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Siamo complici di un crimine PDF Stampa E-mail

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di Vittorio Malagutti - 25 aprile 2008
Colloquio con Jean Ziegler. "La lotta alla fame nel mondo è un fiasco colossale".


 
È deluso Jean Ziegler. A fine aprile il sociologo svizzero, autore di pamphlet contro i mali della globalizzazione come il recente 'L'impero della vergogna', rimetterà, il mandato di inviato speciale delle Nazioni Unite per la crisi alimentare mondiale. E dopo quattro anni di lavoro non può fare a meno di denunciare quelli che lui non esita a definire "crimini contro l'umanità". E cioè gli incentivi pubblici ai biocarburanti e la speculazione finanziaria che amplifica i rialzi dei prezzi alimentari.
Un rapporto della Banca mondiale prevede che i prezzi agricoli non diminuiranno almeno fino al 2015. È d'accordo? E nel frattempo, come si può affrontare il problema?
"Mi sembra chiaro che la corsa dei prezzi non rallenterà ancora per un lungo periodo. Vanno adottate al più presto alcune misure di emergenza. Tanto per cominciare, la comunità internazionale dovrebbe al più presto dichiarare una moratoria mondiale di cinque anni sui biocarburanti. Bisogna inoltre imporre nuove regole per bloccare la speculazione sulle materie prime agricole. Gli hedge fund devono smetterla di speculare su questi prodotti".
In che modo la produzione di biocarburanti contribuisce ad alimentare le tensioni sui prezzi internazionali dei prodotti agricoli?
"I biocarburanti destabilizzano i mercati mondiali. I governi dovrebbero vietare la produzione di benzine alternative ottenute da materie prime alimentari come il mais o la soia. Altrimenti la fame nel mondo aumenterà".
Perché?
"Faccio due esempi. Per rispettare l'obiettivo di coprire entro il 2020 il 10 per cento del fabbisogno europeo di benzina con il bioetanolo, l'Unione europea sarà costretta a produrre questi carburanti in Africa, aumentando i problemi di alimentazione di quei Paesi. Quando gli Stati Uniti, grazie a 6 miliardi di dollari di sovvenzioni pubbliche, finanziano una politica a favore dei biocarburanti che toglie dal mercato 138 milioni di tonnellate di mais, si gettano le basi di un crimine contro l'umanità con l'unica motivazione di soddisfare la sete smodata di carburanti degli americani. È giusto promuovere l'uso dei biocarburanti, a condizione che siano prodotti con residui vegetali come i trucioli di legno o gli scarti della canna da zucchero utilizzati in Brasile. Ma il processo di lavorazione di questi materiali è molto complesso e costoso. Difficilmente, quindi, queste benzine alternative potranno diffondersi molto".
Qual è il ruolo della speculazione sull'aumento dei prezzi delle materie prime?
"Con la crisi delle Borse gli investitori si sono riversati sui mercati delle materie prime agricole, che sono molto meno regolamentati rispetto a quelli azionari. Alla Borsa di Chicago si può comprare un contatto future su tutta la raccolta di soia in Brasile versando solo il 5 per cento del valore del contratto. Fissare un livello minimo d'investimento molto più alto, per esempio il 30 per cento, può contribuire a frenare considerevolmente la speculazione sui cereali".
Diversi Paesi, per esempio Argentina, Egitto e Vietnam, hanno bloccato le loro esportazioni di cereali e riso per soddisfare la domanda interna. Queste decisioni finiscono per contribuire all'aumento dei prezzi perché diminuisce la disponibilità di materie prime agricole sui mercati internazionali. Come si può interrompere questa spirale?
"Questi paesi hanno tutto il diritto di imporre queste misure per ridurre le conseguenze della crisi mondiale sui propri cittadini. Ricordiamoci che molto spesso è la fame a causare le rivoluzioni. A mio parere i blocchi all'export sono giustificati anche se causano un ulteriore aumento dei prezzi internazionali. Non tocca certo a questi paesi farsi carico del problema".
Il presidente Usa George Bush ha appena sbloccato 200 milioni di dollari per rispondere all'appello della Banca mondiale che ha chiesto 500 milioni di dollari per affrontare l'emergenza alimentare. A suo parere questo è il segnale di un cambio di rotta nella politica americana in tema di lotta alla povertà?
"È semplicemente fumo negli occhi. Bush reagisce a livello umanitario nel tentativo di distogliere l'attenzione dalle conseguenze della politica. È una semplice mossa tattica e invece servirebbe un nuovo approccio di lungo periodo".
Prevede che sarà possibile raggiungere il primo dei cosiddetti Millennium Goals fissati dalle Nazioni Unite, e cioè diminuire della metà il numero delle persone che nel mondo vivono al di sotto della soglia di povertà, meno di un dollaro di reddito al giorno?
"No, si può dire fin d'ora che questo obiettivo non potrà essere raggiunto. Siamo al disastro totale. Un insuccesso completo".

L'ESPRESSO

 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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