| Allarme ‘ndrangheta al nord |
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Preoccupazione dalle massime autorità per la penetrazione della criminalità calabrese di Riccardo Castagneri “E’ solo revival mediatico” così il capo della Direzione Distrettuale Antimafia, Maurizio Laudi, liquida i media che lo incalzano dopo gli avvenimenti degli ultimi tempi e l’arresto di Rocco Lo Presti. “Non esistono indicazioni che ci inducano a pensare a recrudescenze del fenomeno mafioso in Piemonte e Valle d’Aosta, né tantomeno situazioni di emergenza” aggiunge il magistrato. In Piemonte si è verificato per la prima e sinora, unica volta, in una regione del Nord, l’applicazione di un provvedimento relativo allo scioglimento di amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose. Nel maggio del 1995 è stato sciolto il consiglio comunale di Bardonecchia, provvedimento al quale seguirono diversi arresti di imprenditori e politici locali, imputati peraltro assolti al termine dei tre gradi di giudizio. I primi segnali della presenza della criminalità organizzata nell’area metropolitana di Torino, risalgono agli anni settanta, quando indagini accertarono il coinvolgimento di soggetti affiliati alla ‘Ndrangheta nei numerosi sequestri di persona avvenuti dal 1973 al 1984, con le vittime trasportate e custodite in Aspromonte. Furono i provvedimenti dei soggiorni obbligati a favorire ed incentivare il fenomeno mafioso in Piemonte, che, come sottolinea Gian Carlo Caselli, si diffuse a macchia di leopardo, soprattutto nelle zone in cui venne registrato un considerevole sviluppo dell’imprenditoria edile, la Val di Susa ed il canavese, dove i gruppi mafiosi si inserirono nel settore edilizio attraverso il subappalto ed il controllo nell’assegnazione dei lavori. Giungendo agli anni novanta, clan criminali siciliani e calabresi controllavano praticamente ogni attività illecita, spaziando dal traffico di stupefacenti e di armi, sino all’ estorsione ed al controllo del mercato della prostituzione. A Torino il territorio era in mano al clan dei Catanesi, un’articolazione territoriale dei Cursoti, quartiere roccaforte di una formazione criminale di Catania, rivale della più potente organizzazione siciliana dell’epoca, la famiglia di Nitto Santapaola e dei Calderone. A Torino, il gruppo dei Cursoti operava nel settore delle bische clandestine, del gioco d’azzardo e delle estorsioni, ma la più parte dei proventi illeciti derivava dal traffico di stupefacenti: lo smercio della droga acquistata a Milano, avveniva a Torino. Il declino dei Catanesi coincise con la crescente egemonia dei gruppi calabresi. Dal 1991 al 1994, un cartello formato da ‘ndrine, attraverso una società di comodo con sede in Svizzera, importò dal Venezuela undici tonnellate di cocaina. Ovviamente cominciarono ad essere riscontrati intrecci tra mafia e politica, tra mafia ed imprenditoria, si passava dal controllo della manodopera al controllo dei voti, soggetti legati alla ‘Ndrangheta esercitavano una crescente influenza sulla società locale. Nella città di Torino la criminalità organizzata calabrese trova storico riferimento nei clan di Gioiosa Jonica, rappresentati dalle famiglie Ursini, Belfiore e Mazzaferro. La prima cintura e la provincia erano controllate da Pronestì, Agresta e Marando, originari della Locride. Nel 2000 emerse l’esistenza dei Morabito e dei Bruzzaniti di Africo, collegati direttamente con altre organizzazioni operanti in Puglia ed in Lombardia. Queste formazioni criminali mantengono collegamenti con il territorio da cui provengono, tanto da indurre il capo della Procura di Torino, Marcello Maddalena, ad affermare “Volpiano significa essenzialmente Platì, mentre Orbassano è una piccola fetta della Locride”. E’ indispensabile sottolineare che in Piemonte si evidenziarono notevoli differenze con il sistema operativo delle organizzazioni mafiose tradizionali, soprattutto per le difficoltà di creare intrecci e collusioni al di fuori del mondo illegale. Proprio però, per questo motivo, per la mancanza di manifestazioni eclatanti, esistono quelle che gli inquirenti definiscono “zone rade”, dove le attività