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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
''Con il comune in mano'' PDF Stampa E-mail
Assoluzione e patteggiamento a Trapani  per Costa e Fratello
di Rino Giacalone



Un doppio processo. Due politici che per essere giudicati rispetto all’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa hanno scelto strade diverse tra quelle dei cosiddetti riti alternativi. Sono gli ex deputati regionali siciliani dell’Udc David Costa e Norino Fratello. Il primo è stato giudicato con il rito abbreviato, ed stato assolto con la formula del 2° comma dell’art. 530 del codice e cioè quella che ha assorbito l’ex assoluzione per insufficienza di prove; l’altro ha patteggiato a 18 mesi la stessa accusa, dopo avere firmato dinanzi ai magistrati della Dda di Palermo sette verbali dove ha svelato una serie di intrecci tra la politica e la mafia, tra Alcamo e Marsala, e che sembrano potersi allargare a mezza Sicilia. C’è ancora un terzo processo in corso nei confronti di un altro politico, sempre trapanese, l’ex senatore marsalese del Psi Pietro Pizzo, che ha scelto invece il giudizio ordinario dinanzi al Tribunale di Marsala e che quando ha deciso di parlare davanti ai giudici pur di giustificare in qualche modo i 100 milioni di lire pagati agli emissari della mafia per favorire il figlio, Francesco, nelle elezioni regionali del 2001, ha detto che quei soldi usciti fuori dal suo conto corrente sono semmai serviti a pagare i compagni di partito di mezza provincia: pur sempre di politica sporcata da reati si tratta, un voto di scambio, ma non con la mafia. Tra le pagine dei giudizi, tutti scaturiti dalle indagini della squadra Mobile di Trapani, andate sotto la sigla dell’”operazione Peronospera”, le vicende politiche elettorali ed amministrative non risalenti a decenni addietro, ma appena all’altro ieri, alle ultime più recenti elezioni, amministrative e regionali. Tra condanne e assoluzioni e procedimenti in corso, ci sono una serie di elementi che confermano come Cosa Nostra nel trapanese è ancora forte e presente. Non spara ma riesce ad inquinare la cosa pubblica e l’economia, ricicla i soldi della droga e dei traffici di armi, riscuote il pizzo e vende gli appalti pubblici corrompendo i pubblici funzionari. La rete è vasta. Cosa Nostra nel 2001 a Marsala grazie al capo mafia latitante Natale Bonafede fece campagna elettorale. E i voti a disposizione erano così tanti che addirittura non fu solo uno il politico sostenuto, secondo i magistrati furono David Costa, Norino Fratello e Pietro Pizzo. Lo sportello della compravendita di voti funzionò con più “clienti” che pure non pagavano poco, tariffa minima 100 milioni. Lo dicono gli atti giudiziari, i racconti di alcuni collaboratori di giustizia ritenuti credibili da diversi giudici, come l’ex vigile urbano Mariano Concetto, o ancora i racconti di alcuni dei politici che si trovarono a tirare le fila di questi rapporti, come l’ex consigliere comunale Udc Enzo Laudicina. La conclusione di alcuni processi dicono che non tutti i politici coinvolti lo erano perché in combutta con Cosa Nostra, ma alcuni conoscevano bene chi fossero i mafiosi e comunque le persone che contavano. E poi se non ci sono le ammissioni scritte a verbale, ci sono le intercettazioni, come una serie di colloqui tra consiglieri comunali di Marsala, che mostrano di avere contezza dell’esistenza di un “patto” tra la politica e la mafia. I mafiosi durante il 2001 a Marsala si diedero da fare, e lo dicono i pentiti, lo tradiscono le discussioni intercettate durante un paio di summit. “Tale attività - sostengono i magistrati della Procura antimafia di Palermo Massimo Russo e Roberto Piscitello - non fu il frutto di una scelta maturata da singoli appartenenti alla famiglia mafiosa nella qualità di semplici elettori - non quindi la risultante di una personale, legittima determinazione politica di condivisione del programma elettorale e/o di sostegno per un proprio eventuale rappresentante democratico, nell’ambito dell’esercizio del diritto costituzionale di voto