| Libera la terra |
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Un’analisi del progetto di riforma sulla confisca dei beni di Antonino Recupero In data 25.11.2005, presso l’Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche di Catania, è stato analizzato il progetto di riforma alla legge 109/1996 sulla Confisca patrimoniale dei beni alla mafia. Il dibattito, introdotto dal Coordinatore provinciale di Libera Dario Montana, all’esito degli interventi della Prof.ssa Anna Maria Maugeri, del Procuratore Mariuccia e del rappresentante di LiberaTerra Marco Omar, ha incontrato l’apprezzamento del pubblico presente che ne ha rinfocolato i contorni tematici intorno al rapporto tra, da un lato, l’esigenza della garanzia dei diritti dei confiscandi e, dall’altro, quella di un’adeguata politica criminale invocata a più riprese dall’uditorio. È prioritario tentare di capire, intorno al disegno di legge delega, quali siano i punti controversi, e quali le critiche da cui prendono le mosse i suggerimenti di Libera; l’associazione che, con fermezza, in questi anni ha affrontato in prima linea il problema della gestione concreta dei beni confiscati ai mafiosi. E che, per prima, si scontra con le difficoltà che contraddistinguono questo terreno ad alta densità di pericolosità. La legge 109/96 aveva introdotto l’utilizzo per fini sociali dei beni confiscati alla mafia. Si trovava in perfetta sintonia con l’azione coraggiosa innestata dall’On. Pio La Torre nel promuovere una normativa che, espressamente, aveva previsto l’incriminazione per Associazione Mafiosa e, nella fattispecie, la possibilità di confiscare il patrimonio dei mafiosi in modo da eliminare le colonne portanti del potere dei boss, economico, finanziario e (principalmente) territoriale. Soltanto privandoli del frutto delle loro attività illecite davvero si poteva pensare di annullare gran parte della potenza della criminalità organizzata. L’aveva intuito Pio La Torre, lo Stato no. Solo con la morte di un ulteriore uomo di Stato (Dalla Chiesa), il Parlamento, con la spinta dell’On. V.Rognoni (oggi vicepresidente del CSM), approntò una normativa finalmente decisa nella lotta alla mafia: la legge 646/82. Da allora, le forze di repressione (di P.S. e della Magistratura) poterono finalmente agire, e non solo reagire, alla tracotanza mafiosa. Nasceva in tal maniera lo strumento che era mancato nelle grandi indagini dei decenni passati. La legge 109/96 ha sopperito ad un difetto della normativa sulla confisca già contemplata nella l.646/82. Praticamente, il bene una volta sequestrato e, poi, confiscato (ad es. un fondo agricolo, un immobile urbano ecc…) non veniva acquisito da nessuno. E come si può immaginare, d’altra parte, in Sicilia, un agricoltore che acquisti un bene di cui sappia essere appartenuto ad un mafioso, verosimilmente conosciuto, perché magari ne era stato limitrofo? In sostanza il bene rimaneva inutilizzato, e improduttivo. Così l’intervento del Legislatore, nel ’96, fu salutare per l’effettività della normativa sulla confisca, con l’obiettivo, non solo, di togliere quel potere al mafioso, ma soprattutto di rendere possibile una sorta di restituzione ai cittadini del maltolto. Rendere funzionale un bene a vantaggio, e non più a danno, della collettività con la previsione di un uso sociale (per opera ad es. di cooperative) o statale (ospitando Caserme, Scuole ecc…). Con ciò non si vuole discreditare chi sta provvedendo a modificare la legge 109/96. Nondimeno è utile capire se, nelle more del varo legislativo, si stia operando con la consapevolezza che il tutto possa avere degli effetti deleteri, a detrimento appunto dei risultati incoraggianti perseguiti in questi anni. Sull’argomento esistono, nei profondi cassetti degli scranni parlamentari, alcuni progetti frutto del lavoro di illustri ‘tecnici’, che poco hanno a che spartire con quello attuale oggetto di studio del Parlamento, c.d. progetto Fragalà. Ci si riferisce alle prospettive di riforma avanzate dal Fiandaca e a quelle di Giavannella. Il panorama delle novità dovrebbe invero presentarsi come un miglioramento della normativa precedente e non come mezzo che, per gli addetti ai lavori, permetterebbe la possibilità che i beni possano tornare in mano ai mafiosi, anche indirettamente, Il progetto di riforma, oltre ad alcuni spunti interessanti, tralascia altre questioni meritevoli di attenzione non toccati dalla 109/96. Ad esempio lo Stato non ha una banca dati dei beni confiscati, tanto