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'Ndrangheta, cimice nell'ufficio di Gratteri | 'Ndrangheta, cimice nell'ufficio di Gratteri |
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Evidentemente, deve essere accaduto qualcosa nell’ufficio di Pignatone che ha spinto il procuratore e gli investigatori ad allargare il raggio della bonifica, estendendola anche agli altri locali della Procura. Hanno per caso captato delle voci in diretta? La cimice l’hanno trovata nascosta tra faldoni e carte ammucchiate nello sgabuzzino che il pm Gratteri utilizzava per colloqui riservati con investigatori, per fare il punto delle sue indagini, per essere informato in diretta delle intercettazioni in corso. Indagini che, negli ultimi tempi, si devono essere imbattute anche con la politica, con le istituzioni. Va subito detto che occorrerà aspettare il tempo necessario agli approfondimenti tecnici per avere le prime certezze investigative: «I magistrati reggini - ha tenuto a precisare il procuratore Pignatone - in questo caso sono parte offesa. E per questo indagherà la procura di Catanzaro. Lunedì invieremo il primo rapporto del Ros». Questo per dire che quella cimice non era «istituzionale». Insomma, si tratta di «spionaggio» e dunque deve esserci una «talpa» che sapeva che Gratteri utilizzava quello sgabuzzino per parlare di indagini delicate con i suoi interlocutori, che ha piazzato la «cimice» e che ascoltava quei colloqui non molto distante dal sesto piano delle stanze della Procura, che si trovano nel Centro direzionale dove vi sono anche gli uffici del comune. Quel che si può anticipare è che la cimice era attiva, che si trova facilmente in commercio, che la sua batteria aveva un’autonomia di 45-60 giorni, e che chi ascoltava doveva trovarsi in un raggio di alcune decine di metri (meno di cento). L’«ambientale» poteva essere captata con un semplice ricevitore o con un sistema più sofisticato: come ipotesi di scuola non si può escludere che la «talpa» ascoltasse i colloqui da un computer dotato di un programma scanner. Dunque, chi e perché intercettava Gratteri? Per il momento, come è ovvio, si possono fare solo ipotesi. Chi conosce le cose calabresi - un vecchio investigatore - tiene a fare una premessa: «A Reggio Calabria la realtà non è mai quella che appare. L’area grigia è talmente diffusa che anche un distinto professionista o un uomo delle istituzioni può rivelarsi un nemico, un personaggio contiguo all’onorata società». Certo è che il clima che si respira alla Procura di Reggio è molto teso. E non da oggi. La cimice di Gratteri può diventare la classica goccia che fa traboccare il vaso. Palazzo dei «veleni» e «verminaio» lo è da tempo. I conflitti interni sono andati ben oltre la soglia fisiologica. Basta dire che tre giorni fa la Cassazione ha dato ragione alla Procura che si era opposta all’avocazione da parte della Procura generale di Reggio dell’inchiesta sul consigliere regionale di An, Alberto Sarra. E che il procuratore reggente Franco Scuderi - dal 15 aprile si è insediato il nuovo procuratore, Pignatone - si era opposto alla richiesta di arresto per mafia firmata dal procuratore aggiunto antimafia Salvo Boemi. Lo stesso Scuderi, prima di consegnare il testimone a Pignatone ha inviato al Csm un rapporto per denunciare che il procuratore aggiunto Boemi e il pm Franco Mollace non l’avevano informato di aver iscritto sul registro degli indagati il senatore Sergio De Gregorio (che sarà interrogato domani), per associazione mafiosa. E, infine, ad aggravare il clima dei sospetti e dei veleni, la pubblicazione delle indiscrezioni sulla inchiesta esplosiva sui possibili brogli elettorali nella Circoscrizione America Latina, che vede tra i protagonisti il senatore Marcello Dell’Utri e il faccendiere Aldo Micciché. Tutte queste storie non coinvolgevano il pm Nicola Gratteri. Ecco perché la scoperta della cimice lascia ancora più inquieti. Reggio Calabria è una polveriera. La ‘ndrangheta proprio ieri ieri a Gioia Tauro ha dato prova di potenza ed esistenza: un’automba ha ridotto a brandelli un imprenditore. Così la ‘ndrangheta risolve i conflitti interni. Chi dovrebbe guidare l’offensiva dello Stato, la Procura della repubblica, soffre tensioni e veleni interni. LA STAMPA 27 APRILE 2008 Reggio, i boss spiano la Procura ![]() Trovata microspia nell’ufficio di Gratteri di Enrico Fierro / Roma I boss della ’ndrangheta controllano i magistrati calabresi, ne seguono le mosse, ne ascoltano i colloqui. Sanno tutto dei loro movimenti e di quello che fanno. Una microspia è stata scoperta in un ufficio solitamente utilizzato dal sostituto Nicola Gratteri, pm dell’antimafia calabrese che da anni indaga sul narcotraffico internazionale. Gratteri è anche uno dei titolari dell’inchiesta sulla strage di Duisburg. Ad allarmare gli investigatori è il fatto che l’apparecchio fosse in grado di intercettare le conversazioni -scambi di notizie con la polizia giudiziaria