Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Wednesday
May 14th
Home arrow La Rivista arrow News arrow Giacomo Greco, l'ultimo pentito di Belmonte
Giacomo Greco, l'ultimo pentito di Belmonte PDF Stampa E-mail

pentimento-web.jpg

di Salvo Palazzolo - 26 aprile 2008
Due settimane fa, Giacomo Greco temeva di essere ucciso. Per questa ragione si è rifugiato in una caserma dei carabinieri: «Sono stato il genero di Francesco Pastoia, il padrino di Belmonte Mezzagno». Così, quel quarantenne dall´aria scanzonata ha cominciato il suo racconto.


Giacomo Greco conosce i retroscena degli omicidi mai risolti della lunga faida di Belmonte: il 14 ottobre 2000, i killer dovevano uccidere anche lui assieme all´imprenditore Antonino Martorana. La sua vita era ormai segnata, solo l´intervento dell´influente suocero evitò il peggio. Adesso, il neo pentito sta raccontato cosa c´era davvero dietro la faida fra le due anime della Cosa nostra di Belmonte, quelle di Benedetto Spera e di Francesco Pastoia, ufficialmente entrambi fedeli al verbo di Provenzano, in realtà in conflitto, fra doppio giochi e tragedie, per la gestione di appalti e potere. Oggi che Spera è in carcere (ormai dal gennaio 2001) e Pastoia è morto (suicida dopo l´arresto del gennaio 2005), a Belmonte altri mafiosi avrebbero già preso il potere: sono loro che Giacomo Greco temeva, loro potrebbero avere architettato l´ultima stagione di intimidazioni durante la campagna elettorale, con un incendio alla porta di casa dei genitori del segretario dell´Udc Saverio Romano, e un altro all´auto dell´assessore comunale alla Legalità, Salvatore Caltagirone, anche lui del partito di Totò Cuffaro.
Greco sa ancora dei segreti della latitanza di Provenzano. Ai carabinieri del Reparto Operativo, diretti dal tenente colonnello Jacopo Mannucci Benincasa, ha già indicato uno dei bunker sotterranei dove il padrino si sarebbe nascosto, in una villa a quattro piani alle porte di Belmonte.
A raccogliere l´ultima confessione di mafia è il sostituto procuratore Marzia Sabella, che aveva già incontrato diverse volte il nome di Giacomo Greco nelle indagini condotte assieme a Michele Prestipino per giungere alla cattura di Provenzano. Erano stati i carabinieri del Ros a delineare ai magistrati la figura del genero di Pastoia in un´informativa molto ben documentata: nel 1998, gli investigatori avevano cercato il capo di Cosa nostra all´autoscuola Primavera di via Daita e si erano imbattuti in un giovanotto dall´aria scanzonata e tanto amante della bella vita che entrava e usciva dalla scuola guida di Carmelo Amato. Era proprio Giacomo Greco: già allora era inserito come socio nella società simbolo del potere dei Pastoia, la Siciliana lavori srl. Più che per meriti imprenditoriali e mafiosi, per il suo matrimonio con Lucia Pastoia. Nel 2004, gli investigatori del Ros erano sulle tracce dei postini di Provenzano, fra Bagheria, Villafrati e Villabate. Nicola Mandalà, Ezio Fontana e Salvatore Badami adoravano il caffè e i dolcetti del bar Santa Rosalia di Villabate, una delle stazioni di posta più efficienti istituite da Cosa nostra. Anche Giacomo Greco prendeva spesso il caffè al Santa Rosalia. E ogni tanto faceva pure qualche puntata alla "Con.sud.tir.", altra stazione della posta mafiosa, a Bagheria. Il genero di Pastoia restava comunque un uomo di seconda linea nel clan di Belmonte, ed era sempre attento a non esporsi più di tanto: anche per questo i magistrati non sono mai riusciti ad arrestarlo.
Poi, Pastoia e i suoi hanno avuto anche un pizzico di fortuna: all´inizio del 2003, ancora gli investigatori del Ros erano riusciti a circondare di cimici e telecamere le giornate del clan di Belmonte. Automobili, case, ville, anche Giacomo Greco era stato «microfonato»: era un´offensiva investigativo-tecnologica senza precedenti. Ma il giorno dopo la scarcerazione del vecchio Pastoia, il 14 giugno, le microspie dei covi più importanti smisero di funzionare, all´improvviso. Il maresciallo Giorgio Riolo, il tecnico più esperto del Ros, aveva già soffiato le indagini a Michele Aiello, il magnate della sanità privata siciliana di recente condannato per associazione mafiosa. Anche di questa fuga di notizie Giacomo Greco potrebbe sapere.
Lui, il neo collaboratore, vive ormai in una località segreta. Negli ultimi tempi, si era trasferito a Catania. A Belmonte, era andato poco prima di scomparire per sempre, sotto la protezione dello Stato. Ma aveva già rotto con la moglie Lucia, che non ha condiviso la sua scelta. Lei è rimasta con i figli a Belmonte. Anche se il cognome Pastoia sembra non essere più rispettato. Il suicidio del vecchio padrino (sorpreso dalle microspie a raccontare troppi segreti, e il progetto di uccidere il figlio di Spera) ha forse salvato i familiari. Ma due mesi dopo, qualcuno fece in mille pezzi la lapide di Pastoia. Brutto segno.