è che a talune lacune legislative ha dovuto supplire la giurisprudenza di merito e di legittimità (ad es. il trattamento dell’acquirente in buona fede di un bene, ignaro che questo sia oggetto di sequestro e confisca). Il problema è che la riforma in esame potrebbe codificare quanto dalla prassi giurisdizionale è stato accennato in questi anni; invece no, non si intende proseguire in questa direzione, quanto piuttosto coniare nuovi scenari che rischiano di vanificare i risultati acquisiti finora. In più, viene denunciato il mancato ascolto dell’esperienza insita nei lavori della Commissione Parlamentare Antimafia, nonostante Libera abbia più volte richiamato l’attenzione sul fatto che, proprio per questi motivi, la riforma abbozzata è in rapporto di discontinuità con la legge 109/96, e con la stessa l.646/82. Perplessità verso il Progetto Fragalà è stata avanzata anche dal Dott. Pier Luigi Vigna (ex PNA), e dallo stesso Dott. Piero Grasso (l’attuale PNA), dalla DNA, dai magistrati, dall’opposizione parlamentare cui si è aggiunta la sensibilità di ‘fronde’ della maggioranza. Si riscontra questa mancata coordinazione anche nell’aver, questo Governo, soppresso la figura del Commissario straordinario che fino al 2003 si era occupato della assegnazione-gestione della confisca. La riforma, incomprensibilmente, eliminando una competenza della magistratura, assegna questo difficile compito all’agente locale del demanio. L’idea, pur interessante perché abbrevia i tempi del procedimento nell’assegnazione, peraltro presta il fianco alla critica. Da sempre l’esperienza nella lotta alla mafia insegna che il boss non deve avere un obiettivo umano contro cui agire; l’agente, a parte i problemi di carattere contabile, dovrebbe affrontare il problema della propria incolumità nello svolgimento del proprio lavoro, e recenti indagini a Trapani giustificano questa paura. Per non parlare della ventilata proposta di proporre rimedi nuovi come la possibilità di revisione dei procedimenti di confisca. Per inciso, tutto ciò comporterebbe la scomparsa di Libera, come Marco Omar ha modestamente rilevato. Infine, in una prospettiva di seria riforma si potrebbe prevedere, fuori dai casi ex art328c.p., la possibilità che la confisca dei beni per uso sociale venga estesa anche ai corrotti. E ancora, cercare di attenuare la rigidità, quanto meno nell’adottare le misure di prevenzione patrimoniale, del principio del ‘giudice pienamente convinto’. È imbarazzante infatti che in Italia, a differenza che in altri Stati europei che non hanno la nostra stessa emergenza socio-criminale, per applicare queste misure occorra un così alto grado di certezza. La Corte Europea, invero ha ammesso che di fronte a queste emergenze deroghe ai diritti siano permesse, purché rimanga invalicabile il diritto di difendersi. In Europa! Antonino Recupero box1 Bagheria: Pippo Cipriani ed altri assessori abbandonano la giunta Fricano Pubblichiamo il comunicato scritto dal Circolo “P. Speciale” in quanto abbiamo condiviso lo spirito che ha animato l’assessore alla legalità Pippo Cipriani (dal momento che ha messo al servizio della città di Bagheria la sua esperienza antimafiosa come sindaco di Corleone) nell’intraprendere tutte le iniziative legate alla confisca dei beni mafiosi e alla nuova valorizzazione del territorio. Condividiamo altresì la scelta di Cipriani e degli altri assessori di uscire dalla giunta di Pino Fricano (in mancanza delle sue dimissioni) fin quando non sia chiarita con la giustizia la posizione dell’attuale sindaco di Bagheria. Allo stesso modo è fondamentale che il percorso di legalità iniziato a Bagheria non venga interrotto, per questo motivo pubblichiamo la “tabella della legalità” (che ci è stata inviata come inserzione a pagamento prima che scoppiasse il “caso Fricano”) auspicando che simili attività e simili progetti possano aumentare e radicarsi nel territorio per essere le fondamenta di una nuova coscienza popolare. E’ doveroso spiegare le motivazioni alla base delle dimissioni degli assessori dei Democratici di Sinistra e della Margherita e il conseguente ritiro dell’appoggio alla Giunta Fricano. La scelta effettuata quattro anni fa, com’è noto, grazie ad un accordo politico con la Lista Civica Progetto per Bagheria, ha determinato la sconfitta della Casa della Libertà. Alla base di quest’accordo era la necessità di determinare una svolta nella nostra Città, ma soprattutto ricompattare le forze del centrosinistra, che si erano