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Antimafia Duemila

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E' la piu' giovane associazione antimafia del nostro Paese PDF Stampa E-mail

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di Letterio Pomara - 25 aprile 2008
Centuripe è un piccolo paese al centro della Sicilia, in provincia di Enna, a 40 chilometri da Catania e quasi 200 da Palermo.

 



Tutto inizia il 21 ottobre a scuola, in un’ora di lezione dove la professoressa titolare è assente e viene sostituita da una supplente. La lezione viene proposta da Giuseppe Di Fini, brillante ragazzino di 12 anni, da sempre animato da una grande stima per i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino trucidati dalla mafia. E la mafia è l’argomento della lezione che, peraltro, si trasforma subito in un aperto dibattito voluto dallo stesso Di Fini e proseguito insieme ai compagni di classe.
L’argomento è di quelli impegnativi. Mafia e giustizia non sono proprio all’ordine del giorno tra ragazzini.
Eppure, Giuseppe Di Fini ha le idee molto chiare. Il dibattito in classe va avanti per un’ora, alla fine del quale, Giuseppe decide di costituire un’associazione antimafia. Nasce così l’ ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA GIOVANILE.
Nei giorni seguenti parla con i compagni e ad uno ad uno li convince a far parte dell’associazione. Ne “arruola” una ventina, tutti tra i dodici e tredici anni. Lui diviene il più giovane presidente di un’associazione antimafia.
Nonostante l’età giovanissima, i ragazzi sono ben più maturi di quanto dica l'anagrafe.
Periodicamente si ritrovano in un piccolo locale di uno scantinato – concesso loro in prestito gratuito da una “nonna” –  privo però di corrente elettrica. È la loro sede dove svolgono attività all'insegna della legalità, dell'antimafia e contro ogni tipo di pizzo, ma anche contro ogni forma di bullismo giovanile che – dice Giuseppe – è la prima forma di mafia.
L’associazione – dice Giuseppe – si prefigge di lanciare un messaggio sano soprattutto ai ragazzi, perché deve partire da loro l’educazione antimafiosa. I modelli a cui si rifanno i ragazzi, sono i giudici Falcone e Borsellino e l’Associazione Addiopizzo di Palermo. “Butta la pistola e dona una caramella”, è un loro slogan a cui ne fa seguito un altro: “È più facile puntare una pistola per chiedere una manciata di euro, che guadagnarseli con sudore e onestà”.
I ragazzi si occupano anche di un giornalino, La Gazzetta dei non boss...e inoltre ogni anno preparano un questionario antimafia che serve – dice il presidente dell’associazione – “a misurare il tasso di mafiosità e di legalità del territorio”.
Il questionario viene poi consegnato con un porta-a-porta ai commercianti e imprenditori che lo restituiscono compilato.
L’associazione, apolitica e apartitica, non fruisce di alcun finanziamento pubblico o privato, “per evitare - dice Giuseppe Di Fini - ogni tipo di strumentalizzazione”. 

Se volete manifestare il vostro sostegno ai ragazzi dell'associazione, potete scrivere a:
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Tratto da: www.addiopizzo.org
 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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