 LA REPUBBLICA
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    copert57.gif In edicola dal 3 marzo 2008

    In questo numero:
    Elezioni politiche 2008 ecco alcuni nomi da non votare a causa di un curriculum discutibile. Con un’operazione da manuale il Ros cattura Pasquale Condello, il “Provenzano” della ‘ndrangheta.
    Scandalo sanità ed arresti eccellenti in Calabria per mafia, droga ed appalti.
    Cosa Nostra è ad una svolta: quali saranno le sue future strategie?

    Risponde per noi il pm Domenico Gozzo.
    Duro colpo alla mafia trapanese: arrestato Grigoli, re della catena Despar e prestanome del boss Matteo Messina Denaro.
    Un verdetto storico: il presidente della Regione Sicilia Cuffaro condannato a 5 anni ed interdetto dai pubblici uffici per favoreggiamento personale a singoli mafiosi.
    Intervista all’avv. Tamburello: un viaggio nell’orrore delle stragi del ’92.
    Gli affari ed i misteri dello Ior, la banca del Vaticano.
    Ed altro ancora…

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Una fase di stasi che prelude nuovi equilibri e nuovi accordi. Dentro Cosa Nostra, a casa nostra, in Italia, ma anche in più parti del mondo.

    Le tre mafie che gestiscono tre intere regioni del nostro Paese stanno subendo, uno dietro l’altro, colpi durissimi da parte delle forze inquirenti tra catture eccellenti come quella di Pasquale Condello e dei più importanti fiancheggiatori dei Lo Piccolo, ingentissimi sequestri di beni e soprattutto con l’individuazione, e in qualche caso anche con l’arresto, di politici, imprenditori e professionisti: un numero abbastanza ragguardevole di cosiddetti colletti bianchi. In particolare Cosa Nostra sembra attraversata da una profonda crisi interna sulla quale hanno agito con grande incisività e intelligenza magistrati e forze dell’ordine arrivando a scardinare completamente, almeno a livello di vertice, l’ impero dei Lo Piccolo che controllava tutta Palermo. Sarebbe il caso di approfittare del momento per sferrare uno o più colpi di grazia, come ad esempio inviando uomini e mezzi a Trapani per catturare Matteo Messina Denaro, ma già si profila la solita maldestra mossa dello Stato che, in ottemperanza alla assurda legge della rotazione degli incarichi, si prepara a smantellare la procura di Palermo. Stessa cosa dicasi per la procura di Reggio Calabria impegnata in delicatissime indagini che coinvolgono alla stessa stregua ‘ndranghetisti e politicanti ...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_100_pixel.jpg

     

    Inserto Terzo Millennio N. 57



    In questo numero:

    l’Europa plaude all’indipendenza del Kosovo, ma Giulietto Chiesa avverte che così è stata innescata una miccia nei Balcani.E’ davvero la Cina il pericolo maggiore per l’emissione di CO2?
    Arrestato il tenente generale Gregorio Alvarez, emblema della feroce dittatura militare uruguaiana: ora finalmente la verità sul periodo più atroce della storia dell’Uruguay. Emergenza acqua: un affare da miliardi di euro l’anno. Appalti, privatizzazioni sospette nel mirino delle indagini giudiziarie. Il presidente del Cipsi illustra la campagna Libera l’Acqua che porterà la preziosa risorsa idrica in 13 Paesi poveri del pianeta. La Funima International si attiva per lo scavo di un pozzo nella regione di Catamarca (Argentina), nella località La Alumbrera. 

     
 

Video

Google Adv

Statistiche

Utenti: 97
Notizie: 3592
Collegamenti web: 103
Visitatori: 681901

Libri

perche-la-mafia-ha-vinto-w.jpg

Libri

la-caccia-web-5.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

teatro-massimo-palermo-1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg