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Antimafia Duemila

Saturday
Jan 10th
Home arrow Informazione arrow Cronaca arrow Nuovo murales su Matteo Messina Denaro
Nuovo murales su Matteo Messina Denaro PDF Stampa E-mail

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Segue un ennesimo comunicato della nostra Associazione in risposta ad un altro “murales” che raffigura il boss Matteo Messina Denaro, condannato in Cassazione per la strage di Firenze del 27 Maggio 1993 e ancora oggi latitante. Non è la cattura del boss  di Trapani che il manifesto si prefigge, ma è possibile, attraverso non troppo velate minacce, si voglia ostentare l’immagine di un assassino ancora oggi in libertà, per perorare la richiesta di  benefici carcerari per coloro che insieme a Matteo Messina Denaro hanno massacrato bambini e ragazzi in via dei Georgofili.

Ancora una volta, onde evitare che altri come noi debbano piangere per una vita intera,  torniamo a chiedere una riapertura  significativa delle indagini sui “mandanti esterni alla mafia” per le stragi del 1993.
Torniamo altresì ad invitare lo Stato a far fronte ai suoi impegni verso di noi, saldando il debito delle cause civili da noi intraprese,  rispondendo così alla mafia che i beni gli saranno sempre confiscati , soprattutto per far fronte ai danni causati alle vittime di scellerate stragi eversive e terroristiche, messe in atto per sovvertire l’ordine democratico dello Stato, cambiando le leggi in favore di “cosa nostra” come si sta facendo da 15 anni a questa parte.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Associazione tra i familiari delle
Vittime della strage di via dei Georgofili

 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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