del mafioso cittadino - quanto, invece, la conseguenza di una precisa deliberazione del vertice stesso della famiglia mafiosa marsalese, facente capo a Natale Bonafede, che ritenne strategicamente di mobilitare l’organizzazione per sostenere elettoralmente alcuni candidati”. Bonafede decideva con chi trattare dei politici venuti a bussare alla sua porta nonostante la latitanza, che trascorreva in una villetta alle porte di Marsala, dove nella notte del 31 gennaio 2003 venne scovato dalla Polizia e dove si celava anche il boss mazarese Andrea Manciaracina, l’uomo che vent’anni prima era stato notato da un poliziotto intrattenersi a colloquio riservato con l’allora ministro degli Esteri Giulio Andreotti, in una stanza di un albergo a Mazara. Fu una influenza precisa quella determinata da Cosa Nostra nelle faccende politiche marsalesi. Se l’ex senatore del garofano Pietro Pizzo mancò nel 2001 la candidatura a sindaco, che lui cercò di ottenere, fu proprio perché i mafiosi non vollero e questo volere guarda caso ricalcava quello di una parte della politica. Questa la ricostruzione fatta dai magistrati: Mariano Concetto, l’ex vigile, uomo d’onore, propose a Natale Bonafede di sostenere la candidatura di Pizzo, ma il deputato Udc David Costa osteggiava questa candidatura e Bonafede decise di seguire questo indirizzo. Concetto così spiegò: “Essendo Pizzo un politico di vecchia data, il timore di Costa era quello che una volta eletto Sindaco si sarebbe riappropriato della città”. Ma per non dispiacersene completamente su una richiesta Pizzo fu appoggiato, quella della nomina a presidente del Consiglio comunale, carica che rivestiva quando nel 2004 venne arrestato. Ma l’ex vigile urbano fornisce un ulteriore elemento che spiega perché Bonafede non voleva dispiacersi con Costa: “Questi (Costa ndr) aveva il Comune in mano”. Frase che già gli investigatori avevano già ascoltato in diretta, durante un colloquio tra due mafiosi. Nelle pagine giudiziarie questa storia è finita sotto il cosiddetto “teorema”, Costa non pagò il sostegno alla mafia per le elezioni perché in cambio sarebbe stato in grado di rendere altri favori, il controllo del Comune qualunque fosse stata l’amministrazione eletta. Manca per il gup però la prova della disponibilità di Costa in questi termini, tanto che è stato assolto, ma il resto della storia è cosa certa: nel corso delle indagini gli investigatori hanno ricostruito anche la rete politica e ricondotto all’on. Costa, esponente del centrodestra, la nomina di due assessori all’interno della Giunta di centrosinistra guidata dal notaio Galfano. Questo uno dei passaggi dei verbali firmati dall’ex consigliere comunale Udc Enzo Laudicina, che ha di recente patteggiato per le accuse di mafia e turbativa d’asta una condanna a un anno: «Ribadisco, come ho già riferito in precedenti verbali, che David Costa si è disimpegnato dal sostegno elettorale al candidato sindaco Giuseppe Galfano, che rappresentava la sua coalizione (centrodestra ndr), appoggiando invece, nel ballottaggio, l’attuale sindaco Eugenio Galfano (centrosinistra ndr). Mi risulta personalmente, per averlo sentito dallo stesso Eugenio Galfano e da persone (soprattutto consiglieri comunali)  che lo avevano appreso da Costa stesso,  che al di là della loro collocazione politica, Costa poteva contare non solo su persone addette ai servizi amministrativi (Ornella Adamo e successivamente Maria Celona) del Comune di Marsala, ma anche sullo stesso sindaco e su esponenti della Giunta (l’arch. Carla Giustolisi e l’avv. Paolo Paladino). Ed infatti uno dei primi atti compiuti dal neo sindaco Galfano, su indicazione di Costa è stata la nomina di un componente del cda della casa di riposo “Giovanni XXIII” - se mal non ricordo, nella persona di tale Maurizio, credo Campanella, amico di Costa e cugino di Stefano Pirotta, consigliere comunale in quota Costa. Questa persona venne poi sostituita dall’avv. Salmeri, uomo vicino a Costa, che questi aveva indicato originariamente quale assessore della Giunta del candidato sindaco dott. Giuseppe Galfano. Ancora, nei primi