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di Glauco Maggi - 28 aprile 2008
New York. Se noi umani fossimo come gli albatros, il problema non ci sarebbe: loro possono bere l’acqua del mare, che per noi è troppo salata, grazie alle speciali ghiandole che hanno sotto gli occhi e che assorbono il sale.



Anche i topi canguro se la cavano: i loro reni superefficienti riescono così bene a riciclare l’acqua che ottengono tutta quella che serve loro, assumendola dal cibo solido che ingeriscono. Noi no. Per noi la siccità è sempre stata un problema. E ora è una emergenza.
Oltre 1,1 miliardi di persone, circa uno su sei abitanti del Pianeta, non hanno accesso a fonti sicure di acqua potabile. Nei decenni scorsi le carenze d’acqua, e di cibo, erano una caratteristica del Terzo Mondo, e facevano meno notizia. Ora che per tanti aspetti il Terzo Mondo si è ristretto, e di Cina, India e tigri asiatiche si parla come di nuovi giganti economici, l’acqua che cala, e che sta prosciugandosi nelle riserve sotto Pechino, Nuova Delhi, Bangkok, è diventata il simbolo di un allarme globalizzato. Il lago d’Aral, tra Uzbekistan e Kazakstan, ha perso il 75% del suo volume e il 50% della sua superficie, e gli ex maestosi fiumi Gange in India, Nilo in Egitto e Yangtze in Cina diventano poco più che torrenti per larga parte dell’anno.
Anche in America il fenomeno della siccità è tornato drammaticamente di moda, e il governatore della Georgia non ha trovato di meglio che convocare un’assemblea propiziatoria davanti al Parlamento statale per invocare dal Signore la pioggia che non cade da mesi. Il lago Mead, la più grande riserva d’acqua creata dall’uomo sul Colorado River a 48 chilomentri da Las Vegas, e che serve con acquedotti varie comunità del Nevada e della California, è ora al 50% della capacità: se le piogge di primavera e le acque (calanti) che vengono dai disgeli non si intensificheranno a sufficienza, sarà una dura estate.
Eppure, il globo non è a corto di acqua. Ce n’è sempre più o meno la stessa quantità da milioni di anni, circa 360 quintilioni di galloni (3,785 litri alla diciottesima potenza, per i pignoli) secondo la rivista «Wired», che ha dedicato un lungo servizio per documentare la gravità e ubiquità della emergenza idrica, con inchieste dal cuore dell’America di Sud-Ovest, alle regioni, sempre sudoccidentali, dell’Inghilterra e dell’Australia. La chimica e la fisica ci spiegano che l’acqua non si distrugge ma evapora, si condensa nelle nubi, torna sulla terra come pioggia e neve, si infiltra nel terreno e riemerge nelle sorgenti che alimentano laghi e fiumi che la riportano al mare.
È lì, nei mari e negli oceani, che c’è il 97% di tutta l’acqua del mondo: inutilizzabile direttamente se non dagli albatros, e all’uomo costa un’enorme energia il processo di desalinizzazione. Il 3% residuo, poi, non è equamente distribuito sulla Terra, come non lo è il petrolio né lo sono le altre sostanze naturali preziose per l’uomo e per lo sviluppo: una dozzina di Paesi più fortunati si dividono il 50% dell’acqua dolce e usabile per bere, cucinare e per le altre necessità. Anche se è vero che l’acqua è quella che è, Eleanor Sterling lancia però «l’allarme dell’acqua come risorsa non infinita». La Sterling è un’autorità nel campo: studiosa e direttrice del Centro per la Conservazione e la Biodiversità del Museo di Storia Naturale di New York, ha curato un’esposizione dedicata all’acqua che si è aperta nel novembre scorso e chiuderà in maggio, e la scelta del tema è stata motivata dall’attualità dei fenomeni di siccità.
«Di acqua non se ne può produrre di nuova, ed è in questo senso che la si può definire risorsa non infinita. L’azione dell’uomo può insomma incidere nella sua distribuzione sulla Terra provocando effetti negativi - spiega -. L’abbassamento dei volumi di acque non salate nelle falde sotterranee potrebbe dare gravi problemi di carenza d’acqua potabile in varie regioni. Per esempio, in Italia un progressivo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi impoverirebbe i fiumi e farebbe diminuire in generale le scorte naturali d’acqua dolce».
Il surriscaldamento del clima contribuisce a rendere la scarsità d’acqua una piaga destinata a durare che si somma alla carenza di cibo. Tra i motivi della corsa dei prezzi del grano c’è infatti la siccità che da anni affligge l’Australia. Ma anche la lotta dell’uomo contro i cambiamenti climatici ha il un lato negativo: avendo creato un nuovo oro nero nell’uso del granturco come benzina verde, ha spinto i contadini Usa a convertire aree sempre più estese a quella coltivazione a danno del frumento.

LA STAMPA

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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