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Antimafia Duemila

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Murales del boss sul retro della cattedrale PDF Stampa E-mail

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24 aprile 2008
Palermo.
il volto del latitante Messina Denaro, al vertice di Cosa nostra dopo la cattura di Provenzano, riprodotto 4 volte con lo stile della pop art di Warhol. Accanto, la scritta "L'ultimo". Per il questore è "un incitamento alla cattura".
 

 

Un grande murales che raffigura il volto del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro è stato disegnato alle spalle della Cattedrale di Palermo, su un muro che delimita piazza Settangeli dalla chiesa. E' un'immagine a colori che sembra imitare lo stile della pop art di Andy Warhol, in particolare il volto di Marilyn Monroe.
Il murales è composto da quattro ritratti, tutti dai colori diversi, che ricalcano una vecchia foto del latitante trapanese, che adesso è al vertice di Cosa nostra in Sicilia. Sembra una riproduzione in serigrafia del volto del capomafia.
Alla base del disegno sono riportati otto simboli (cash) del dollaro statunitense. Accanto, con vernice rossa, è stato scritto: "Messina Denaro $ L'ultimo!". Sulla destra, in alto, è stata lasciata una sigla "F.A." che potrebbero essere le iniziali dell'autore del disegno.
Matteo Messina Denaro, 44 anni, è il capo del mandamento mafioso di Trapani. Ricercato dal 1993, aspira alla poltrona lasciata libera da Provenzano. Il boss nelle sue lettere cita Jorge Amado e Toni Negri e discetta di politica e giustizia. Nella corrispondenza coi suoi affiliati si fa chiamare Alessio o Svetonio.
Ritenuto l'organizzatore e il promotore delle stragi di Roma, Firenze e Milano è stato condannato all'ergastolo. A Matteo piace il lusso, ama le belle donne, la buona tavola, la auto costose e le corse in moto. Dalle indagini emerge che l'intreccio affaristico-politico-mafioso ha protetto fino ad oggi la sua latitanza.
Secondo il questore di Palermo, Giuseppe Caruso, il murales è una incitazione alla cattura del latitante. "L'ideale sarebbe fare spiegare il senso all'autore - ha detto Caruso -. A me piace interpretarlo come uno stimolo a catturare Messina Denaro, anche se non gravita su Palermo". 
LA SICILIA ON LINE


Murales a Matteo Messina Denaro: comunicato stampa dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili


Continua lo scandalo, il mafioso Matteo Messina Denaro condannato all’ergastolo per la stragi del 1993,  e ancora oggi latitante  appare  a Palermo in un murales, in un manifesto.
La mafia ostenta il suo idolo massimo, e si bea del fatto che chi insieme all’organizzazione criminale “cosa nostra” ha concorso alla strage di Firenze del 27 Maggio 1993, si renda garante della latitanza di un macellaio criminale, un terrorista eversivo,  condannato all’ergastolo per strage con sentenza passata in giudicato.
Il massacratore di via dei Georgofili ama le belle donne , il lusso, la buona tavola , le auto costose le corse in moto.
Finiamola con questa vergogna, e da parte di chi deve si arresti l’ultimo latitante della strage di Firenze, si riaprano alla grande le indagini sulla strage di via dei Georgofili e si scriva  una buona volta sugli atti processuali tutta la verità su chi da 15 anni copre questa scandalosa latitanza.
Inoltre si smetta di “menare il can per l’aia” e alle vittime di Matteo Messina Denaro , quelle di via dei Georgofili del 27 Maggio 1993, vengano immediatamente liquidati quei 12 milioni di euro che gli sono stati riconosciuti in sede di   sentenze civili “immediatamente esecutive”, per curarsi dalle gravissime malattie che il bandito e i suoi degni compari, gli hanno procurato con 300 chili di tritolo.
Il 27 Maggio quest’anno sarà il più tragico degli anniversari, perché la mafia non solo ha vinto, ma ballerà sulla cassa dei nostri morti, e alla faccia dei nostri invalidi, tutto questo sarà imperdonabile .

Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili




 
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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
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