mesi del  2002, l’Amministrazione Comunale affidò in comodato al padre dell’arch. Giustolisi, amico della famiglia Costa, un immobile sito in contrada Rakalia, quale sede dell’associazione Garibaldina di cui è presidente il predetto Giustolisi, di fatto distraendolo dalla sua originaria destinazione per la quale era stato chiesto ed ottenuto anche un finanziamento regionale. Con lo stesso atto deliberativo- se mal non ricordo- al personale che lavorava presso gli scavi archeologici, attività che tradizionalmente è stata nella sfera d’influenza del Costa padre (Enzo, ex deputato e assessore regionale Psdi ndr) e del figlio David, è stato concesso di dormire nella suddetta struttura.  Tra gli atti compiuti dall’amministrazione di Eugenio Galfano, su indicazione di Costa deve essere annoverato anche il trasferimento di Ornella Adamo alla direzione del Giardino d’infanzia. Tale trasferimento, che ridimensionava i poteri della Adamo, aveva scopo punitivo per l’appoggio che l’Adamo aveva concesso a Norino Fratello nelle elezioni regionali del 2001. Al suo posto venne nominata Maria Celona. Devo aggiungere che in seguito la Adamo si è riavvicinata a Costa. Sempre su indicazione di Costa, l’Amministrazione guidata da Eugenio Galfano ha nominato un componente dell’assemblea dell’Asi di Trapani, persona di cui non ricordo il nome, forse Intorcia e comunque vicina politicamente al Costa. Costa, ribadisco, poteva contare su persone interne all’amministrazione comunale, sia sugli organi politici che quelli amministrativi».Uno degli affari scoperti è stato quello delle coop sociali. Che significa, in altri termini, aggiudicazioni di appalti pubblici di servizi e disponibilità di occupazione, scambio di favori e mantenimento di un giro di clientele che servono contemporaneamente alla politica ed ai mafiosi. Un fax che di fatto metteva nelle condizioni il Comune di Marsala di prorogare l’assegnazione del servizio di gestione di un asilo nido comunale arrivò nel gabinetto del sindaco dall’assessorato alla Presidenza della Regione, all’epoca guidato dall’on. Costa, che di fatto nessuna competenza aveva in merito. Dietro quell’appalto un soggetto “socio” dell’on. Costa. Dagli atti processuali. «Dai verbali delle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti è emerso pacificamente la riferibilità - in termini politici - al Costa della cooperativa sociale Airone, sopratutto in ordine alla capacità del Costa di sollecitare l’assunzione di personale. È emersa la diretta ingerenza del Costa - finalizzata a rendere concretamente operativa la predetta cooperativa - nelle determinazioni del Comune di Marsala.  Ed invero, non può non essere evidenziato come il fax formalmente riferibile all’assessorato regionale della famiglia delle politiche sociali e delle autonomie locali - relativo al parere secondo il quale l’amministrazione comunale di Marsala avrebbe potuto procedere alla proroga delle convenzioni in corso senza bandire ulteriori gare, e che, anzi, la Giunta di Marsala avrebbe dovuto revocare le gare già indette - veniva trasmesso in data 29 dicembre 2003 direttamente al sindaco di Marsala dall’on. Costa....Ancora, per quello che più direttamente rileva quanto alla natura delle controprestazioni poste in essere dal Costa in favore della famiglia mafiosa di Marsala in esecuzione del patto con essa stipulato, particolare attenzione desta l’assunzione presso l’asilo nido di Contrada Sappusi di una nipote di Pino Bonafede, uomo d’onore marsalese, già condannato all’ergastolo , avvenuta per espressa ammissione della stessa interessata - Rossana De Stefano - su interessamento dell’on. Costa».




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Ora che ci penso bene...


