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Mafia: suicida in carcere ex killer cosa nostra, era depresso PDF Stampa E-mail

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TORINO, 27 APR - Si è suicidato in carcere, a Torino, Giuseppe Clemente, 44 anni, di Castelvetrano, insospettabile imprenditore che ebbe un ruolo preminente nei "gruppi di fuoco" dei corlonesi di Totò Riina nel trapanese ...

condannato all'ergastolo in via definitiva dalla Cassazione nel febbraio del 2004 insieme a Matteo Messina Denaro, ultimo padrino di Cosa Nostra ancora latitante, nell'ambito del maxi processo Omega. Clemente, come anticipato da notizie di stampa, si è suicidato, impiccandosi con un lenzuolo ad una finestra, in un bagno del reparto Sestante, la sezione di "osservazione e trattamento psichiatrico dei detenuti", dove era ricoverato dal febbraio scorso. Soffriva di disturbi della personalità a causa di una forte depressione ma negli ultimi tempi sembrava avere recuperato i suoi problemi e stava per essere dimesso. Aveva chiesto di andare agli arresti domiciliari ed era in attesa di una risposta dal Tribunale di Sorveglianza. Il suicidio è avvenuto nonostante il reparto fosse controllato da telecamere. L' inchiesta che aveva portato all'ergastolo Giuseppe Clemente prese il via dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Patti, affiliato alla famiglia mafiosa di Marsala. Le sue rivelazioni consentirono di fare luce su una sessantina di omicidi ordinati da Cosa nostra e commessi nel trapanese dal 1960 al 1990. (ANSA).

 
MAFIA: EX KILLER SUICIDA; ERA IN CLAN MESSINA DENARO
(V."MAFIA: SUICIDA IN CARCERE..." DELLE 12:43)

PALERMO, 27 APR - Pino Clemente, l'ex sicario delle cosche trapanesi morto suicida in una sezione del carcere torinese, era indicato come esponente della mafia belicina e faceva parte del clan dei Messina Denaro capitanato prima dal vecchio boss Francesco e ora dal figlio Matteo. Era stato condannato all'ergastolo per una serie di omicidi tra cui la "lupara bianca" di tre presunti mafiosi a Partanna (Tp) e l'uccisione dell' imprenditore Giuseppa Piazza e dell'operaio Rosario Sciacca. Quest'ultimo era estraneo a fatti di mafia ed era un dipendete di Piazza. Proprio in questi giorni il nome di Matteo Messina Denaro è tornato alla ribalta perché sono apparsi a Palermo e nella sua cittadina, Castelvetrano, disegni e murales in stile pop art che lo ritraggono. (ANSA).

Ex killer di Cosa nostra suicida in cella
Giuseppe Clemente ebbe un ruolo di spicco nei "gruppi di fuoco" dei corlonesi di Totò Riina nel Trapanese; era stato condannato all'ergastolo nell'ambito del maxi-processo "Omega" e da tempo soffriva di crisi depressive.
TORINO - Si è suicidato in carcere, a Torino, Giuseppe Clemente, 44 anni, di Castelvetrano, insospettabile imprenditore che ebbe un ruolo preminente nei "gruppi di fuoco" dei corlonesi di Totò Riina nel Trapanese, condannato all'ergastolo in via definitiva dalla Cassazione nel febbraio del 2004 insieme a Matteo Messina Denaro, ultimo padrino di Cosa nostra ancora latitante, nell'ambito del maxi-processo "Omega".

Clemente si è suicidato, impiccandosi con un lenzuolo ad una finestra, in un bagno del reparto Sestante, la sezione  di "osservazione e trattamento psichiatrico dei detenuti", dov'era ricoverato dal  febbraio scorso. Soffriva di disturbi della personalità a causa di una forte depressione, ma negli ultimi tempi sembrava avere recuperato i suoi problemi e stava per essere dimesso.

Il detenuto aveva chiesto di andare agli arresti domiciliari ed era in attesa di una risposta dal Tribunale di sorveglianza. Il suicidio è  avvenuto nonostante il reparto fosse controllato da telecamere. L'inchiesta che aveva portato all'ergastolo Giuseppe Clemente prese il via dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Patti, affiliato alla famiglia mafiosa di Marsala.

Le sue rivelazioni consentirono di fare luce su una sessantina di omicidi ordinati da Cosa nostra e commessi nel Trapanese dal 1960 al 1990. 

la Sicilia on line
27/04/2008



COMUNICATO STAMPA


27 Aprile 2008
Giuseppe Clemente  un mafioso appartenente ai gruppi di fuoco di Salvatore Riina, uomo vicino a Matteo Messina Denaro, condannato per le dichiarazioni del “pentito” Antonio Patti, uno dei collaboratori di giustizia  nel processo per le stragi del 1993,  in attesa che il Tribunale di Sorveglianza di Torino si pronunciasse sugli agognati arresti domiciliari, si è suicidato in carcere a Torino, questa morte  ancora una volta rende il “re nudo”.
La legge sui collaboratori di giustizia, fa acqua da tutte le parti, invece di collaborare con la giustizia quando il soggiorno in carcere diventa insostenibile per questioni psicologiche, oggi gli uomini di “cosa nostra” preferiscono impiccarsi piuttosto che  collaborare.
Forse è arrivato il  momento di rivederla quella vergognosa legge che ha messo il bavaglio a chi vuole collaborare con la giustizia , si otterrebbero due cose: la verità completa sulle stragi del 1993, e meno suicidi in carcere.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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