| Silvio, giu' le mani da Piersilvio |
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di Marco Travaglio - 18 aprile 2008 Anche il Riformatorio di Polito, nel suo piccolo, invita il Pd a schierarsi con Pdl e Lega: guai a fare opposizione, men che meno «in piazza». Meglio arrendersi subito. Consegnarsi con le braccia alzate. L’ideale sarebbe confluire nel Pdl, per semplificare ulteriormente il quadro politico. È interessante questa new wave dell’eterno conformismo italiota: si parte fingendo di spiegare la vittoria di Berlusconi e Bossi, e si finisce dopo tre righe a sostenere che, siccome hanno vinto, hanno ragione su tutto. Qualunque cosa abbian detto, dicano o diranno, è giusta e sacrosanta. Perché «hanno preso i voti». È il teorema di Massimo Giannini: la vittoria è un «condono tombale sui processi e sul conflitto d’interessi». Tesi foriera di appassionanti sviluppi. Se, puta caso, un leghista incontra un marocchino e gli fracassa il cranio a legnate, potrà giustificarsi così: «Di che ti lamenti, negher: non lo sai che ho avuto i voti e posso fare quel che voglio?». Se un fascistello incontrasse una bella ragazza e decidesse di stuprarla lì, su due piedi, potrebbe zittirla citando qualche dotto editoriale: «Abbiamo vinto, dunque abbiamo ragione. A prescindere». In fondo è quel che sta accadendo dalle parti del Cainano, che negli ultimi cinque giorni ha trovato il modo di occuparsi due volte di Annozero («Santoro e Travaglio continuano a fare un uso criminoso della tv pubblica, qualcosa che in una moderna democrazia non si dovrebbe permettere») e due volte dell’Unità («mi calunnia» andrebbe «dismessa»). Ma, diversamente da quando gli editti bulgari provocavano qualche reazione, stavolta non reagisce nessuno. È normale: con quei voti può fare ciò che vuole. Anche riprendersi la Rai (peraltro già sua) o cacciare un’altra volta Santoro (per poi dire di essere stato frainteso, perché «io sono l’editore più liberale che sia mai comparso sulla scena, lo diceva anche Montanelli») o tagliare i viveri all’Unità. Il diritto al dissenso non è più contemplato. Resta la libertà di applauso. Almeno di qua delle Alpi. Al di là, invece, si continuano a dire cose normali. La commissaria europea Neelie Kroes ha risposto a un’interrogazione degli europarlamentari Catania, Fava, Chiesa, Musacchio, Berlinguer, Napoletano, Frassoni, Agnoletto, Morgantini e Guidoni sul sistema televisivo italiano. 1) «Il Consiglio di Stato dovrà applicare l’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia sul risarcimento a Europa7». 2) Per «la violazione delle direttive» da parte della legge Gasparri, che apre il digitale terrestre solo ai soggetti già presenti sull’analogico, cioè a Rai-Mediaset, «la Commissione ha già intrapreso un’azione per porre fine alle violazioni»: cioè ha denunciato l’Italia alla Corte di Giustizia per farla multare nel caso in cui non smantelli la Gasparri. 3) La Commissione «controllerà che la decisione della Corte di giustizia sia pienamente applicata dall’Italia». Il punto 3 significa che, mentre il Consiglio di Stato risarcirà Europa7 per la mancata assegnazione delle frequenze occupate da Rete4 (priva di concessione), «l’Italia» - cioè il governo Berlusconi III - dovrà «pienamente applicare la sentenza»: cioè spegnere Rete4, accendere Europa7 e smantellare la Gasparri. Ora, è improbabile che il tacchino salti spontaneamente nel pentolone di Natale: ergo si preannuncia una bella guerra tra Italia e resto d’Europa per salvare la bottega del Cainano. Al quale Fedele Confalonieri, dall’assemblea dei soci Mediaset, ha rivolto un severo monito: «Ci auguriamo che il nuovo governo sottrarrà la questione televisiva alla dimensione di arma politica e strumento di ricatto a cui era stata ridotta in questi ultimi due anni». Piersilvio Berlusconi, dal canto suo, ha intimato al futuro premier Silvio Berlusconi di «lasciarci lavorare nella normalità», senza «favoritismi né penalizzazioni». Ecco: si levi dalla testa di penalizzare di nuovo Mediaset come l’altra volta con leggi liberticide come il falso in bilancio, le rogatorie, la Cirami, la Cirielli, il lodo Schifani, la Pecorella, la Frattini, la Gasparri e il decreto salva-Rete4. Non correre, papà: a casa c’è qualcuno che ti aspetta. Ora d’aria L'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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