| Per una CULTURA DELLA LEGALITA’ |
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Premio Rocco Chinnici 2005 Piazza Armerina (EN) 5 novembre 2005. Il premio Rocco Chinnici 2005* ha visto quest’anno la premiazione del nostro direttore, Giorgio Bongiovanni che, insieme ai giornalisti Marco Travaglio, Marco Benanti, all’attrice Sabina Guzzanti, all’associazione Addiopizzo, all’organizzazione Magistratura Democratica e all’artista Bruno Caruso ha ricevuto il premio “destinato ad esponenti della società civile che si sono distinti nella lotta alla criminalità, mafiosa e non, nell’impegno per l’affermazione della legalità”. Marco Benanti, direttore del mensile l’Isola possibile (in allegato al quotidiano il Manifesto www.isolapossibile.it), ha ripercorso brevemente le tappe della sua battaglia legale contro la base americana di Sigonella, rea di averlo licenziato (nel periodo nel quale vi lavorava come precario e contemporaneamente faceva il cronista free-lance di inchieste antimafia) per un suo articolo, scritto molto tempo prima, sulla mafia a Sigonella. Nel ritirare il premio dalle mani di Emanuele Giuliano, fratello di Boris Giuliano, Giorgio Bongiovanni ha iniziato il suo intervento invitando i presenti a non votare i politici colti in flagrante durante “appuntamenti” di lavoro con i mafiosi, accusando la politica di continuare ad appoggiare Cosa Nostra. Un appello che ha gelato le prime file “istituzionali” e ha entusiasmato il pubblico presente che riempiva il teatro. A chiudere l’incontro è salito sul palco Don Luigi Ciotti con un intervento appassionato e profondo, di cui riportiamo ampi stralci, che ha racchiuso il reale significato dell’intera manifestazione. L.B. *organizzato dal 3° Circolo “R. Chinnici” di Piazza Armerina (EN) info 0935/680688 Don Ciotti: “Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma credibili” «…Questa è la società che rischia di preoccuparsi dei giovani ma non di occuparsene. E’ l’unico Paese dell’Unione Europea che non ha un punto di riferimento ministeriale rispetto ai giovani il che non vuol dire far chissà che cosa ma vuol dire scommettere sui giovani. I giovani non sono il nostro futuro, sono soprattutto il nostro presente. (…) Io mi permetto anche di dire a chi sostiene che bisogna riorganizzare la società a partire dai giovani che la società si deve riorganizzare a partire dagli adulti perché a fare la politica è il mondo di adulti, nella chiesa siamo adulti, nella magistratura anche lì pure adulti, nell’amministrazione, nella scuola, nella famiglia, c’è una responsabilità che noi adulti abbiamo: grande! (…) Nessuno può accontentarsi di quello che si sta facendo… com’è possibile che tutti dicono di combattere le mafie, tutti lo dicono e poi le mafie in questi ultimi dieci anni hanno prosperato, cambiando modalità, strategie, creando nuove alleanze? La risposta a questo interrogativo è molto semplice e non è demagogica, non è retorica ma sono i fatti che parlano, la risposta è che non tutti combattono le mafie. (…) Io credo che “per far stare in piedi la casa” non si può focalizzare l’attenzione su alcuni “pilastri” dimenticandosi altri… poi mettendo l’attenzione su altri pilastri della casa dimenticando gli altri ancora… (…) Solo costruendo insieme ognuno con il suo ruolo, i suoi punti, la sua responsabilità. La vostra criminalità è la mafia e la legalità ha bisogno di un’attenzione di continuità e contemporaneità su tutti i “pilastri della casa”, il primo e lo dico con stima, affetto e riconoscenza è il grande lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Quanti hanno pagato dei prezzi immensi! Quanti sforzi, sacrifici e a volte gli strumenti non sono sufficienti! C’è la generosità e l’impegno che non possiamo e non dobbiamo dimenticare di questo primo grande pilastro. Il secondo pilastro è la promozione sociale, sono le politiche sociali, non possiamo più parlare in modo generico di politica ma abbiamo bisogno di parlare al plurale di politiche sociali. La politica ci risponda creando leggi, normative e interventi per dare dignità alle persone; ci dicono che non ci sono soldi, che la coperta è caduta, stretta e corta, allora si facciano delle scelte, ci diano delle priorità se no prendiamo in giro i nostri ragazzi. Che ce ne facciamo del Ponte sullo Stretto di Messina?! Con investimento di denaro sproporzionato… quando poi non ci sono quelle opportunità, oggi, che i nostri ragazzi giustamente gridano: la sanità, l’istruzione, il sostegno alla famiglia. Il terzo pilastro è quello della prevenzione non tanto come difesa