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Antimafia Duemila

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Diario di un magistrato e della scomparsa della sua agenda PDF Stampa E-mail

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di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta
Il colonnello Giovanni Arcangioli è stato prosciolto nell'udienza preliminare dall'accusa di concorso aggravato per favoreggiamento alla mafia. Tra i misteri che avvolgono la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992 rimane ancora senza chiarimenti la scomparsa dell'agenda di Paolo Borsellino, il diario che raccoglieva gli appunti e le annotazioni del magistrato.


L’INCHIESTA torna ad occuparsi della strage con immagini inedite e la ricostruzione delle indagini della Procura di Caltanissetta che parte da una foto che mostra un uomo che cammina tra le macerie trasportando la borsa di cuoio di Paolo Borsellino. Si tratta Giovanni Arcangioli, nel '92 capitano dei carabinieri, oggi tenente colonnello, indagato per la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino.

 L'inchiesta di Rainews24 cerca di fare chiarezza sui fatti che portarono alla scomparsa di quel documento, sulle informazioni in esso contenute, e su chi potesse avere a cuore il suo trafugamento.

Molte delle spiegazioni potrebbero trovarsi nelle confidenze fatte a Paolo Borsellino, alla vigilia del suo omicidio, dal pentito Gaspare Mutolo, che, nella ricostruzione di Gioacchino Genchi, funzionario di polizia e consulente dell'autorità giudiziaria, avrebbero portato alla luce importanti collusioni: "Io ritengo che è proprio in questa fase che si è innescato il pericolo e la preoccupazione di qualcuno che il lavoro di Borsellino portasse a risultati che potevano essere micidiali non solo per cosa nostra ma per chi con cosa nostra a Palermo aveva convissuto per tanti anni. Ed è lì che si innesta il progetto stragista".

Una seconda ipotesi è quella della cosìddetta “trattativa”, l'accordo tra mafia e il Raggruppamento Operativo dei Carabinieri, a cui Borsellino si sarebbe opposto, come racconta Giuseppe Lo Bianco, capo servizio Ansa: "L'ipotesi che Borsellino potesse essersi opposto in qualche modo alla trattativa tra mafia e Stato è una delle ipotesi che è stata fatta propria dalla sentenza di uno dei tanti processi che si sono celebrati a Caltanissetta".

La morte di Paolo Borsellino è una vicenda ancora avvolta dal mistero che vede coinvolti malavita organizzata e parti delle istituzioni. Renato Di Natale, procuratore aggiunto di Caltanissetta, riferisce: "Noi abbiamo sempre degli stralci aperti su queste vicende, uno per esempio sulla presenza dei servizi segreti sui luoghi della strage, non soltanto indirizzata alla borsa o al contenuto della borsa ma a tutta la vicenda, perché c'è un filone che riguarda i così detti mandanti occulti delle stragi."


Video Inchiesta "Diario di un magistrato" RaiNews24

 


 
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