presentate separate alle Amministrative. Il percorso non è stato semplice né facile, non sono mancati tensioni, incomprensioni, differenze sulle prospettive politiche ( a tal proposito giova ricordare che nel lontano 2004 la delegazione DS- Margherita si era sospesa dal partecipare ai lavori di giunta). Pur in presenza di questi elementi di tensione alcuni obiettivi sono stati raggiunti: i servizi alle persone sono stati implementati ( un terzo asilo nido, più servizi alle fasce più deboli, un nuovo modello d’erogazione d’assistenza agli anziani, mantenimento di servizi ai portatori di handicap, un secondo Centro diurno per anziani), stabilizzazione di 220 precari e avvio di concorsi interni per i dipendenti comunali, la presenza del DAMS nella nostra Città importante per dare una possibilità di sviluppo nel settore culturale, utilizzazione fondi URBAN per rifacimento di prospetti- piazze, la nuova sede del Mercatino rionale, una Città più pulita ma soprattutto una nuova e diversa politica di contrasto al fenomeno mafioso, che ha fatto sì che Bagheria diventasse, in positivo, un punto di riferimento per altri Comuni. Questa svolta si è determinata con la nomina di Pippo Cipriani prima a Consulente, a titolo gratuito, ai Beni confiscati e dopo , su indicazione congiunta dei DS e Margherita, ad Assessore alla Legalità. Si è avviato un percorso in una realtà difficile che ha prodotto risultati positivi. La costituzione di parte civile nei processi di mafia, l’eliminazione delle ditte che avevano pagato il pizzo al racket mafioso dalle gare bandite dal Comune, la collaborazione con le Scuole per l’affermazione anche tra i giovani dei principi della Legalità, l’utilizzo dei beni confiscati ha determinato un clima diverso e nuovo, che ha permesso che fossero anche conosciuti elementi positivi utili per l’affrancamento dallo stereotipo Bagheria= mafia. Ciò è stato testimoniato dalla presenza alle varie iniziative proposte da Cipriani, condivise dall’intera Giunta, dalla partecipazione a queste iniziative di scolaresche cittadine e anche dalle iniziative intraprese dalla Sinistra Giovanile di Bagheria ( vedasi l’impegno per la diffusione del manifesto su Bernardo Provenzano). Accanto a questioni squisitamente politiche però in diverse occasioni questa comunità ha dibattuto sul peso condizionante del potere mafioso e sui rapporti tra mafia- imprenditoria e politica. L’ atteggiamento tenuto dai D.S. e della Sinistra Giovanile è stato sempre quello di difendere le Istituzioni democratiche da questi condizionamenti, consapevoli che era ed è imperativo stare dalla parte dello Stato. Questa posizione ci ha portato ad invitare coloro i quali avevano avuto rapporti con ambienti mafiosi a dimettersi dal loro incarico ( vedasi nella vicenda di due consiglieri comunali Rotondo e Giammanco). Le ultime notizie di stampa ( iscrizione nel registro degli indagati del Sindaco e di consiglieri di maggioranza e di minoranza eletti dalle cosche mafiose) hanno appesantito il clima politico. Si è ritenuto a questo punto che fosse necessario e imperativo difendere la nostra Città, poiché lo stillicidio d’ulteriori notizie su rapporti tra mondo politico e settori mafiosi avrebbero determinato un corto circuito istituzionale e democratico, avrebbero rallentato l’azione amministrativa, creando un clima di sospetto. Per questo motivo e per coerenza con le posizioni assunte in altre occasioni si sono chieste le dimissioni del Sindaco e proposto, un attimo dopo, le dimissioni del Consiglio comunale per potere votare alla prima tornata elettorale utile ( vale a dire giugno di quest’anno) e dare, quindi, la possibilità ai bagheresi di scegliere nuovi amministratori. E’ necessario dare serenità alla nostra comunità e soprattutto non possiamo bloccare un percorso di legalità che si stava faticosamente affermando, perché non vi può essere sviluppo senza la legalità. Non è, quindi, una fuga dalle responsabilità, né si tratta di una decisione affrettata o immotivata ma una proposta responsabile per difendere questa Città. E’ necessario riprendere un percorso politico di centrosinistra che partendo dalle primarie e da un programma condiviso si possa ricostruire anche nella nostra Città l’Unione. Bagheria, lì 31/1/2006 Il Segretario del Circolo “P. Speciale” (Bagheria) Il Segretario della Sezione Fabrizio Maggiore Nicolò Tarantino ANTIMAFIADuemila N°47 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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