Faccia a faccia con i magistrati antimafia di Palermo aveva detto, era il 1° dicembre 2005, di avere visto un giorno, il 1° maggio del 2001, il deputato Udc David Costa giungere ad un appuntamento elettorale con l’auto blu della Regione accompagnandosi al boss latitante Natale Bonafede. Poi per iscritto il 10 giugno 2006 ha fatto marcia indietro. Un ricordo che da certo è diventato incerto, e così Giuseppe Galfano, medico di Marsala, candidato del centrodestra alle ultime elezioni amministrative per la carica di sindaco della sua città, ha chiesto di «cancellare» quella sua deposizione. Lo ha fatto con una lettera scritta a mano, autografa, finita agli atti del processo all’ex deputato Costa, assolto dalle accuse. Galfano ha raccontato di avere preso spunto per la sua nuova riflessione, quando era finita con grande risalto sulle cronache delle indagini a carico dell’ex assessore regionale, da un reportage tv sugli «errori giudiziari». «Non voglio giustificare nulla – ha scritto – voglio solo chiarire gli errori commessi in buona fede, ricordi poco nitidi che si sono trasformate in dichiarazioni accusatorie». La vicenda risale al 1° maggio 2001, un pranzo in casa di alcuni cugini del medico-candidato, si era in periodo elettorale. Galfano ha raccontato una prima volta che in quell’occasione vide Costa giungere, con l’auto dell’Assemblea Regionale Siciliana, con il boss mafioso all’epoca pure latitante, Natale Bonafede. «Ci avrei giurato che era stato così – ha poi esposto – ma ho fatto dei riscontri e mi sono reso conto che ho commesso un errore. Spero che anche voi abbiate avuto gli stessi riscontri». Galfano ha spiegato di conoscere Bonafede ma di averlo incontrato, anche a casa di parenti, quando non era latitante. In una paginetta, un foglio scritto in modo fitto ha tolto così, senza contraddittorio, una pesante ombra sulle frequentazioni dell’ex deputato Udc. Un gesto che Galfano ha compiuto con così tanta convinzione, anche con un certo trasporto: «La giustizia va sempre servita e aiutata. Se dovreste intravedere – ha detto rivolto ai magistrati – il benchè minimo sospetto di malafaede o falsità processatemi e condannatemi». C’è anche un retroscena. Mentre la magistratura verificava il racconto del medico Giuseppe Galfano (prima che questi ritrattasse), un teste, di quelli indicati da Galfano quale presente al pranzo elettorale, addirittura cominciò a rispondere alle domande dei magistrati prima ancora che queste gli fossero rivolte, parlando proprio di quella giornata in cui sarebbe avvenuto quell’incontro. Il teste in questione era una persona anziana che ha mostrato di avere una perfetta conoscenza e memoria di quanto accaduto 5 anni prima, e che ha finito con il confermare il contenuto della nuova versione dei fatti fornita dal dott. Galfano. Il teste poi ha spiegato ai pm che il ricordo era nitido perché un’altra persona, anche questa sentita dopo come teste, si era premurata di rinfrescargli il ricordo prima che lui giungesse a Palazzo di Giustizia, «così da rispondere in modo corretto». Resta un fatto però che i dettagli di quell’incontro Galfano molto tempo prima che esplodesse l’inchiesta li aveva raccontati all’on. Massimo Grillo. «Durante quella campagna elettorale - comunali del 2001 - in più di una occasione Galfano – ha detto ai pm l’on. Grillo – facendo riferimento a quello strano movimento di voti, mi disse che diversi uomini politici erano attorniati da soggetti poco raccomandabili. In precedenza, durante le campagne elettorali politiche e regionali del 2001, il dott. Galfano - sebbene in maniera molto prudente e per niente esplicita - mi aveva già detto che qualche uomo politico locale, frequentava soggetti in rapporto con la malavita, dicendomi anche che era solito incontrare latitanti. Di tale circostanza mi parlò anche in tempi precedenti a queste competizioni elettorali. Qualche giorno dopo l’esecuzione della misura cautelare a carico del Costa, Galfano - nel commentare l’arresto e nel rilevare che non si trattava di una esagerazione dei magistrati - ebbe a dirmi che, anzi, vi erano ulteriori gravi elementi nei confronti del Costa che gli constavano personalmente. Mi ha detto, in particolare, che in una occasione aveva visto Davide Costa insieme a Natale Bonafede. Non si è soffermato sui particolari, ma mi ha detto che erano seduti a tavola tutti insieme».Tempo dopo per iscritto ai pm Galfano ha ammesso di avere «fantasticato» l’accaduto.
R.G.