dalla droga e dalla mafia, dalle forme di marginalità e di disagio ma come promozione di opportunità… è questa la grande scommessa. Il quarto pilastro è rappresentato dai percorsi educativi con stupendi insegnanti che si inventano di tutto, cercano delle leggi che danno base, danno spinta, danno strumenti, sono importanti. (…) Il quinto pilastro da non dimenticare mai e che deve avere la giusta attenzione con la stessa forza in contemporanea nella continuità, sono le vittime, i familiari. Serve un sostegno non solo nei giorni vicini alla tragedia, al dolore, ma con continuità nel tempo, perché il dolore e la rabbia sarà lunga, comparirà quella ferita tutta la vita… (…) Il sesto pilastro è la confisca dei beni, i mafiosi, la mafia devono restituire e se non restituiscono dobbiamo togliere noi questo maltolto che è sporco di sangue, di violenza, di traffici, di illegalità per restituirlo alla collettività, devono ritornare ad essere beni della gente, nel loro territorio. (…) Certamente la legge ha bisogno di alcune modifiche, ma siamo molto preoccupati… dopo che la società civile aveva raccolto nel 1996 un milione di firme in Italia per avere quella legge. Adesso il nuovo disegno di legge dell’articolo 3 dice che senza limite di tempo, chiunque, ho detto chiunque abbia un interesse giuridicamente riconosciuto può fare ricorso su un bene già confiscato anche destinato, anche magari con una cooperativa che già produce una sua attività… una sua speranza e una sua prospettiva. È un segnale che noi non condividiamo e non ci bastano le parole rassicuranti di mediazione che vengono fatte, abbiamo bisogno di parole chiare, nette. Se nell’assegnazione della confisca ci sono degli errori, sia lo Stato ad intervenire come avviene in altri paesi a risarcire se ci sono degli errori… ma non si deve creare nessuna crepatura anche nel linguaggio all’interno delle leggi per quello che noi viviamo. Il settimo pilastro a fianco della confisca è il ruolo dell’informazione. E’ importante dare un’informazione che scavi nella verità ed è bello che sia stato premiato oggi al di là del mondo della comunicazione, del teatro, l’incisività… quel modo di essere di sottolineare, di rappresentare… E ANTIMAFIADuemila…, che per me sono amici, cercano di portare un loro contributo nella ricerca della verità… Abbiamo bisogno di verità e di un mondo dell’informazione che non sia presente solo all’indomani di grandi tragedie del nostro Paese ma che abbia una continuità per aiutare a far crescere nelle persone il grado di coscienza e di consapevolezza di questi problemi. Non è vero che la mafia in questi anni è stata silenziosa. Ufficialmente negli ultimi dieci anni (il dato è al 21 marzo del 2005, tra poco avremo il secondo dato), la mafia ha fatto una guerra con oltre 2500 morti, tra questi, con la morte di Francesco Fortugno, 155 vittime innocenti, tra cui 37 ragazzi, bambini uccisi. L’informazione ha quindi un ruolo molto importante, abbiamo dei bravissimi giornalisti, uomini e donne che si impegnano anche lì alcuni di loro hanno perso la vita per cercare in profondità la verità per documentarla e per donarla nella ricerca di quella dimensione e di attenzione alla gente… a tutti gli altri. L’ottavo pilastro è rappresentato dalle famiglie di chi si è macchiato di un crimine, le famiglie dei mafiosi, quei bambini sono bambini… bisogna creare proprio quell’attenzione nei confronti delle persone anche lì, perché è molto importante… dando una mano anche ai testimoni di giustizia per offrire delle opportunità, per offrire veramente degli spazi concretamente diversi. Rosaria Schifani (la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone Vito Schifani ndr) ci ha scritto una lettera molto amara di cui ve ne leggero una parte, una parte che viene dalla pancia, dalle viscere, dalla testa, dal cuore di una ragazza generosa: “Il nostro compito è quello di dare l’esempio di legalità e giustizia, il passato ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni perché il passato è storia ma soprattutto quello che è successo ha sconvolto le nostre vite e i progetti, possono essere una fase di rinascita ricordando insieme i nostri cari compie un atto di carità e di amore. Quello che vi chiedo come cristiana e come cittadina è di far capire tutto ciò all’istituzione che ci governa con legalità e giustizia, che ci diano un esempio, che ci guidino verso questo lungo e tortuoso cammino, un abbraccio. Rosaria Schifani”. Ma sono importanti anche le parole stupende di un giovane magistrato, Rosario Livatino anche lui ammazzato… quando scrisse: “Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma credibili”. Queste parole hanno una profondità, per me come sacerdote… nella fragilità, nei limiti… penso alla chiesa, penso ai cristiani, penso a tutte quelle volte che riempiamo magari la chiesa e diciamo “ascoltaci o Signore” “preghiamo per la pace… per la legalità…”. Non basta… non basta! Dobbiamo saldare di più la terra con il cielo, dobbiamo essere più coerenti, più credibili dare continuità alle nostre scelte e al nostro impegno! Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma credibili! (…) Auguro anche a voi due cose, la prima di essere analfabeti che nessuno di noi si senta mai a posto, mai arrivato, che il dubbio ci raggiunga sempre, che nessuno pensi di aver capito tutto… Abbiamo l’umiltà! Dobbiamo averla di leggere sempre, di informarci sempre, di metterci in gioco sempre lo dico per me e lo auguro anche a voi. Il secondo augurio è quello del diritto alla rabbia, quella che ho sentito questa mattina in tante parole e in tanti gesti. Il diritto alla rabbia, il diritto alla rabbia… sapete che nell’Antico Testamento era l’ira di Dio, l’ira dei poveri, l’ira dei giusti… La rabbia è un sentimento umano, un sentimento del cuore, la rabbia vi permette di agire e di reagire… Io vi auguro il diritto alla rabbia che vuol dire la ricerca della verità, che vuol dire l’indignazione vera, che vuol dire anche il “progetto”, che vuol dire anche “distinguere” per non “confondere”. Una rabbia sana che non vuol dire vivere da arrabbiati ma arrabbiarsi non dimenticando… Io ripeto sempre le cose positive che ci sono… ma anche il coraggio di mettere in evidenza le cose che non vanno bene! Io vi auguro quindi il diritto alla rabbia a me e a voi perché la rabbia per me è soprattutto un atto d’amore, ci si arrabbia per le cose che si hanno e noi amiamo quelle persone che hanno perso la vita per costruire legalità, giustizia e diritti… Noi amiamo chi oggi si impegna, amiamo i giovani, ma vogliamo un segno d’amore… sentire di più, come adulti, la nostra quota di responsabilità… con la stima e la riconoscenza per chi nella politica, nell’istruzione, nella società civile di più si sporca le mani…”. Agenda della legalità ‘05/’06 “Guai a convincersi che è inutile fare il proprio dovere e rispettare le leggi, anche quelle che ci paiono ingiuste, perché tanto non serve a nulla, tutto rimane immobile e le persone oneste continuano a costituire l’eccezione. La società che verrà sarà sicuramente migliore di quella attuale che, peraltro, si distingue da quella che ha vissuto da giovane mio padre, il quale si è sempre professato ottimista, vedendo nei giovani un’attenzione verso la criminalità organizzata ben diversa da quella che amò definire “colpevole indifferenza” che lui mantenne sino ai quarantenni….”. Sono le parole di Manfredi Borsellino, figlio del giudice assassinato da Cosa Nostra 13 anni fa, attualmente commissario di Polizia a Palermo, tratte dal suo scritto contenuto nell’Agenda della Legalità promossa dalla città di Alcamo (TP). Un vero e proprio diario scolastico con tanto di vignette, curiosità e spunti di riflessione firmati fra gli altri da Andrea Camilleri e Pietro Grasso. Da non perdere! Per maggiori informazioni: Comune di Alcamo tel. 0924/590318 Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Jovanotti in Calabria Cinquanta mila spettatori a Cosenza la sera del 31 dicembre, quaranta mila il giorno dopo a Locri, questi sono stati i grandi numeri dell’operazione “Jovanotti” in Calabria, iniziativa che ha visto il cantante protagonista di due grandi concerti pensati all’indomani dell’omicidio Fortugno. Dopo le manifestazioni dei giovani della locride, gli impegni presi dagli amministratori locali e l’arrivo a Reggio del super Prefetto De Sena, il Presidente del Consiglio regionale voleva infatti caratterizzare la fine e l’inizio dell’anno con un grande evento di pace e di cultura, da qui l’idea di coinvolgere un grande cantante che potesse sposare la causa antimafia e che riuscisse a lanciare attraverso la musica un messaggio di speranza. Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) sembra non se lo sia fatto ripetere due volte, evidentemente la voglia di capire cos’è la Calabria e la locride e soprattutto abbracciare i giovani che sono scesi in piazza per lottare contro la ‘ndrangheta sia stata più forte di qualsiasi altro impegno e più ricco di qualsiasi cachet. Il “Lorenzo tour”, una macchina organizzativa composta da più di trenta tir e circa cento persone, è arrivata a Cosenza e a Locri in maniera praticamente gratuita avendo Jovanotti rinunziato al suo compenso. Durante la notte del 31, a Cosenza, l’esibizione è stata aperta con una delegazione dei giovani della locride che, accompagnati sull’imponente palco dall’artista romano, hanno parlato dell’altra Calabria, quella che sta all’estremità della penisola, il cosiddetto “basso ionio reggino”, la parte più povera, arretrata e violenta d’Italia. La folla ha accolto con un’ovazione le parole dei ragazzi e poi ha continuato a ballare per le oltre due ore di spettacolo. Il giorno dopo il circo musicale è sceso giù a Locri, in una piazza che difficilmente rivedrà una struttura così imponente… che l’evento fosse speciale lo si sapeva già, ma quando la lunga fila di autoarticolati è entrata in paese e si è iniziato a montare il maxi palco si è avuta la sensazione quasi della irripetibilità della serata. Prima del concerto Lorenzo Cherubini ha voluto incontrare la vedova Fortugno e i ragazzi della locride; un incontro intimo in cui il cantante ha fatto trasparire una sensibilità e una vicinanza del tutto inaspettata. La ‘ndrangheta sembra esser diventata per l’artista una nuova guerra da combattere: dopo aver stigmatizzato l’intervento militare in Afganistan con la canzone “Il mio nome è mai più”, il concerto di Locri sembra segnare un’ulteriore presa di posizione del romano, questa volta però il nemico non sono gli Usa e il ricco occidente ma la lupara e le ‘ndrine. Lo spettacolo è stato seguito da più di quaranta mila persone, e quando Jovanotti è salito sul palco accompagnando un portavoce dei giovani della Locride, Antonio Esposito un liceale di appena 16 anni, la piazza è realmente scoppiata: grida, cori, striscioni, tutto per salutare, ringraziare e comunicare con l’icona musicale di una generazione. Il giovane studente ha aperto il concerto leggendo la lettera che la vedova Fortugno ha voluto scrivere ai calabresi, il tutto sotto lo sguardo attento del cantante che ha poi detto di considerare le manifestazioni dei giovani della locride “la cosa più significativa degli ultimi anni e con questa consapevolezza”- ha spiegato Jovanotti- “ho scelto di scendere in Calabria gratuitamente, anzi sono venuto a ringraziarvi per la nuova speranza che siete riusciti a trasmettere”. Iniziata la musica sono trascorse più di tre ore di spettacolo, un grande spettacolo ma soprattutto un grande abbraccio tra il protagonista assoluto del palcoscenico e i quarantamila di Locri. Prima di concludere l’evento, senza per altro sottrarsi ad una irrefrenabile tarantella suonata dal bravissimo gruppo locale “Quartaumentata”, Lorenzo Cherubini ha voluto leggere l’ultimo discorso pronunziato da Franco Fortugno ai giovani: "…tutta la società civile, senza distinzione di appartenenza politica, e' chiamata a svolgere quel ruolo fondamentale di sostegno e di vigilanza, che non faccia avvertire quell'insopportabile senso di solitudine che può spingere all'abbandono. Ogni colpo inferto alle istituzioni colpisce tutti noi e sarebbe un errore gravissimo pensare che non sia così. Nessuno può chiamarsi fuori dalla battaglia contro la criminalità organizzata." (16.05.05). Prima di andare via Jovanotti ha fatto una promessa agli spettatori: “io oggi sono con voi e domani tornerò, basterà fare un fischio..”, per tutta risposta una marea di fischi si è sollevata dalla piazza, forse i primi fischi di speranza rivolti ad un cantante. Francesco Leone APPELLO PER UN’ALTRA TV E’ partita domenica 15 gennaio, con la presentazione ufficiale al teatro romano “Ambra Jovinelli”, la raccolta firme per un’iniziativa di legge popolare presentata dal comitato “Per un’altra TV”, presieduto dalla senatrice dei Verdi Tana De Zulueta, in collaborazione con Giulietto Chiesa, Edoardo Ferrario, Michele Gambino, Sabina Guzzanti, Marco Travaglio, Giovanni Valentini, Udo Gumpel, Curzio Maltese, Maria Cuffaro e Alberto Gambino. La proposta, che ha già visto l’adesione di importanti nomi del mondo della cultura e dello spettacolo, si pone come obiettivo quello di sottrarre la Rai all’ingerenza del potere politico per dare all’Italia un servizio pubblico al servizio dei cittadini. Un primo passo per liberarci dalla censura e per restituire la dignità e la libertà a un’informazione attualmente soffocata dal duopolio Rai-Mediaset. Per aderire all’iniziativa, che anche noi di ANTIMAFIADuemila appoggiamo e sosteniamo, visitate il sito internet www.perunaltratv.it. ANTIMAFIADuemila N°47 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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