di contrasto si dimostrano più difficoltose proprio perché il controllo del territorio da parte dei gruppi criminali non è serrato. L’attività repressiva della Dda ed i conseguenti processi hanno inconfutabilmente indebolito l’organizzazione mafiosa sul territorio, rendendola meno profonda ed articolata di quanto fosse fino al 2000., anche se gli investigatori del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri sono convinti che “Torino continua a rimanere strategica per quanto concerne il traffico di droga, considerata punto di transito e d’arrivo, inoltre non è da escludere che il Piemonte possa essere, per le organizzazioni criminali calabresi, terra di riciclaggio”. L’atteggiamento tendenzialmente cauto della Magistratura torinese rende però difficoltoso il lavoro degli organi investigativi: la difficoltà a ravvisare il reato previsto dalla 416bis, costringe i Ros, la Dia, il Gico e lo Sco a perseguire singolarmente i comportamenti illeciti come semplici reati, non come disegni criminali più complessi frutto della pervasività dell’associazione mafiosa. Certo è che esistono personaggi riconducibili a famiglie mafiose, ma è praticamente impossibile inquadrarli in un contesto di criminalità organizzata. Il capo centro della Direzione investigativa antimafia di Torino, Loretta Bignardi, ci conferma che nel solo secondo semestre 2006 le operazioni finanziarie sospette, in Piemonte, sono state oltre 250, concorda con il procuratore Laudi sul fatto che non vi siano fenomeni eclatanti, ma aggiunge “Esistono segnali precisi che vanno interpretati, così come esistono personaggi interessanti e situazioni che vanno monitorate, magari migliorando il coordinamento tra le forze di polizia”. Gian Carlo Caselli spiega “L’antimafia non si fa solo con le manette. Lo Stato dovrebbe essere meno soggetto che sottrae beni al mercato per sequestrarli e più soggetto che risana i pozzi inquinati dell’economia. L’entità dei beni confiscati in Piemonte risulta inferiore rispetto alle altre regioni italiane, forse perché qui sono facilmente più occultabili che altrove”. Anche il comando territoriale della Guardia di Finanza si allinea sulle posizioni delle altre forze di polizia che contrastano la criminalità organizzata “La situazione è abbastanza tranquilla, ma indubbiamente occorre maggiore attenzione per quanto riguarda il territorio in quanto terra di investimenti. A tale scopo è stato creato un gruppo interforze per lo specifico controllo degli appalti. Poi se consideriamo che certe aree vengono considerate ideali per l’accoglienza di criminali latitanti, ancor più sarebbe delittuoso abbassare la guardia”. Dall’osservatorio di Libera don Ciotti denuncia “A Torino rispetto alla prostituzione, emergono situazioni riconducibili alla Camorra, per quanto riguarda l’acquisto delle ragazze extracomunitarie. Questo è un dato su cui bisogna riflettere. Perché si stanno affacciando su un nuovo mercato? Non tocca a me dirlo, però questa presenza c’è. La spiegazione sta nel decreto legislativo 286/98 in base al quale viene concesso il permesso di soggiorno alle ragazze che collaborano, denunciando i loro aguzzini. Questo comporta per gli sfruttatori sempre maggiori rischi. Di qui l’intervento delle organizzazioni criminali italiane che comprano le ragazze, e, con lungimiranza, innalzano la loro percentuale di guadagno fino al cinquanta per cento”. Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, poco tempo fa confidava “Al Nord, soprattutto in Piemonte emergono recrudescenze dei fenomeni criminali mafiosi, risultano trasformazioni nell’economia e nella politica e la conseguente capacità di adeguamento delle organizzazioni mafiose. Attenzione a non ridurre la questione meridionale a questione criminale, perché gli insediamenti mafiosi al Nord ed il ruolo centrale della cittadella finanziaria significano riciclaggio e reinvestimento di capitali illeciti”. ANTIMAFIADuemila N°53 |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
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terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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