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Il pentito Campanella sui familiari di Cuffaro PDF Stampa E-mail

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di Alessandra Ziniti - 26 aprile 2008

"Usavano come tramite l´Oasi di Troina". Scatole vuote e fideiussioni doppie "Così i Cuffaro ottenevano gli aiuti". La rete di società di comodo creata apposta da un ingegnere di Castelvetrano.


Il "gruppo imprenditoriale Famiglia Cuffaro". Così lo chiama Francesco Campanella, l´ex amico e consulente dell´ex presidente della Regione diventato collaboratore di giustizia che ai magistrati della Dda di Palermo ha raccontato anche tutti i meccanismi utilizzati per le truffe milionarie grazie ai fondi della 488. Finanziamenti per le imprese e per lo sviluppo turistico-alberghiero sui quali, secondo il racconto di Campanella, avrebbero lucrato non solo mafiosi, affaristi ed imprenditori ma anche la famiglia del neo senatore udc: «Totò, Silvio e Peppe», dice Campanella aprendo uno squarcio inedito sui meccanismi che sarebbero stati utilizzati dai tre fratelli Cuffaro per drenare finanziamenti sui progetti relativi ai loro interessi nel settore turistico-alberghiero. Grazie ad un asse diretto con l´Oasi di Troina di padre Luigi Ferlauto, già finito nei guai per una maxitruffa sui fondi della 488.
In alcuni verbali di interrogatorio inediti resi davanti ai magistrati della Dda di Palermo Giuseppe Pignatone, Maurizio de Lucia e Nino Di Matteo, Francesco Campanella illustra così il meccanismo che lui conosce bene visto che, tra le molteplici attività di Campanella, c´era proprio quella di consulenza e progettazione per le attività da finanziare con la 488. «Avevano fatto tutta una serie di attestazioni bancarie elevatissime, ripetute e false, a nome dell´Oasi di Troina di Padre Ferlauto. Sì, per presentare progetti... «, spiega Campanella riferendosi ai Cuffaro.
A mettere a punto per l´ex governatore e i suoi fratelli il meccanismo di quelle che il pentito definisce "truffe megagalattiche" era un altro Campanella, «un ingegnere originario di Trapani». Ed ecco il meccanismo utilizzato: «Facevano una srl scatola, utilizzavano attestazioni bancarie false o vere duplicate, come nel caso di Oasi, e ottenevano un decreto di finanziamento nel settore turistico-alberghiero. Poi, con una serie di escamotage e compiacenze all´interno dei ministeri e della banche concessionarie, trasferivano, vendendoli, i decreti di finanziamento a società terze e ne lucravano il corrispettivo. Nel caso di Cuffaro, siccome c´era questa amicizia e questi collegamenti politici, lui (l´ingegnere Campanella) faceva le operazioni gratis per cui gli costruiva delle scatole che poi, a decreto ottenuto, sarebbero state utilizzate da Cuffaro per fare una serie di alberghi».
L´ingegnere Campanella di Castelvetrano frequentava Palazzo d´Orleans e riferiva all´allora presidente ma a tenere le fila dei finanziamenti era Silvio Cuffaro. Il Campanella pentito aggiunge ancora: «Proprio con Cuffaro Silvio e con Padre Ferlauto, con la compiacenza della banca istruttoria, che non faceva i riscontri incrociati e con la compiacenza della struttura di padre Ferlauto che aveva questa patrimonialità, avevano duplicato in decine di progetti, le stesse fideiussioni che la struttura "Oasi" era in grado di presentare. Beh, fideiussioni vere, però poi duplicate in 10 progetti diversi».
Fondi della 488, ma anche della 419, e poi Por e Fondi di Agenda 2000. La holding dei fratelli Cuffaro, secondo Campanella, monitorava tutti i flussi di denaro e li drenava per le iniziative loro e dei loro amici: alberghi da Palermo a Selinunte, da Mondello a Pantelleria. La nascita dell´hotel Federico II, in via Wagner a Palermo, di proprietà dei Cuffaro e degli imprenditori Hopps, Campanella la ricostruisce così: «So che Cuffaro acquistò questo immobile che era una ex clinica, per farne un albergo e Franco Bruno ci raccontò di questa cosa che lui aveva fatto: un accordo col Presidente di Sviluppo Italia, una convenzione tra Sviluppo Italia e la Regione Siciliana di prestazione a fronte di un finanziamento che poi i suoi fratelli che gestivano direttamente questo tipo di attività ricevettero regolarmente».

LA REPUBBLICA


CUFFARO QUERELA PENTITO CAMPANELLA, MAI OCCUPATO DI L. 488

(ANSA) - PALERMO, 26 APR
- "Non mi sono mai occupato di 488, di 4.19, di Por, né tanto meno di scatole più o meno grandi. Tra le tante bugie raccontate dal Campanella nei miei confronti queste mi risultano assolutamente inedite. Sarebbe interessante capire per quale motivo spuntano solo oggi". L'ex presidente della Regione Totò Cuffaro commenta così le indiscrezioni, pubblicate oggi dall'edizione locale del quotidiano La Repubblica, riguardanti dichiarazioni rese dal pentito Francesco Campanella davanti ai magistrati della Dda di Palermo. Il collaboratore chiama in causa Cuffaro e la sua famiglia in relazione a presunte truffe per iniziative turistico-alberghiere realizzate attraverso i fondi della legge 488 con "srl scatole e false attestazioni bancarie". "Stavolta però - aggiunge Cuffaro - ho già dato mandato ai miei difensori di presentare querela contro Campanella per tutte le bugie che continua a raccontare contro me e ora anche contro la mia famiglia". Sulla vicenda interviene anche il fratello dell'ex Governatore, Silvio Cuffaro, che sollecita "un confronto diretto con il presunto pentito Campanella per smentire punto per punto tutte le incredibili bugie raccontate da questo venditore di fumo che peraltro mi riservo di querelare".
 
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