| Il ruolo dei Media nella lotta alla mafia |
|
|
|
|
Per un dovere di informazione “Dalla mafia invisibile al silenzio sulle mafie” di Lorenzo Baldo “L’informazione è un elemento decisivo per ogni azione contro la criminalità organizzata”. Per raccontare questo “tavolo” di Contromafie possiamo partire dal titolo del documento conclusivo stilato dal gruppo di lavoro sull’informazione al quale ANTIMAFIADuemila ha aderito. Di primo acchito potrebbe ricordare la citazione di un film, se non altro per lo stato in cui versa l’informazione oggigiorno. Secondo il rapporto 2005 dell’istituto di ricerca americano Freedom House, per quanto riguarda la libertà di stampa, il nostro Paese rientra nella categoria “parzialmente libero”, esattamente al 79° posto della classifica. Di fronte a un simile risultato parlare di informazione come “elemento decisivo” nella lotta alla mafia ci riporta indietro a quella “resistenza” di partigiana memoria ma anche di estrema attualità. Ma allora come è possibile andare oltre quella “resistenza”? E come si può riportare l’informazione al suo ruolo originario per il quale uomini e donne in tutto il mondo hanno pagato con la vita? Soprattutto dopo aver vissuto sulla propria pelle 5 anni di “regime” (votato dall’elettorato italiano) che passo dopo passo ha minato alla base i pilastri della libertà d’informazione in Italia… Le aspettative rivolte in tal senso nei confronti dell’attuale governo scricchiolano ogni giorno di più sotto il peso di quelli che modernamente chiamiamo “inciuci”. Nel mezzo di questo novello mar Rosso ritroviamo la società cosiddetta “civile” che tenta per l’ennesima volta di fare il punto della situazione per riorganizzarsi. Ma il tema mafia e informazione è uno di quelli che non ammette mezze misure o sei a favore o sei contro. E Cosa Nostra da sempre guarda con interesse a chi nel mondo variegato dei media si mette “a disposizione” sull’altare di un riscontro economico; ben consapevole di quanto sia importante “controllare” l’informazione, in entrata e in uscita. Nella giornata “operativa” di Contromafie del 18 novembre 2006 più di 200 persone si sono iscritte al tavolo di lavoro sull’informazione. Nomi noti e nomi sconosciuti, alcuni partecipanti sono intervenuti come relatori e molti altri si sono limitati ad essere semplici ascoltatori. La sera, al termine della sessione di lavoro, siamo rimasti ancora un po’ insieme al nostro “tutor”, il giornalista Roberto Morrione (ex direttore di RaiNews24), il sottoscritto, Manuela Mareso di Narcomafie e la collega di Omicron Patrizia Gugliemi. Bisognava mettere nero su bianco quella mole di idee, progetti e critiche emerse durante la giornata. Giornata che era iniziata affrontando la “deriva culturale” della nostra società che preferisce “l’apparire” invece “dell’essere”. Una deriva nella quale l’informazione subisce (molto spesso volutamente) la “cultura dell’emergenza”, una sub-cultura che si limita a strillare la notizia quando ormai è accaduta, senza un “prima” e senza un “dopo”, dove “l’emergenza” nasconde in realtà problematiche ben note che avrebbero invece bisogno di studi e approfondimenti per poterle risolvere. E invece il versante dell’emergenzialità si ingrossa sempre di più perché queste sono le regole di quel “gioco grande” fatto sulla pelle di una società sempre più assuefatta alla violenza e all’indifferenza. Ma è lo stravolgimento della notizia il vero campanello di allarme citato da buona parte dei relatori. La sentenza di assoluzione nel processo che ha visto imputato di partecipazione ad associazione mafiosa il sen. Giulio Andreotti ha rappresentato un punto cardine nella discussione al tavolo di lavoro. Un vero e proprio simbolo al negativo di come, dal momento dell’emissione di quella sentenza (salvo rarissime eccezioni), l’informazione in Italia abbia ulteriormente sterzato nella direzione del potente di turno che doveva comunque uscirne “santificato”. Poteva essere un’occasione storica per dimostrare con dati alla mano che, nonostante l’assoluzione di un uomo potente, le prove di colpevolezza