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C’era una volta…


Autobiografia di un politico. Norino Fratello ex deputato regionale dell’Udc, alcamese, ha patteggiato l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa con una condanna a 18 mesi. Prima di arrivare dinanzi al gup del Tribunale di Palermo, ha firmato sette verbali rispondendo alle domande dei magistrati della procura antimafia di Palermo. Chiusi i conti con la giustizia è tornato in politica (ci aveva tentato nel frangente facendo candidare suo fratello alle regionali, ma l’Udc ha stoppato la candidatura, forse più perchè si trattava di un «politico pentito» che per altro) ed ha fondato un suo movimento, «I Moderati». Ex consigliere comunale di Alcamo, dapprima con il Psdi poi con Rinnovamento Italiano, Norino Fratello è arrivato all’Udc dopo essere passato per Democrazia Europea e il Ccd. Era il 2001, e si votava per le regionali. «Accettai la proposta per il Ccd fattami dagli onorevoli Francesco Paolo Lucchese e David Costa, ma a farmi la corte erano anche Forza Italia, Margherita e Sdi. La garanzia che mi fu data dagli esponenti Ccd fu quella che se Costa arrivava prima di me avrebbe optato per il listino di Cuffaro». Ha fornito l’elenco dei supporters, e ha cominciato a parlare di quel commerciante marsalese Enzo Zerilli che silente partecipava alle riunioni della politica in nome e per conto dei boss hanno poi scoperto i poliziotti della Mobile che indagavano sulle ramificazioni della mafia nel tessuto economico e politico di Marsala. I verbali dell’on. Norino Fratello sono un continuo crescendo e delineano una tela ramificata di rapporti, chiamano in causa altri politici, come l’ex deputato Dc Pino Giammarinaro, si citano rapporti con soggetti non proprio limpidi. Fratello ha confermato che della squadra assessoriale del presidente eletto della Provincia, Giulia Adamo, oggi deputato regionale di Forza Italia, nel 2003 doveva far parte su sua indicazione (suggerita) l’arch. Rosario Esposto, l’ingegnere capo a Marsala arrestato due anni addietro per mafia: «C’era l’accordo, poi arrivò il veto della Adamo. Era una cosa incomprensibile, poi mi si fece sapere che per conoscere ragioni di quella esclusione bisognava parlare con i magistrati di Palermo». In effetti all’epoca le indagini antimafia erano avviate, e qualcosa sul lavoro investigativo di tanto in tanto fuggiva via. L’on. Fratello per esempio ha svelato ai pm che l’allora assessore regionale ai Lavori Pubblici Guglielmo Scammacca della Bruca più di una volta gli parlò dell’indagine sul suo collega assessore David Costa. L’assessore Scammacca, tecnico “scelto” dal Governatore Cuffaro in occasione della prima elezione diretta, non è uno qualsiasi, Fratello ne ha parlato come di un «influente massone».Gli affari della mafia marsalese, che servivano anche a foraggiare i desideri della politica, in termini di clientele, passano anche attraverso la gestione di diverse cooperative sociali. L’on. Fratello ha confermato di avere saputo in anticipo di aggiudicazioni di appalti. Vicende e controverse politiche che si discutevano alla presenza di boss mafiosi. Come quando Fratello dovette attendere oltremodo la decisione dell’on. Costa, che eletto sia nella lista Ccd che nel «listino» del Governatore Cuffaro, nelle regionali del 2001, si attardava nel dichiare l’opzione, in modo da lasciare il seggio Ccd a Fratello che per voti lo seguiva a ruota. L’on. Fratello ha così parlato di un incontro a casa di un politico marsalese, Tonino Augugliaro,«consigliere politico di Costa, più di un padre per David», ha spiegato, presente un boss mafioso, Michele Piccione. Sullo stesso tema ci fu anche un incontro a tre con Costa e Fratello presso la segreteria dell’ex deputato andreottiano Pino Giammarinaro. «Giammarinaro disse testualmente: “ma chi glielo faceva fare a Costa di spendere tanti soldi per la campagna elettorale se poi il seggio deve scattare per te?”. La interpretai come richiesta di denaro e dissi che ero disponibile». Un giorno l’on. Fratello ha raccontato inoltre di avere incontrato Enzo Costa, padre di David, anche lui, ai tempi della «prima repubblica», ex deputato e assessore regionale in quota Psdi, e gli fece una richiesta con una battuta buttata lì per lì, «desiderava un orologio regalato da comprare presso una nota gioielleria di Palermo». Nei verbali dell’on. Fratello è ricorrente il nome di Pino Giammarinaro, assolto dalle accuse di mafia ma sottoposto per 4 anni alla sorveglianza speciale, circostanza questa che non gli impedì di candidarsi, anche lui nel 2001, alle regionali, con la lista del Biancofiore, sfiorando l’elezione. Con Costa ci sarebbe stato uno stretto legame: «Del gabinetto assessoriale di Costa facevano parte uomini di Giammarinaro, come Gerolamo Di Giovanni e Franco Regina (attuale deputato regionale, eletto nelle elezioni dell’anno scorso candidato in una lista civica sponsorizzata da Cuffaro)». Sono ricchi di particolari i verbali dell’on. Fratello che con i magistrati ha parlato anche di studi professionali legati ai politici e a imprenditori «chiaccherati» in grado di occuparsi di finanziamenti 488 e «agenda 2000».Un quadro a tinte fosche viene descritto dall’on. Norino Fratello anche riguardo il centrosinistra della sua città, Alcamo, dove non mancherebbero episodi di trasversalismo politico che univano a dire di Fratello soggetti come «Costa e Papania (senatore della Margherita), passando per Turano (deputato Udc) e Giammarinaro (ex deputato Dc, andreottiano)».
R.G.


ANTIMAFIADuemila N°52

 
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