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Nuove minacce al sindaco di Gela che continua nella sua battaglia di legalità
a cura di Lorenzo Baldo e Riccardo Castagneri
Gela. Altre due lettere anonime sono arrivate sul tavolo del sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Minacce e intimidazioni recapitate nelle ultime settimane di cui si è venuti a conoscenza lo scorso 10 maggio. L’anonimo, insieme a Crocetta, ha preso di mira l’on. Giuseppe Lumia, Raimondo Genco, presidente del tribunale di Gela, e Angelo Ventura, procuratore della Repubblica. Si tratta di una lettera dai toni deliranti, nella quale si esortano le forze dell’ordine a schierarsi con il popolo, che “da un momento all’altro potrebbe insorgere” contro le “caste prevalenti”. L’altra missiva riporta fatti di mafia degli anni di fuoco, dell’inizio del ‘90, e cita nomi, cognomi e soprannomi di personaggi implicati e collegati, in un modo o nell’altro, con l’indotto del petrolchimico, recentemente oggetto di un’inchiesta giudiziaria. La lettera fa anche riferimento al candidato gelese per le prossime elezioni regionali, Emanuele Scicolone, ex dirigente sindacale e dipendente di un’impresa appaltatrice, uscito dai Ds per passare con il Pdci (il partito del sindaco Crocetta) alla vigilia della presentazione delle liste. Un suo volantino, strappato in due, è stato messo nella stessa corrispondenza e spedito dallo sconosciuto mittente al sindaco siciliano. Crocetta ha consegnato le lettere alla Dda e ha chiesto al prefetto di Caltanissetta di convocare con urgenza il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Con la determinazione che lo contraddistingue Rosario Crocetta ha riferito di non avere alcuna intenzione di rallentare le attività e i progetti di legalità iniziati sin dal suo insediamento alla carica di sindaco. La sua preoccupazione, semmai, riguarda il silenzio politico che si è venuto a creare nonostante queste ulteriori minacce. Silenzio che investe anche la sua parte politica storicamente in prima linea contro la mafia. Ma dove è andata a finire quella forza? Si preferisce forse l’antimafia del giorno dopo, quella delle commemorazioni per le nuove vittime di mafia? Ci auguriamo di no, perché se a seguito di questo disinteresse politico dovessero verificarsi nuovi eventi luttuosi non accetteremo più le lacrime di coccodrillo della destra e soprattutto della sinistra.
Lorenzo Baldo
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Il sindaco di Gela
licenzia la moglie di un boss mafioso
Ancora un segnale importante da parte di Saro Crocetta, sindaco antimafia per antonomasia. Scorrendo i nomi delle persone che erano state assunte dal comune di Gela, nell’ambito del programma sociale “Reddito Minimo di Inserimento”, provvedimento che l’amministrazione comunale ha adottato per garantire un lavoro alle persone bisognose, il primo cittadino ha scorso il nome di Virginia Di Fede.
La signora in questione è la moglie di un boss di Cosa Nostra, il latitante Alessandro Davide Emmanuello. Saro Crocetta ha quindi contattato immediatamente la Questura da cui ha appreso che “la Di Fede Virginia non versa in stato di indigenza”, abita con i suoceri e la famiglia possiede immobili ed auto di lusso, oltre a godere di rendite importanti. Non bastasse, il sindaco ha scoperto che la donna non esercitava nemmeno le mansioni che le erano state assegnate all’assunzione, vale a dire l’assistenza agli anziani, ma aveva ottenuto un incarico all’Ecologia. “Non potevo trascurare l’ipotesi di possibili infiltrazioni mafiose” spiega Crocetta.
Immediati i provvedimenti: licenziamento per Virginia Di Fede in Emmanuello e trasferimento per i dirigenti “distratti”. A Salvatore Di Giacomo è stata revocata la delega ai Lavori Pubblici. Ugo Liardi, dirottato dal settore Affari del personale, è stato trasferito alla Polizia Urbana, dove dovrà sottostare alle decisioni del comandante del corpo. In una conferenza stampa, indetta insieme all’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, il coraggioso sindaco si è detto dispiaciuto perché “i provvedimenti che io stesso avevo revocato, proprio per allontanare alcuni personaggi dalla pubblica amministrazione, sono stati ripristinati a mia insaputa”.
Crocetta ha poi scherzato sulla sua vita blindata. Gli hanno assegnato un’altra scorta “la mafia dovrebbe denunciarmi per mobbing, per quanto le ho fatto passare negli ultimi tre anni. Devo vivere blindato, ma la libertà interiore vale più di qualsiasi libertà personale”. Alla domanda se si senta sostenuto dalle Istituzioni, Saro Crocetta ha risposto: “C’è molto impegno da parte delle forze dell’ordine, della Procura distrettuale antimafia ed anche la Prefettura ci è molto vicina. Ma ci vorrebbe soprattutto una precisa volontà, una riforma politica. Basta connivenze, le mafie si combattono ogni giorno, altrimenti come ripeto sovente, il passato ci insegue ed è sempre in agguato”.
Riccardo Castagneri
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Appalti a Gela
Intensificando le indagini per le ricerche del boss di cosa nostra Alessandro Daniele Emmanuello, la Procura di Caltanissetta è riuscita ad individuare il reggente della famiglia omonima, Crocifisso Smorta, il gestore delle finanze mafiose, Emanuele Sciascia e i postini incaricati di comunicare agli affiliati gli ordini dei capimafia detenuti in carcere.