fino al 1980 erano pesanti come macigni e che per questo la storia l’avrebbe condannato. Ma si è preferito limare, sbianchettare o addirittura reinterpretare le parti più compromettenti prima di pubblicarle o prima di esporle davanti ai riflettori televisivi (salvo quelle rarissime eccezioni sopracitate) per restituire la verginità a un uomo politico servito e riverito a destra e a sinistra. Nell’aula dell’Angelicum l’attenzione è massima, l’analisi di Morrione è precisa e documentata, da vero giornalista che ha vissuto sulla propria pelle una sorta di “censura preventiva” da parte di un ex direttore del Tg1 come Bruno Vespa che “consigliava” i suoi redattori di affrontare il tema mafia come se scrivessero da un paese del nord Europa. Un imbavagliamento all’informazione che l’ex direttore di RaiNews24 ha sempre combattuto anche a costo di rimetterci in prima persona. “Bisogna incalzare tutti i poteri” insiste Morrione con convinzione, mentre mi ritrovo a pensare a tutti quei giornalisti messi a tacere per sempre da quel connubio di poteri forti che lo stesso Falcone aveva già individuato negli anni ‘80. Il messaggio è chiaro, nel concetto etico del giornalismo che non guarda in faccia nessun potere è racchiusa l’essenza di questo mestiere. Il direttore de I Siciliani Pippo Fava prima di essere ammazzato aveva scritto che “un giornalista incapace - per vigliaccheria o calcolo - della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento”. Ma come tutti i grandi uomini anche Giuseppe Fava era stato un precursore dei tempi. Prima di terminare la sua relazione Roberto Morrione ha elencato sinteticamente i punti più importanti delle proposte da avanzare nel documento conclusivo (*che di seguito pubblichiamo) proponendo l’istituzione di un Osservatorio nazionale permanente sull’informazione e dando così il via a un dibattito che ha toccato alcuni nervi scoperti della galassia dell’informazione. Tante le voci che si sono susseguite, ognuna con un suo bagaglio di esperienze, speranze, delusioni, ma con ancora addosso quella voglia di trasmettere ai “novizi” il valore del giornalismo di inchiesta. Attraverso il racconto di Antonella Mascali (giornalista catanese, da anni inviata speciale del network milanese Radiopopolare), abbiamo rivissuto gli anni dell’omicidio di Pippo Fava e di tutto quello che la sua morte ha provocato in alcuni giovani che proprio dal suo sacrificio hanno deciso di diventare giornalisti. Stessa passione nelle parole dell’inviato del Tg3 Fabrizio Feo che ha ricordato gli anni delle inchieste sulla Camorra, con il boss del contrabbando di sigarette Michele Zaza e le sue dichiarazioni ambigue, ma non troppo, sull’area “grigia” di Berlusconi. Ma come si può oggi fare l’inviato speciale se un direttore o un capostruttura limitano la libertà dell’inviato stesso? La domanda per nulla retorica martella in testa a qualcuno dei presenti che si chiede come è possibile tornare a fare giornalismo di inchiesta con questa televisione e questi giornali. Ed è lo stesso Francesco La Licata, scrittore e giornalista de La Stampa, a spiegare molto chiaramente che “il problema dell’informazione è soprattutto politico”. “La politica si è appropriata dei media - sottolinea La Licata - e i giornalisti hanno rinunciato alla critica e all’autonomia in cambio di soldi e di carriera”. Un quadro pietoso ma tristemente vero, ripreso egregiamente dalla scrittrice Lidia Ravera che con graffiante ironia e altrettanta obiettività ha sbattuto in faccia a tutti il problema della “mentalità mafiosa” di cui si può essere anche “portatori sani”. “Il controllo politico sulla Rai è mafia!” ha sentenziato la Ravera senza mezzi termini chiedendosi poi dove sia andata a finire la meritocrazia quando sui media rimbalzano festosamente le storie di chi fa carriera vendendo corpo e anima. Applausi scroscianti e tanta amarezza di fondo. “La mafia è un problema di tutti” ha ricordato Nino Rizzo Nervo, consigliere Rai, ex direttore del Tg3, mettendo in risalto la “responsabilità del servizio pubblico” nei confronti dell’informazione