e interrogatori di mafiosi- in un raggio di 20 metri. Non pochi, rivela una fonte investigativa, se si calcola che il raggio di trasmissione può andare sia in orizzontale che in «verticale» e trasmettere le notizie ad una «centralina». Chi ha messo la microspia? Certamente un soggetto non autorizzato, Gratteri, infatti, non è oggetto di alcuna inchiesta, quindi si tratta di un vera e propria operazione di spionaggio illegale contro un magistrato impegnato su fronti difficilissimi. Il pm indaga da anni sull’asse Calabria-Colombia e sulle rotte della cocaina nelle mani delle grandi famiglie calabresi. Le sue inchieste hanno anche portato alla luce la fitta rete di colletti bianchi che fanno da supporto al traffico di droga. Uno dei punti sui quali si concentrano le sue indagini sul riciclaggio sono i grandi centri commerciali, una vera e propria fioritura in tutta la Calabria, l’ipotesi investigativa è che molti di quei centri siano degli «scontrinifici» che hanno un solo obiettivo: ripulire il danaro sporco. La microspia scoperta ieri è l’ultimo degli episodi inquietanti che si verificano negli uffici della procura reggina dove da tempo opererebbe una talpa al servizio della ’ndrangheta. L’estate scorsa ne parlarono gli stessi magistrati, quando alcuni boss riuscirono a sfuggire agli arresti che colpirono la cosca Labate, una delle più potenti della città, grazie ad un informatore. La talpa, ovviamente, non è stata ancora scoperta. Ma a rendere ancora più allarmante la situazione è una indiscrezione che circola in queste ore: qualcuno avrebbe tentato di entrare nella stanza del nuovo procuratore della repubblica, il dottor Giuseppe Pignatone. Ad accorgersene sarebbero stati gli uomini della scorta che nei giorni scorsi avrebbero notato alcuni «segnali» che farebbero pensare all’ingresso di estranei in quell’ufficio. Pignatone è il magistrato che ha dato la caccia a boss mafiosi del calibro di Provenzano prima di approdare a Reggio. Ad infittire i misteri è il fatto che quella stanza era stata utilizzata fino a pochi giorni prima da un altro magistrato dell’antimafia, il dottor Roberto Pennini, sostituto nazionale della Dna «applicato» a Reggio su importantissime inchieste. Il magistrato si occupa delle potentissime cosche della Piana di Gioia Tauro, Piromalli, Molé, Pesce, ma sta collaborando, insieme ai sostituti della Dda di Reggio, ad una inchiesta che incrocia mafia e politica. Se ne è parlato pochi giorni prima del voto per le Camere, quando sono venute alla luce le intercettazioni a carico di Micciché. Un personaggio strano, ex segretario della Dc di Reggio Calabria negli anni ‘70, consigliere provinciale a Roma, riparato in Venezuela dopo una serie di condanne. A Caracas il faccendiere si occupa anche di commercio internazionale di petroli. In alcune telefonate intercettate parla con il senatore Marcello Dell’Utri che pochi giorni dopo le rivelazioni ha ammesso la circostanza. Micciché ha partecipato anche alle convention che il Pdl ha organizzato a Caracas per il voto degli italiani in Venezuela e nell’inchiesta si parla di voti «da controllare». Insomma, chi ha piazzato la microspia e chi ha «visitato» le stanze del procuratore e di Pennini era a caccia di notizie importanti: traffico di droga, riciclaggio e rapporti tra mafia e mondo politico. Una brutta aria si respira in Calabria, territorio dove da sempre nelle inchieste sulla ’ndrangheta hanno fatto capolino «mani e manine» al servizio di massoneria e ambienti spionistici deviati. Un fatto incontestabile e che ha spinto il procuratore Pignatone ad ordinare una bonifica degli uffici della procura. Ieri il magistrato ha giudicato «gravissimo» l’accaduto. «Trovare una microspia in un ufficio di Procura non è una cosa da sottovalutare». L'UNITà 27 APRILE 2008 Il dispositivo è a raggio corto: al massimo 20 metri. Chi era in ascolto stava in tribunale di FRANCESCO VIVIANO dal nostro inviato REGGIO CALABRIA - Una talpa in Procura. Riesplodono i veleni nel Tribunale di Reggio Calabria dopo il ritrovamento, avvenuto martedì scorso e rivelato ieri, di una microspia nell´ufficio del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicola Gratteri, il magistrato titolare dell´inchiesta sulla strage di Duisbuirg e di altre delicate indagini sulla ‘ndrangheta e sui collegamenti con gli ambienti politici calabresi. Un episodio inquietante, che coincide con l´insediamento del nuovo procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, proveniente da Palermo e che ha acuito i "veleni» che da tempo covano all´interno del palazzo di giustizia calabrese. A cominciare dalle fughe notizie delle settimane scorse, quelle relative alle inchieste su «´ndrangheta e politica», che hanno visto come protagonisti, i senatori Sergio De Gregorio (ex Italia dei Valori passato poi al centrodestra), iscritto nel registro degli indagati per scambio di voti e Marcello Dell´Utri, non indagato, che è stato intercettato mentre parlava al telefono con un «faccendiere» calabrese emigrato in Venezuela, Aldo Miccichè, che prometteva di poter manipolare i voti degli italiani all´estero a vantaggio del Pdl. La «cimice» è stata trovata all´interno di una piccola stanza di fronte all´ufficio del magistrato che la utilizza per i colloqui delicati con gli inquirenti. Evidentemente non si «fidava» del suo ufficio. Ma la «talpa» lo sapeva ed aveva piazzato nella stanzetta riservata la sua microspia per spiare il pm Gratteri. La cimice è stata scoperta dagli investigatori del Ros che avevano effettuato una «bonifica» su richiesta del neo procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ex procuratore aggiunto di Palermo, che ha coordinato l´indagine sulla cattura di Bernardo Provenzano e, ironia della sorte, anche il processo sulle «talpe» alla Procura di Palermo, nel quale è stato coinvolto, processato e condannato, il presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro. E, come primo atto, appena insediatosi, Pignatone ha fatto sostituire la serratura del suo ufficio. Secondo gli inquirenti la «talpa» calabrese non dovrebbe essere molto lontana dal palazzo di giustizia di Reggio. La «cimice» scoperta è infatti un prodotto non molto sofisticato. Funzionava a batteria e poteva essere ascoltata ad una distanza non superiore ai venti metri. Non poteva oltrepassare le mura laterali e del soffitto del sesto piano e quindi chi era in ascolto doveva trovarsi molto vicino all´ufficio di Gratteri. È un magistrato, un impiegato, un «infiltrato» della ‘ndrangheta? L´inchiesta, per competenza, è passata alla Procura della Repubblica di Catanzaro. Un´altra inchiesta su una procura dilaniata da anni dai veleni, da una guerra intestina che non accenna a placarsi. L´ultima nei giorni scorsi quando il procuratore aggiunto Francesco Scuderi, che svolgeva le facenti funzioni del procuratore capo non ancora insediato, aveva scritto al ministero della Giustizia, al Pg della Cassazione ed al Csm, una lettera di cinque pagine dove, senza mezzi termini, accusava due suoi sostituti, Salvatore Boemi (che aspirava al posto di procuratore di Reggio Calabria e che adesso è candidato per la Procura di Catanzaro ndr) e Francesco Mollace, di avere condotto l´indagine nella quale è coinvolto il senatore Sergio de Gregorio, in «maniera anomala» e senza avvertire lo stesso procuratore aggiunto. La lettera di Scuderi si conclude con una pesante accusa tra le righe: «È inquietante la circostanza che, a distanza di pochissimi giorni da una iscrizione effettuata con le anomali modalità descritte, proprio a ridosso delle consultazioni politiche, abbia fatto seguito la fuga di notizie». la REPUBBLICA 27 aprile 2008 Le reazioni Il procuratore nazionale antimafia Grasso "Fatto grave, non c´è da stare tranquilli". REGGIO CALABRIA - «Evidentemente qualcuno voleva sapere cosa si faceva nell´ufficio del dottor Gratteri, e non c´è da stare molto tranquilli. Saranno i colleghi di Catanzaro a tentare di scoprire chi è la talpa». Questo il commento del Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che per anni ha avuto come aggiunto a Palermo il procuratore Giuseppe Pignatone. E quest´ultimo non nasconde la sua preoccupazione. «È un fatto gravissimo, non mi pare sia una cosa da sottovalutare». Poi aggiunge che la bonifica degli uffici l´aveva disposta lui sottolineando che «i magistrati reggini in questo caso sono parte offesa». (f. v.) la REPUBBLICA 27 Aprile 2008 GIUSTIZIA: MICROSPIA IN PROCURA; CORBELLI, TUTELARE GRATTERI REGGIO CALABRIA, 27 APR - Il leader del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo il ritrovamento di una microspia nell'ufficio del pm Nicola Gratteri, chiede alle istituzioni "di non lasciare solo il coraggioso magistrato" e invita la Calabria "e in particolare i giovani del mondo della scuola a scendere in piazza per manifestare vicinanza e solidarietà al sostituto procuratore reggino e per dire no alla mafia". "Attenti - afferma Corbelli in una nota - a non sottovalutare l'episodio della microspia. E' un segnale allarmante. Significa che Gratteri è nel mirino non solo della 'ndrangheta. Gratteri come Falcone e Borsellino, eroici giudici antimafia, traditi, spiati primi di essere uccisi. Per questo il magistrato reggino va adeguatamente protetto dallo Stato e sostenuto dalla societa' civile e dall'opinione pubblica. Ai giovani dico: fate sentire forte la vostra voce e la vostra solidarietà a questo coraggioso magistrato, che significa dire un forte no alla mafia". ANSA |
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E' uscito il nuovo numero di ANTIMAFIADuemila!
Sarà disponibile in libreria e nelle edicole della Sicilia dal 5 marzo, e a partire da adesso potete prenotare la vostra copia della rivista o acquistarla in versione Pdf sul sito ufficiale della testata. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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