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Antimafia Duemila

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di Marco Travaglio - 23 aprile 2008
Se tutto va bene, quello che si profila è un governo coi fiocchi. Aveva ragione chi, prima delle elezioni ma soprattutto dopo, invitava il Pd al «dialogo» perché «Berlusconi è cambiato»: ora è uno «statista» che «vuole passare alla Storia» e bisogna dare una mano. Infatti ha testè mandato definitivamente a picco Alitalia, completando l’opera iniziata nel 2001 e scacciando Air France in quanto «straniera» ora la regala ad Aeroflot dell’amico Putin, che notoriamente è italiana.

Il neostatista avrà al suo fianco come vicepremier Roberto Calderoli, detto Pota, autore della legge elettorale da lui stesso definita «una porcata» nonché coautore della riforma costituzionale della baita. Ieri ha dichiarato al Corriere che farà da «ponte tra Pdl e Pd» (semprechè il Pd regali «tre anni di tregua al governo»: e perché non 5?). Insomma sarà l’uomo del dialogo. Anche con i musulmani, si presume: la maglietta anti-Maometto è sempre pronta sotto la camicia verde. Non bastasse lui, a dialogare con l’Islam provvederà pure il ministro della Salute, il forzociellino Maurizio Lupi, padrino di battesimo di Magdi "Wandissima" Allam la notte di Pasqua. Dopo giorni di discussioni, pare sciolto il nodo del Viminale, dovrebbe andare a Maroni. La scelta è presto spiegata: il Cainano ha chiesto in giro se ci fosse qualcuno condannato per aver picchiato almeno un poliziotto. Gli han risposto: c’è qui Maroni, che nel 2006, durante la perquisizione nella sede della Lega, azzannò il polpaccio di un agente. Perfetto: ministro dell’Interno. Stesso criterio per il rag. Altero Matteoli di An: è stato rinviato a giudizio per aver depistato le indagini su un giro di abusi edilizi all’isola d’Elba, ha varato due condoni edilizi nel ’94 e nel 2004, ha dichiarato che «i bracconieri sono simpaticissimi» e di essere solito andare a pesca di frodo. Dunque sarà ministro dell’Ambiente, per la terza volta. Ancora incerto il ministero della Giustizia: Previti e Dell’Utri non hanno sciolto la riserva. Gianfranco Miccichè, dato per sicuro ministro due mesi fa per convincerlo a rinunciare alla Sicilia, sarà solo vice. Come la volta scorsa. Tornerà all’Economia, dove nel 2003 entrava e usciva l’amico Alessandro Martello per il servizio pronto-coca a domicilio. Bossi, che prima del voto - almeno a sentire il Cainano - era molto «malato» e non ce l’avrebbe mai fatta a fare il ministro, s’è ristabilito e lo farà, col fuciletto a tappo. Se ci va proprio di lusso, avranno un ministero anche Michela Vittoria Brambilla e Gianfranco Rotondi, leader della Dc per l’Autonomia (autonomia da cosa non s’è mai capito: forse dagli elettori). Per MVB pare nascerà ad hoc il dicastero alle Triglie Salmonate. Rotondi, data la conformazione a kiwi del suo cranio, l’avremmo visto bene all’Agricoltura: invece andrà alla Funzione, anzi Finzione, pubblica. Lo spensierato Frattini, elegantissimo ficus della politica italiana, andrà alla Farnesina; ma non se ne accorgerà, tanto il ministro degli Esteri continuerà a farlo il Cainano a Villa Certosa, con Bagaglino al seguito. Per l’angolo del buonumore, la Cultura se la stanno giocando in un ballottaggio all’ultimo esangue Bondi e Bonaiuti (ma potrebbero accontentarli entrambi: James alla poesia e Paolino alla prosa). E, per la serie «Il ritorno dei morti viventi», Lucio Stanca all’Innovazione tecnologica: è, questo Stanca, presenza inquietante e ectoplasmatica, nel senso che nessuno può dire di averlo mai visto con i propri occhi o sentito parlare, qualcuno insinua non sia mai esistito se non nella fertile fantasia del Cainano. Alla Camera baderà Gianfranco Fini, che negli ultimi tempi s’è molto allenato anche a rassettare la cucina e a pulire le scale. Al Senato, ultimo fiore all’occhiello, troneggerà Renato Schifani. A questo proposito, riservandoci di tornare più approfonditamente sul personaggio, segnaliamo al capo dello Stato chi è l’uomo che lo sostituirà quando sarà in viaggio all’estero: negli anni 80, Schifani era socio del futuro boss di Villabate Nino Mandalà (8 anni in primo grado per associazione mafiosa) e dell’imprenditore Benny D’Agostino (condannato per concorso esterno) della società di brokeraggio Siculabrockers. Da Mandalà alla seconda carica dello Stato. Siamo in buone mani.

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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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