sulla criminalità organizzata. Ma come non ricordare gli anni recenti dove la maggior parte dei servizi ai Tg della Rai censuravano o “addolcivano” ogni riferimento politico collegato ad inchieste giudiziarie?! E non è che il primo periodo della Rai del dopo-Berlusconi abbia dato tanti segnali di discontinuità in tal senso… Al momento di intervenire, dopo un piccolo bilancio sullo stato dell’informazione, passo subito alle proposte che come ANTIMAFIADuemila intendiamo avanzare al gruppo di lavoro: il ridimensionamento del segreto di Stato (soprattutto per i crimini di mafia); una legislazione più snella capace di erogare realmente fondi da destinare ad iniziative editoriali indipendenti; una legislazione che vigili e regoli i fondi destinati ai cosiddetti “giornali di partito” (che molto spesso sono dei “foglietti” sconosciuti che ricevono centinaia di migliaia di euro a fondo perduto dallo Stato); una legislazione che impedisca il radicamento nel territorio di un vero e proprio monopolio dell’informazione (come nel caso della Sicilia con l’editore Mario Ciancio); e infine una legislazione che tuteli il giornalista nel suo diritto di critica, ridefinendo i parametri della diffamazione a mezzo stampa. Ed è motivo di orgoglio per la nostra redazione aver visto inseriti nel documento finale del gruppo dell’informazione, che a sua volta è confluito nel manifesto conclusivo di Contromafie presentato al presidente della Camera Fausto Bertinotti, alcuni punti che avevamo proposto: il ridimensionamento del segreto di Stato e una legislazione più snella e concreta nell’erogazione fondi per iniziative editoriali indipendenti. Altri punti prospettati da ANTIMAFIADuemila erano stati precedentemente proposti dal nostro tutor e da altri partecipanti che avevano già individuato le problematiche da affrontare e le possibili soluzioni. Fra i successivi interventi dei componenti del gruppo alcuni spunti interessanti li ha lasciati l’avv. Michele Costa, figlio dell’ex procuratore di Palermo Gaetano Costa, assassinato dalla mafia il 6 agosto 1980. L’avv. Costa si è addentrato nella mafia “in simbiosi” con lo Stato, arrivando al “Dna della sicilianità” e alla struttura politica e militare di Cosa Nostra. Tutte realtà che secondo Michele Costa devono essere conosciute a fondo e che la stampa “ha il dovere di raccontare.. dall’inizio alla fine”. E proprio sul nodo irrisolto della stampa che si occupa di mafia Manuela Mareso, caporedattrice di Narcomafie, ha spiegato le difficoltà del suo lavoro legate spesso a una sorta di “autocensura” preventiva fatta per evitare querele milionarie che arrivano dai politici inquisiti e dagli avvocati dei mafiosi. Una vera e propria spada di Damocle sospesa sopra ogni voce “libera” che si rispetti. L’intervento dell’ex presidente del tribunale dei minori di Catania, Giovan Battista Scidà, ha suscitato profondo rispetto e ammirazione per questo anziano giudice che si ostina a gridare tutta la sua indignazione nei confronti dello scempio della giustizia di questi ultimi anni inquadrando il problema che ruota attorno al “caso Catania”. L’appello di Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano, assassinato dalla mafia il 6 gennaio 1993, ha mirato a tenere accesa la memoria del padre per stimolare a mantenere vivo un giornalismo che non si piega. Ma di fronte allo scenario sconfortante di quei cronisti pronti a fare interviste “in ginocchio” al politico di turno non resta molto ottimismo a riguardo. Antonio Conte, rappresentante dell’associazione MegaChip, fondata dal giornalista (ora europarlamentare) Giulietto Chiesa, riporta l’attenzione dei presenti sul ruolo che dovrà avere il futuro Osservatorio nazionale sull’informazione e cioè quello di uno “strumento di lotta culturale” lontano da qualsiasi condizionamento esterno. La rabbia di chi sente fino nella sua parte più intima il mestiere di giornalista emerge con prepotenza nelle parole di Lucio Tomarchio, redattore di Casablanca, il nuovo mensile fondato da Riccardo Orioles e Graziella Proto sulla stessa impronta de