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Antimafia Duemila

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Chi dimentica Pio La Torre PDF Stampa E-mail

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di Vincenzo Vasile - 30 aprile 2008
Peccato che non l’abbia ricordato il primo presidente siciliano del Senato, Schifani, proprio ieri al suo esordio sul più alto scranno di palazzo Madama. E speriamo che lo faccia stamani Fini a Montecitorio.


Oggi, all’avvio della sedicesima legislatura, ricorre, infatti, il ventiseiesimo anniversario dell’assassinio mafioso di Pio La Torre. Che fu siciliano e parlamentare a tutto tondo, il primo e unico deputato che abbia pagato il prezzo della vita al suo impegno contro la mafia. In attesa che qualcuno raccolga e pubblichi i testi completi degli interventi parlamentari e degli scritti di Pio (che dall’opposizione sviluppò per un trentennio la sua presenza nelle istituzioni non solo sul piano di una cocciuta denuncia del nesso tra mafia e politica, ma anche con numerose iniziative legislative), è appena uscita in libreria una preziosa biografia: «Pio La Torre, una storia italiana» di Giuseppe Bascietto e Claudio Camarca, Aliberti editore, euro 16,50. E proprio nei giorni scorsi sono stati resi noti i risultati di un sondaggio tra gli studenti di sessanta scuole siciliane sulla percezione culturale del fenomeno mafioso, promosso dal centro studi e iniziative intitolato a La Torre. Si è molto discusso in questi giorni in Sicilia sui risultati dello studio: il “mafioso” è percepito dai ragazzi siciliani, da un lato, come un individuo “immorale”, ma pur non di meno “competente”, “forte”, “potente” e “attivo”, ancora in grado, dunque, di esercitare un potere di fascinazione sui giovani, così come spesso veicolato dalle fiction televisive. Il 56,1% degli intervistati dichiara di avvertire concretamente la presenza della mafia nella propria città; l'88,6% considera la politica siciliana fortemente compromessa da rapporti con la mafia; il 58,8% ritiene l’arretratezza economica della Sicilia strettamente connessa alla presenza della mafia; il 55,9% non crede che la mafia potrà essere un giorno sconfitta. In sostanza, più della metà del campione esprime un forte pessimismo. Insomma, poteva andare molto peggio, nei giorni in cui il premier ancora “in pectore” mitizzava come un eroe un mafioso pluri-assassino.

A proposito di eroi, coraggioso nella sfida di tutta una vita contro la mafia, eppure minuziosamente pragmatico, e sempre fortemente interessato a mettere in rapporto la tradizione della sinistra con le più nuove generazioni, La Torre pagò con la vita il suo impegno. Il 30 aprile 1982 gli assassini lo freddarono assieme al suo fedele collaboratore Rosario Di Salvo, proprio alla vigilia di due manifestazioni emblematiche che aveva voluto organizzare in contemporanea per la festa dei lavoratori di quell’anno che segnava il suo ritorno alla testa del Pci dell’isola: una manifestazione per la pace a Comiso (epicentro della campagna che aveva tenacemente sostenuto contro l’istallazione di una batteria di missili nucleari) e un’altra a Portella della Ginestra, teatro nel 1947 della prima “strage di stato”, che secondo Pio era stato il frutto non solo dell’alleanza tra mafia e banditismo, ma di una trama internazionale. Il libro di Bascietto e Camarca contribuisce a colmare qualche lacuna della conoscenza soprattutto dei primi passi del lungo itinerario di La Torre: le esperienze nel sindacato, le battaglie per la terra, il carcere sotto ingiuste accuse per una manifestazione contadina, il “processo” di stampo stalinista cui i giovani “movimentisti” del Pci siciliano - capeggiati da Pancrazio De Pasquale e lo stesso La Torre - vennero sottoposti. Frutto per gran parte di colloqui degli autori con i familiari, questo racconto di un'esistenza straordinaria offre spunti inediti riguardo alla rigorosa, anche dal punto di vista più privato, scelta di vita antimafiosa: La Torre vietò, per esempio ai suoi figli ancora bambini qualunque contatto, anche per una banale partita di calcio, con ambienti mafiosi. Il racconto esce dal binario della ricostruzione storica, per affidarsi alla fantasia, quando rievoca la decisione del summit mafioso di eliminare La Torre, scontando la grande lacuna che una tormentata vicenda giudiziaria ha lasciato: si sa ormai quasi tutto sugli esecutori, ma la platea dei mandanti a volto coperto è rimasta circoscritta ai vertici mafiosi. Un episodio che riguarda questo giornale e chi scrive, richiamato nel libro pur con qualche imprecisione, può dare un’idea degli scenari esterni a Cosa Nostra: qualche giorno prima di una delle manifestazioni contro i missili di Comiso, alla redazione siciliana dell’Unità ricevetti la visita di una coppia di militanti di uno strano gruppuscolo che sarebbe stato implicato quattro anni dopo nell’uccisione del premier socialista e pacifista svedese Olof Palme. I due giovani pronunciarono oscure frasi riguardo a una possibile, sanguinosa provocazione. L’episodio finì nelle settantamila pagine dell’istruttoria del processo La Torre: se ne interessò Giovanni Falcone. Che nei suoi appunti pubblicati postumi lamentava di non aver trovato appoggi tra i dirigenti della Procura palermitana riguardo alle indagini che avrebbe voluto promuovere sulle attività dei servizi segreti (che spiavano e pedinavano Pio fino alla vigilia dell’uccisione) e sulle strane caratteristiche di Gladio in Sicilia.

L'UNITA'


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