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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Trafficanti e guerra sporca. Uribe indagato in Colombia
Trafficanti e guerra sporca. Uribe indagato in Colombia PDF Stampa E-mail

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di Gian Antonio Orighi - 28 aprile 2008
Madrid.
 Dopo l’arresto del cugino, il Presidente dovrà testimoniare davanti alla Camera.



 

Settimana horribilis per Alvaro Uribe, il presidente conservatore della Colombia, al potere dal 2002. Martedì scorso, la Procura Generale di Bogotà ha arrestato suo cugino Mario Uribe, ex presidente del Senato e cofondatore del suo partito «Colombia democratica», per presunti rapporti con gli squadroni della morte dei paramilitari di estrema destra delle Auc che - prima di sciogliersi in seguito a un negoziato - per anni hanno condotto una «guerra sporca» ai guerriglieri delle Farc. L’uomo ha cercato di evitare la galera chiedendo inutilmente asilo politico all’ambasciata del Costa Rica a Bogotà. Lo stesso giorno una ex deputata, Yidis Medina, denunciava che il governo aveva comprato il suo voto nel 2004 quando si votava la riforma della Costituzione che ha permesso la rielezione di Uribe nel 2006. Ed il 23 aprile lo stesso presidente ammetteva che un ex paramilitare lo accusa, con il ministro della Difesa Santos e le Auc, di aver organizzato il massacro di 15 contadini.
Domani infine Uribe sarà ascoltato dalla Commissione di inchiesta della Camera dei deputati, in merito a una dichiarazione del presidente della Corte Suprema, Julio Cesar Valencia Copete, che lo accusa di avergli telefonato per esercitare pressioni in favore del cugino Mario.
«C’è un bandito il quale ha dichiarato alla Procura Generale che io mi sarei riunito con lui, Salvatore Mancuso, due generali e il capo della polizia per preparare la strage - si è difeso Uribe, 55 anni, l’unico fedele alleato di Washington in America Latina -. Ma io allora ero governatore ed è molto facile scoprire che è falso perché ero sempre sotto scorta e i miei movimenti registrati». Mancuso, 44 anni, è un ex capo delle Auc, colombiano discendente da immigrati italiani imparentati con l’omonimo clan della 'ndrangheta. E’ considerato da Washington uno dei più grossi narcos della Colombia e coordinatore dell’importazione della cocaina in Italia per conto della mafia calabrese.
Da un anno a questa parte, in seguito allo scandalo dei rapporti dei politici con le Auc, sono stati sono indagati o arrestati ben 67 tra deputati o senatori, l’80% dei quali appartenenti allo schieramento del presidente, la cui grande popolarità (l’84% secondo i sondaggi) è proprio dovuta alla mano dura contro i guerriglieri. 
LA STAMPA

 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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