Emmanuello, il cui nome compare nell’elenco dei trenta ricercati più pericolosi del Paese, aveva, come uomo di sua completa fiducia lo Smorta, il quale, una volta tornato in libertà, nel gennaio 2005, avrebbe ripreso la guida del sodalizio criminale gelese curandone l’aspetto militare ed economico. Emanuele Sciascia, che divideva la cella con Smorta, conoscitore della realtà economica di Gela, sarebbe l’amministratore che si sarebbe occupato di curare gli interessi dell’organizzazione, riciclando il denaro del gruppo attraverso la gestione di alcune aziende: “Gela gas srl” e “N&M sr”. Queste aziende, aggiudicandosi la quasi totalità delle commesse del petrolchimico di Gela, ovviamente grazie alle pressioni operate da Cosa Nostra, operavano dell’indotto della raffineria praticamente in regime di monopolio. Attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, i carabinieri hanno ricostruito i messaggi in entrata ed in uscita dal carcere. Crocifisso Smorta veniva messo al corrente delle novità dal cugino, Emanuele Nastasi, ne discuteva con Sciascia, compagno di cella, e quest’ultimo comunicava al clan le decisioni adottate attraverso i colloqui con il fratello Filippo. Il Gip Giovambattista Tona, su richiesta del Procuratore aggiunto di Catanissetta, Renato Di Natale e del magistrato della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino, ha emesso ordini di custodia cautelare in carcere, oltre che per le quattro persone già nominate, anche nei confronti di Loredana Cauchi e di Nicola Ingargiola.
Riccardo Castagneri
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“Io ci credo” Gela, città della legalità
Lo scorso 26 aprile è stato presentato a Gela il libro “Io ci credo” scritto da Rosario Crocetta insieme al giornalista Sergio Nigrelli (Diple Edizioni 12 www.dipleedizioni.it). Riportiamo alcuni stralci della prefazione che racchiude la bellezza e il coraggio di questo volume.
“È bello pensare che sindaci e pubblici amministratori di spessore umano e morale non siano mai lasciati soli, anzi siano sempre più circondati da persone sane, oneste, soprattutto giovani motivati e partecipi. È bello battersi contro l’arroganza, l’indifferenza, la complicità. Genitori fieri di poter dare un futuro ai propri figli e, come affermava il giudice Antonino Caponnetto, che possano vivere e sentire il profumo della libertà e su questi principi, sul rispetto della dignità della persona umana, continuare poi ad essere sentinelle del proprio futuro. Questi sono i presupposti per sconfiggere la mafia, minandone le fondamenta, e creare le premesse per un benessere economico e culturale che sia privilegio non di pochi, ma di tutta la comunità.
Sono felice di aver conosciuto Saro e sono ancora più compiaciuta che da questa amicizia sia nata una collaborazione fattiva e costante che vede la Fondazione e il Sindaco Rosario Crocetta impegnati nel fare attecchire il rispetto delle regole prima di tutto nei giovani delle scuole di Gela e poi proseguita con un proficuo rapporto in varie città d’Italia. “Io ci credo” è il sogno straordinario che Saro vuole realizzare per i suoi cittadini: ciò sarà possibile esclusivamente se la sua gente non lo lascerà solo e lo sosterrà con lo stesso suo entusiasmo, amore per la propria città e rispetto per la legalità finalizzati al risveglio degli animi e alla rinascita di Gela e di questa martoriata terra di Sicilia”.
Elisabetta Caponnetto
“Crocetta crede nella riforma della politica. Che si fa lavoro di studio, di conoscenza, di radicamento sociale e di cultura di governo. Questo lavoro lui lo matura a Gela, la città dalle mille contraddizioni. Gela, la comunità dove modernità e arretratezza, ingiustizie e speranze vivono e si confondono giorno per giorno. Il sindaco Crocetta ha spezzato il meccanismo dell’adagiarsi, del convivere con la contraddittoria Gela. Gela adesso vuole sciogliere, a favore della sua parte positiva, i dubbi e i limiti. La Gela del cambiamento adesso ha un ancoraggio forte e l’indicazione di un cammino che vale la pena di percorrere fino in fondo..
Non è un impegno provinciale, localistico, ma è un amore per il territorio che si fa anche sguardo aperto al Mediterraneo e al mondo. Lo slogan tante volte gridato da centinaia di migliaia di giovani nelle nostre piazze, agire locale e pensare globale, si attaglia perfettamente alla vita politica che a Gela comincia a maturare. La Gela del risanamento dei quartieri, la Gela della tutela dei diritti, la Gela dello sviluppo industriale eco-sostenibile – dove finalmente l’Eni diventa uno spazio produttivo di legalità e di sviluppo - hanno finalmente un punto di riferimento forte che gli può dare voce e rappresentanza. Così, i disoccupati non sono più soli, gli operai e le straordinarie battaglie del movimento sindacale hanno un alleato in più, le parrocchie possono contare su un interlocutore istituzionale serio e autorevole, gli imprenditori possono denunciare, fare antiracket e, finalmente, liberamente impresa. Ma tutto questo s’imbatte con l’“io ci credo” decisivo. Quello di non piegare la testa di fronte alla presenza mafiosa”.
Giuseppe Lumia
ANTIMAFIADuemila N°48
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