I Siciliani di cui Riccardo, Graziella e Lucio facevano parte. Partendo dalla proposta di una nuova legislazione in materia di erogazione di fondi pubblici per l’editoria indipendente Tomarchio elenca i nodi da sciogliere per tornare ad un’informazione libera e che faccia inchiesta; soprattutto in una terra come la Sicilia dove il monopolio dell’informazione non dispiace affatto a Cosa Nostra, anzi. E sempre per rimanere nel campo della libertà di stampa interviene lo storico e giornalista Carlo Ruta, recentemente condannato a 8 mesi di reclusione da un giudice monocratico di Messina (dopo aver subito l’oscuramento del suo sito accaddeinsicilia.net), per aver pubblicato inchieste su vicende di mafia, corruzione etc. alcune delle quali inerenti la morte del giornalista Giovanni Spampinato. Carlo Ruta ha raccontato di come è riuscito ad aprire un nuovo sito finalizzato al giornalismo di inchiesta (www.leinchieste.com) e della sua battaglia per la depenalizzazione dei reati di opinione. Al termine della sessione di lavoro Roberto Morrione ha evidenziato con convinzione come senza una vera informazione libera non ci siano grandi possibilità di invertire quello che è un reale problema per la democrazia. Così come afferma l’ex direttore di RaiNews24, di fronte al progredire sistematico delle varie forme di criminalità organizzata assistiamo a un vuoto di informazione che comporta una duplice responsabilità: da un lato isola quanti ad ogni livello si oppongono alla criminalità organizzata nei territori occupati dalle mafie. Dall’altro lato lascia via libera ad interessi economici e politici che determinano le scelte editoriali attraverso una rete di reciproci favori e di convenienze coincidenti di fatto con gli interessi mafiosi e di altri poteri occulti, come la massoneria deviata e i servizi deviati. Da sempre il giornalismo italiano ha dovuto subire pesanti condizionamenti e pressioni da parte del potere economico e politico. Pochi sono quelli che sono riusciti a mantenere la schiena dritta e molto spesso chi ci ha provato ha dovuto pagare con la vita la propria onestà. 11 giornalisti uccisi dalla mafia rappresentano un prezzo altissimo per un Paese “civile”. Ma l’Italia è quello stesso Paese dalle tante stragi impunite, un Paese “civile” che si è macchiato delle leggi “ad personam” e “contra personam”. E allora forse non dovremmo stupirci più, soprattutto se metà del Paese continua a votare una determinata classe politica. O forse si, possiamo ancora sorprenderci di tanta meschinità magari recuperando l’indignazione e il disgusto così da riprenderci quella dignità che hanno provato a toglierci come cittadini e come giornalisti. Probabilmente in futuro gli storici descriveranno questo periodo storico come una sorta di nuovo Medio Evo dell’informazione dove la libertà di stampa era solo una foglia di fico del “potere”. Un motivo in più per vendere cara la pelle come si suol dire e continuare, ognuno nel proprio ambito, grande o di nicchia che sia, a rendere onore alla professione di giornalista. Scrivere, raccontare, denunciare, fare rete, esigere una maggiore tutela della libertà di informazione da chi ci governa affinché istituiscano una legislazione premiale per tutte le realtà editoriali alternative ai grandi gruppi. E infine tramandare ai posteri cosa è stata e cos’è oggi la lotta alla mafia, la difesa della democrazia, la libertà di espressione, riappropriandoci della forza della parola che da sola a volte ha mosso le montagne. Lorenzo Baldo box1 Il documento finale del gruppo di lavoro Riportiamo di seguito un ampio stralcio del documento conclusivo stilato dal gruppo di lavoro sull’informazione: Proposte di ordine legislativo -Per la tutela del diritto di cronaca, come attesta con forza un dossier di Narcomafie documentando i casi aperti da pesanti condanne giudiziarie, inflitte nell’indifferenza della stampa, è ora di impedire legislativamente che rivalse strumentali di ordine economico possano minacciare l’esercizio della cronaca, della ricerca e di critica, come un’arma alla tempia della