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Il Pd ai siciliani è sembrato un meteorite PDF Stampa E-mail

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di Saverio Lodato - 18 aprile 2008
I numeri parlano. Ed è inutile girarci attorno. Trentacinque punti di distacco fra Raffaele Lombardo e Anna Finocchiaro sono troppi, quasi un’enormità, per collocare il "voto siciliano" nella media del quadro, sia pure negativo, dei risultati nazionali. Questa è una regione che non elegge da nessuna parte Rita Borsellino.


E il dato appare più vistosamente allarmante se raffrontato a quello delle regionali di due anni fa, quando il divario fra candidati di Unione e Casa delle Libertà si fermò attorno agli undici punti. Cosa è successo nel frattempo? Cosa spiega una gelata che ha lasciato attonito il gruppo dirigente del neo partito democratico? Cominciamo col dire che l’ingloriosa fine di Totò Cuffaro (prontamente risorto con l’elezione al Senato nelle liste UDC), non è mai stata vista dai siciliani come una tragedia. Tutto il contrario. E’ scattato, a livello di massa, un meccanismo di solidarietà con la "vittima". Vittima di persecutori sistemi giudiziari. Vittima di una "ingenerosa" campagna dei media sulla vicenda dei cannoli. Vittima, in una parola, di un’antimafia che qui, tranne rarissime eccezioni e lodevoli parentesi, viene vista come fattore di paralisi dello sviluppo se non addirittura identificata con il personalismo di singoli magistrati.
Risultato: il centro destra non ha pagato un prezzo per la vicenda Cuffaro, non lo ha pagato per avere spinto anticipatamente i siciliani alle urne. Poi si è fatto sentire - e molto- il giudizio negativo sul governo Prodi non considerato "amico" della Sicilia. Bastava andare in giro per le strade delle grandi città per rendersi conto che anche categorie e ceti popolari, stretti da nuove forme di povertà, si sentivano traditi - a torto o ragione – nelle loro aspettative. In generale, si può dire che il centro sinistra, questa volta sotto il nuovo simbolo Pd, quindi appena nato, con radici non solidamente piantate, non conosciuto a livello di massa per il suo logo, è stato percepito come il consueto meteorite romano. Vediamo alcuni passaggi della politica italiana e siciliana. Il centro sinistra governò in Italia dal 1996 al 2001. Alle politiche 2001, la Sicilia rispose con quel famigerato 61
a 0 ( a tutto vantaggio del centro destra) che stupì l’Italia intera,ma non solo. Anche in quel caso, il divario fra i due schieramenti fu di 30 punti. Appena qualche giorno dopo, per le regionali, Cuffaro fu eletto per la prima volta presidente della regione battendo Leoluca Orlando con il 58 per cento dei voti (stretto parente di quel 60 per cento che oggi santifica Lombardo). Andò al governo il centro destra, e ci restò sino al 2006. A questo punto, in occasione delle nuove politiche, la Sicilia si divise quasi equamente fra i due schieramenti. Un solo dato: alla Camera il centro sinistra elesse 26 deputati, contro i 28 del centro destra; al Senato raggiunse 11 eletti, 15 quelli del centro destra che però, allora, inglobava l’Udc di Casini. Come si vede, allora, i siciliani non sono prevenuti, in linea di principio, rispetto a una prospettiva di rinnovamento. Ma vogliono essere convinti.
Certo. Qui è tutto più difficile che altrove. Il sistema di potere, anche quando non gode di ottima salute, dimostra una straordinaria capacità di tenuta. E la Sicilia, infatti, nel 2006, pur suddividendosi quasi equamente fra i due schieramenti, fu la regione che diede maggiori soddisfazioni al cavaliere Berlusconi. Riprendiamo il ragionamento. Dal 2006 al 2008, torna il centro sinistra. E siamo ad oggi. Alla prima occasione elettorale utile (politiche più regionali), la Sicilia torna un’altra volta armi e bagagli dall’altra parte. Se volessimo dunque adoperare una formuletta, diremmo che i 35 punti che separano Lombardo da Anna Finocchiaro, altro non sono che la fotocopia del 61 a 0: il 30% appunto. Secondo Beppe Lumia, eletto senatore, le liste presentate dal Pd in Sicilia hanno avuto un "doppio difetto": "Erano poche, e non riuscivano a coprire
l’intero territorio. Per le politiche, sono rimaste scoperte intere province: dal ragusano al siracusano, dal nisseno a parte del trapanese. A livello regionale, la lista Finocchiaro non era presente a Enna,Caltanissetta, Siracusa. Non solo. Le liste, in generale, esprimevano poco rinnovamento, essendo un mix fra la riproposizione di parlamentari uscenti e, nel caso delle politiche, candidati paracadutati dall’alto."Quanto ai candidati paracadutati dall’alto, si tratta di nomi pubblicati dai giornali: dal ministro Giuseppe Fioroni, capolista in Sicilia occidentale (ha optato per il Lazio), a Pierdomenico Martino, portavoce di Franceschini; da Enzo Carra alla radicale Rita Bernardini; daRicardo Levi, sottosegretario di Prodi a Marco Causi, ex assessore di Roma ad Anna Maria Serafini. A conti fatti, su 7 deputati eletti alla Camera, in Sicilia occidentale, i siciliani sono 4; 5 su 8, in Sicilia orientale; al Senato, sei su sette. Ora se teniamo conto che il centro destra, alle politiche e alle regionali, ha schierato in tutto un paio di "stranieri", si capisce cosa intendano i siciliani quando considerano il centro sinistra né più né meno che un meteorite che in campagna elettorale piomba da Roma sulle loro teste.
Secondo Antonello Cracolici, riconfermato alla regione: «Perdiamo in Sicilia sull’onda di un giudizio pesantemente negativo nei confronti del governo Prodi. Ma per le regionali non siamo riusciti a presentare un’idea credibile di nuova Sicilia. E in questo gli elettori hanno considerato più affidabili gli esponenti del Centro Destra».
Infine, Tonino Russo, eletto alla Camera e vicesegretario ds: «Il Pd è ancora un cantiere aperto, assai più fragile che in altre zone del paese. Qui siamo spesso troppo salottieri e incapaci di capire i problemi della vita quotidiana della gente. Le liste nazionali del Pd avevano troppi pochi candidati impegnati in campagna elettorale e nei quali gli elettori potessero riconoscersi. A livello regionale, le liste hanno sofferto del potere di interdizione dei deputati uscenti per garantirsi nuovamente la rielezione». Insomma: il meteorite ha tante facce.

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