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Omicidio Graziella Campagna PDF Stampa E-mail

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di Nuccio Anselmo - 27 APRILE 2008

Messina. Il boss e il suo gregario, gli aguzzini di Graziella Campagna, restano dentro. Detenzione confermata per Alberti e Sutera, respinti i ricorsi dei palermitani condannati all'ergastolo.



Lo ha deciso il Tribunale della Libertà di Messina presieduto dal giudice Giuseppe Adornato, che ha confermato il carcere per il trafficante di droga palermitano Gerlando Alberti junior, 70 anni, nipote dell'omonimo boss di Cosa Nostra "U paccaré", esponente storico della famiglia mafiosa di Porta Nuova, e per il suo "picciotto" Giovanni Sutera, 49 anni.

Poco meno di un mese fa, il 18 marzo scorso, esattamente dopo ventidue anni, tre mesi e sei giorni dall'omicidio della povera Graziella Campagna, anche in appello era stato confermato per i due l'ergastolo inflitto in primo grado l'11 dicembre del 2004. Sono accusati dell'assassinio di Graziella, una ragazzina minuta e gentile che lavorava come stiratrice in una lavanderia di Villafranca Tirrena e fu trucidata per aver visto l'agendina del boss Alberti jr, trovata per caso dentro uno dei vestiti che il palermitano portava in lavanderia, durante la sua latitanza nel paese tirrenico.

Aveva un fratello carabiniere Graziella, Piero, che la coccolava, poteva rivelargli qualcosa d'importante e far saltare l'equilibrio mafioso che in quel periodo vigeva nella zona tirrenica della provincia di Messina, o magari scoperchiare i traffici di droga cui si dedicava Alberti jr durante la latitanza, oppure far saltare il tappo delle connivenze di pezzi delle istituzioni con i mafiosi. Insomma far emergere "il contesto".

Alberti jr e Sutera la stessa notte della lettura del dispositivo che li aveva condannati all'ergastolo erano tornati in cella, dopo aver assistito al processo d'appello da uomini liberi pur essendo condannati al carcere a vita in primo grado.

Alberti jr mezz'ora dopo la mezzanotte del 18 marzo era stato arrestato nella sua abitazione di Falcone, in provincia di Messina, dove aspettava i carabinieri già pronto in giacca e cravatta. Sutera era stato invece prelevato intorno all'una di notte dai carabinieri nella sua abitazione di Fucecchio, in provincia di Firenze, dove si trovava in libertà vigilata, e subito trasferito nel carcere di Sollicciano-Firenze.

I loro difensori, gli avvocati Antonello Scordo e Carmelo Vinci, comunque non si arrendono, presenteranno – lo hanno annunciato ieri sera –, ricorso per Cassazione.

Il provvedimento di ripristino della custodia cautelare in carcere, confermato ieri dal TdL, era stato adottato contestualmente alla sentenza dalla corte d'assise d'appello presieduta dal giudice Armando Leanza, su richiesta espressa del sostituto pg Marcello Minasi, che al processo d'appello ha rappresentato l'accusa, chiedendo e ottenendo la conferma dell'ergastolo.

Sutera era tornato in libertà il 18 gennaio 2005 su decisione del Tribunale del riesame di Messina che aveva accolto un'istanza del suo difensore, affermando che allo stato non sussistevano pericolo di fuga e pericolo di reiterazione del reato. Lo stesso tribunale aveva invece rigettato all'epoca la richiesta per Gerlando Alberti jr.

Il boss palermitano, latitante a Villafranca Tirrena sotto il falso nome di Antonio "Toni" Cannata, di professione ingegnere, che dal 1982 al 1985 soggiornò nel centro tirrenico, era invece uscito dal carcere il 14 ottobre del 2006 grazie all'indulto che gli aveva abbuonato gli ultimi tre anni di reclusione.

Alberti jr oltre all'ergastolo per l'omicidio Campagna ha sulle spalle un'altra condanna, peraltro già tutta scontata: un "cumulo pene" a 30 anni per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti, che deriva da pene che gli sono state inflitte dalle corti d'assise di Palermo e Torino, riconoscendo il suo ruolo di "regista" di traffici di droga pesante tra Sicilia, Piemonte e Lombardia. Nel caso di Palermo si tratta del maxiprocesso a Cosa Nostra che fu istruito dal giudice Giovanni Falcone, conclusosi con delle condanne storiche al gotha della mafia palermitana.

LA GAZZETTA DEL SUD
 
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    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

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