libertà di stampa. - Subito dopo è necessario un reale ridimensionamento del Segreto di Stato che ancora oggi viene usato e abusato da tutti i governi. In certi casi, dove pezzi deviati delle istituzioni siano stati complici della mafia o abbiano comunque “coperto” reati gravi, se non verrà abolito il Segreto di Stato non avremo mai né Verità nè tantomeno Giustizia. - L’istituzione di una legislazione più snella e priva di lungaggini burocratiche, che favorisca realmente l’erogazione di fondi pubblici da destinare alla nascita e allo sviluppo di iniziative editoriali alternative di interesse sociale e culturale, rivedendo contestualmente l’attuale regolamentazione del finanziamento pubblico all’editoria per quanto concerne l’erogazione di fondi da destinare ai giornali cosiddetti “di partito” quando facciano capo a fittizie formazioni politiche. Proposte di ordine editoriale e organizzativo -Chiediamo alle grandi aziende editoriali, ai giornali quotidiani e periodici, alla Rai, a Mediaset, a Sky, a La7 un impegno nuovo e continuo, che si esprima in reportages, rubriche di approfondimento attente al territorio, all’azione sociale e formativa nelle scuole, per la radio e per la tv con spazi di palinsesto organici e mirati, nella certezza del buon ascolto che ha sempre premiato l’informazione completa e coraggiosa. - Riteniamo importante l’ulteriore sviluppo di una stagione di cinema, teatro e radiotelevisione che sia maggiormente incentrata su vicende e personaggi che hanno fatto la storia della lotta alla mafia, cercando tuttavia contestualmente un adeguato aggiornamento di attualità, che inquadri le storie, le promuova, le riporti al più completo svolgimento dei fatti, in modo da evitare, pur riconoscendone l’intrinseco valore, un uso puramente spettacolare e dispersivo. Ciò implica evidentemente una cultura complessiva e una gestione dei palinsesti intelligente, rispettosa del diritto del pubblico alla conoscenza della complessità e della portata di queste pagine della nostra storia recente. Una proposta nuova -Il gruppo di lavoro sull’informazione propone la costituzione di un “Osservatorio nazionale permanente sull’informazione in merito alle mafie e alle sue connessioni”. Ne dovrebbero fare parte la Fnsi, le Associazioni stampa delle regioni colpite dalla criminalità organizzata e coinvolte nella offensiva economica, l’Usigrai, Articolo 21, Libera, il premio Alpi per l’inchiesta televisiva, Avviso Pubblico, l’Osservatorio sulla criminalità della Cgil, le altre iniziative editoriali impegnate in questi campi sul territorio. Fra i suoi compiti, quello dell’interlocuzione continua, delle richieste e delle segnalazioni alle aziende di comunicazione e alle redazioni giornalistiche, l’appoggio e la formazione della stampa e degli audiovisivi locali nei territori a rischio con particolare riferimento ai giovani reporter e ai tanti volontari impegnati nelle diverse forme di cronaca e di ricerca multimediale sull’illegalità. Pensiamo pertanto anche a seminari su base regionale e nazionale, a corsi di formazione, stage volontari di studenti delle Scuole di giornalismo da inviare periodicamente presso giornali ed emittenti nelle regioni del Meridione più esposte, d’intesa con le loro università per formarsi sul campo in queste tematiche e insieme partecipare all’impegno delle redazioni locali. L’iniziativa promuoverà ogni anno un premio giornalistico, con l’aiuto e il patrocinio di istituzioni della Repubblica, che certamente non si tirerebbero indietro. L’Osservatorio dovrebbe avvalersi di un proprio nucleo redazionale on-line collegato alle associazioni e ai soggetti partecipanti, oltre che con i giornali, le emittenti, i siti, raccogliendo documentazioni, proposte, richieste d’intervento. Il segretario della Fnsi ha già espresso disponibilità per ospitare e organizzare tecnicamente il nucleo. ANTIMAFIADuemila N°51 |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
|
| Leggi tutto... |
|
La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
|
|
In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |