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"Il caro-cibo è uno tsunami" | "Il caro-cibo è uno tsunami" |
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di Maurizio Molinari - 26 aprile 2008 La richiesta concreta è di far arrivare 755 milioni di dollari nella casse del Programma alimentare mondiale (Pam), il cui quartier generale è a Roma, per fare fronte alle necessità di cibo - a cominciare dal riso - nei Paesi più colpiti. Senza questi fondi, molti programmi di emergenza in corso potrebbero essere interrotti. Ma non è tutto. «Serve un accordo internazionale per migliorare i sistemi di distribuzione economica e per promuovere le produzioni agricole» aggiunge Ban Ki-moon, suggerendo di fatto di indire un summit per affrontare quanto sta avvenendo in Africa, nei Paesi dell’Asia del Sud e nei Caraibi dove nell’ultimo anno l’aumento del costo del cibo ha raggiunto il 40 per cento innescando spesso proteste e moti di piazza. Per Jacques Diouf, direttore della Fao, l’arrivo dei fondi di emergenza invocati dal Segretario generale dell’Onu potrebbe «aiutare gli agricoltori a moltiplicare i raccolti» mentre Josette Sheeran, direttore esecutivo del Pam, conferma che il tallone d’Achille è il mercato del riso: «Da marzo i prezzi sono raddoppiati, si tratta di uno tsunami silenzioso che rischia di devastare intere nazioni del Terzo Mondo». Dietro l’appello di Ban Ki-moon c’è anche la preoccupazione per l’iniziativa intrapresa dal Venezuela di Hugo Chavez che ha creato assieme a Cuba, Bolivia e Nicaragua un fondo di 100 milioni di dollari per sussidiare le vendite di beni alimentari nei Caraibi senza coordinarsi con alcuna organizzazione internazionale o regionale: se questo metodo dovesse affermarsi il rischio sarebbe di dividere le zone colpite dallo «tsunami alimentare» in fasce più o meno favorite, moltiplicando il rischio di frizioni politiche e forse anche militari. Una conferma delle tensioni sociali in aumento a causa dell’emergenza alimentare arriva dall’enclave senegalese di Manhattan, sulla 116° Strada di Harlem, nei cui mercati si registra un’impennata degli acquisti di derrate di cibo da parte di giovani immigrati che le spediscono nei Paesi di provenienza dell’Africa Occidentale per sfamare famiglie molto numerose. Se in passato gli immigrati preferivano mandare alle famiglie dollari contanti, adesso che il valore della valuta americana è sensibilmente sceso la preferenza di chi si è trasferito negli Stati Uniti si sposta sulla spedizione di cibo, tanto più che in Africa è carente. In genere gli immigrati acquistano derrate varie successivamente confezionate in pacchi da 25 chili spediti in Africa Occidentale via nave, dove arrivano dopo una traversata dell’Atlantico che può durare anche un mese. Questi pacchi vengono infatti imbarcati su navi container - al costo di 120 dollari a tragitto - con dentro soprattutto grano, olio, riso e cereali che servono a garantire un’alimentazione di base. Il paradosso vuole però che gli acquisti in crescita tra i palazzi di Harlem abbiano fatto lievitare i prezzi locali, causando malumori nei residenti del quartiere newyorkese. LA STAMPA LA STAMPA |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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