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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Per una cultura della legalità PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Per una cultura della legalità
Medici e magistrati uniiti contro la Malasanita'
Ancora intimidazioni al Centro Padre Nostro
Informazione e Potere
Da Portella a    Brescia.Dibattito sulla prima strage di Stato


XII Giornata della memoria
e dell’impegno


Da 12 anni ogni 21 marzo l’associazione Libera commemora la giornata della memoria e dell’impegno ricordando i nomi delle vittime di tutte le mafie. Quest’anno l’appuntamento si è svolto a Polistena, un piccolo paese di 11.000 abitanti in provinvia di Reggio Calabria dove ha sfilato un lunghissimo corteo fatto di studenti, associazioni, genitori e figli per gridare no a tutte le mafie. Dopo una breve salita per le vie del paese arriviamo alla piazza principale di Polistena, più di trentamila persone, giunte da ogni parte d’Italia, insieme ai 250 familiari delle vittime della mafia. Dagli altoparlanti si udivano i 700 nomi di persone uccise dalla criminalità organizzata. Nomi di esponenti delle forze dell’ordine, di magistrati, di agenti di scorta, di giornalisti, ma anche di uomini e donne comuni, di ragazzi, di bambini, anche in tenera età. Tutti uniti dallo stesso tragico “destino”. Ammazzati dalla furia mafiosa, alcuni di questi condannati a morte da Cosa Nostra anni prima dell’escuzione, altri uccisi quasi in contemporanea alla decisione della Cupola. Altri ancora assassinati “casualmente” perché si trovavano nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Nella voce dei familiari di queste vittime vi era tutto il dolore mai sopito, la sete di giustizia mai appagata, la rabbia, e in alcuni casi la rassegnazione di chi non ha più speranza di avere giustizia. La musica di un violino faceva da sottofondo mentre quei 700 nomi venivando scanditi lentamente. Al termine della lettura dei nomi sono iniziati gli interventi di alcuni relatori. Dopo il saluto del sindaco di Polistena e del presidente della Regione Calabria è stata la volta del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che ha ribadito l’impegno di tutta la magistratura italiana nel volere ricercare verità e giustizia. Il padre di Michele Fazio (il ragazzo sedicenne ucciso nel 2001 a Bari, finito per caso in mezzo a una sparatoria fra clan rivali), ha preso successivamente la parola per ringraziare Don Ciotti e il sindaco della città. Di seguito Nando dalla Chiesa ha ricordato l’importanza della scuola nella formazione di una coscienza civile contro la mafia. Successivamente il viceministro agli Interni Marco Minniti ha ribadito pubblicamente la sua intenzione di riportare la lotta alla mafia fra le priorità del governo. Di fatto dopo il primo anno dell’attuale governo di centrosinistra la lotta alla mafia non è stata assolutamente inserita fra le priorità governative. L’attuale presidente della commissione antimafia Francesco Forgione ha iniziato il suo intervento puntando sull’importanza di colpire la mafia nei suoi patrimoni, togliendoglieli e riassegnandoli alla comunità, soffermandosi infine sull’importanza di una classe politica più “pulita”. Ma è proprio in Italia che la classe politica sta toccando i punti più bassi a livello di collusioni con la criminalità organizzata e che paradossalmente proprio nella stessa commissione antimafia ha inserito due esponenti politici condannati in via definitiva (Paolo Cirino Pomicino, Nuova DC, e Alfredo Vito, Forza Italia, condannati in via definitiva rispettivamente per finanziamento illecito e per corruzione). Il ministro delle politiche giovanili Giovanna Melandri ha sottolineato la sua volontà a sostenere i progetti delle giovani generazioni promettendo pubblicamente un impegno in tal senso da parte del suo ministero. Infine, dopo l’appello ad avere giustizia di un ultimo familiare di vittima della ‘Ndrangheta è stata la volta di Don Ciotti per le conclusioni. Con voce spezzata, di chi non smette mai di gridare con il corpo e con l’anima, con il volto segnato dalla sofferenza e dalla stanchezza infinita ha preso il microfono e per un istante ha fissato la piazza gremita di persone. “Ho solo una domanda da porre a tutti, ma proprio a tutti, nessuno escluso” ha esordito don Luigi. “Voglio porre una domanda alla nostra coscienza. Pongo una domanda alla coscienza di tutti. Di chi è la responsabilità di tutto questo sangue innocente? Ognuno risponda nella sua coscienza, perchè è troppo facile dire <<mafiosi>> è troppo facile dire <<politica>>, <<istituzioni>>. Il problema non è l’Ndrangheta, siamo noi!! Possibile che 133 famiglie di ‘Ndrangheta debbano tenere in ostaggio la Calabria?? Tocca a noi ribellarci dentro e trovare la forza e il coraggio!! Pongo questo interrogativo: qual è la nostra quota di responsabilità, quello che noi di più dobbiamo fare? Le parole sono stanche. Sono anni che sento parlare… anni..”. Ed è a quel punto che don Ciotti si è girato verso tutti quelli che prima di lui erano intervenuti e che erano rimasti sul palco in religioso silenzio. Con una forza incredibile li ha guardati e indicandoli uno a uno ha detto loro: “Voi che avete preso la parola, nella vostra coscienza, così come a tutti noi: assumiamoci la nostra quota di responsabilità, senza delegarla agli altri. E, soprattutto, diciamo basta!! Basta!.”.
L.B.



 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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