 della prima “strage di stato”, che secondo Pio era stato il frutto non solo dell’alleanza tra mafia e banditismo, ma di una trama internazionale. Il libro di Bascietto e Camarca contribuisce a colmare qualche lacuna della conoscenza soprattutto dei primi passi del lungo itinerario di La Torre: le esperienze nel sindacato, le battaglie per la terra, il carcere sotto ingiuste accuse per una manifestazione contadina, il “processo” di stampo stalinista cui i giovani “movimentisti” del Pci siciliano - capeggiati da Pancrazio De Pasquale e lo stesso La Torre - vennero sottoposti. Frutto per gran parte di colloqui degli autori con i familiari, questo racconto di un'esistenza straordinaria offre spunti inediti riguardo alla rigorosa, anche dal punto di vista più privato, scelta di vita antimafiosa: La Torre vietò, per esempio ai suoi figli ancora bambini qualunque contatto, anche per una banale partita di calcio, con ambienti mafiosi. Il racconto esce dal binario della ricostruzione storica, per affidarsi alla fantasia, quando rievoca la decisione del summit mafioso di eliminare La Torre, scontando la grande lacuna che una tormentata vicenda giudiziaria ha lasciato: si sa ormai quasi tutto sugli esecutori, ma la platea dei mandanti a volto coperto è rimasta circoscritta ai vertici mafiosi. Un episodio che riguarda questo giornale e chi scrive, richiamato nel libro pur con qualche imprecisione, può dare un’idea degli scenari esterni a Cosa Nostra: qualche giorno prima di una delle manifestazioni contro i missili di Comiso, alla redazione siciliana dell’Unità ricevetti la visita di una coppia di militanti di uno strano gruppuscolo che sarebbe stato implicato quattro anni dopo nell’uccisione del premier socialista e pacifista svedese Olof Palme. I due giovani pronunciarono oscure frasi riguardo a una possibile, sanguinosa provocazione. L’episodio finì nelle settantamila pagine dell’istruttoria del processo La Torre: se ne interessò Giovanni Falcone. Che nei suoi appunti pubblicati postumi lamentava di non aver trovato appoggi tra i dirigenti della Procura palermitana riguardo alle indagini che avrebbe voluto promuovere sulle attività dei servizi segreti (che spiavano e pedinavano Pio fino alla vigilia dell’uccisione) e sulle strane caratteristiche di Gladio in Sicilia. L'UNITA'
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Il coraggio di Paolo Borsellino
di Antonino Di Matteo - 19 luglio 2008*
"Paolo Borsellino era un magistrato che con la passione e il rigore morale che lo contraddistinguevano rappresentava il concretizzarsi del principio costituzionale della "legge uguale per tutti"
Io appartengo a quel gruppo di giovani siciliani che si sono
determinati ad affrontare la dura avventura del concorso in
magistratura negli anni Ottanta, proprio perché affascinati dalla
inebriante brezza, anzi, dal forte vento di pulizia e di ribellione che
era rappresentato dalla esperienza del pool antimafia di Palermo. E
quindi il nome, il lavoro, il carisma di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino rappresentavano già allora per me, ma vi assicuro per molti
altri magistrati che sono anche qui oggi in questa sala, l’ideale punto
di riferimento di un cammino appena intrapreso con la decisione di
dedicare tutte le nostre forze al perseguimento di un sogno, quello di
diventare magistrato.
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Articoli precedenti:
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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