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Antimafia Duemila

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di Giorgio Bongiovanni - 27 aprile 2008
Grande preoccupazione alla notizia della microspia trovata a palazzo di giustizia di Reggio Calabria, all'interno di un ufficio utilizzato dal dott. Nicola Gratteri.
Si tratta di un avvenimento gravissimo che avalla una volta di più come l'Italia sia un Paese a democrazia bloccata.Una democrazia bloccata da un sistema di poteri che mira a destabilizzare l'equilibrio interno al fine di agevolare la criminalità organizzata.


Fino a quando i veleni del passato si ripeteranno, saremo destinati a rivivere quanto vissuto da uomini come Falcone e Borsellino nella totale impunità.
Siamo di fronte alla spudorata manifestazione di forza di un potere che si serve di quei servizi segreti che “deviati” non sono?
Chi mette una microspia per carpire i segreti su indagini delicatissime non è solamente un soldato della 'Ndrangheta. Si infiltra nella 'Ndrangheta, nella Cosa Nostra, tratta con le istituzioni. Le istituzioni, i servizi segreti, si infiltrano e si fanno infiltrare.
Il ritrovamento di questa microspia può esserne la prova tangibile.
A chi premeva conoscere in anticipo le indagini relative alla compravendita dei voti all'estero che hanno visto il coinvolgimento del sen. Dell'Utri e le altre indagini che sta conducendo il dottor Gratteri?
Stesso discorso per le indagini sul sen. De Gregorio, così come quelle sulla strage di Duisburg e quant'altro.
Altre menti interessate al di là della 'Ndrangheta.
Di fronte ad un simile scenario non c'è alcuna speranza di via di uscita per la nostra democrazia fino a quando non si farà luce su questi “ibridi connubi” di poteri.
Fino a quando le istituzioni saranno infettate da questo cancro non ci sarà possibilità di vittoria. Tutta la nostra solidarietà e sostegno al dott. Nicola Gratteri e a chi come lui si batte contro questo “sistema” con l'auspicio di poter proseguire nel suo lavoro per il futuro della nostra democrazia.

Giorgio Bongiovanni
direttore responsabile di ANTIMAFIADuemila e tutta la redazione

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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