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''Onorata sanita''', Crea resta in carcere PDF Stampa E-mail

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di Paolo Toscano - 17 aprile 2008
Reggio Calabria.
Domenico Crea resta in carcere. Il gip rigetta l'istanza di revoca per motivi di salute. Ininfluenti le dimissioni da consigliere regionale.



Il gip Roberto Lucisano ha rigettato l'istanza di revoca o di sostituzione della misura cautelare presentata dai difensori del consigliere della Regione Calabria dimissionario, arrestato il 29 gennaio scorso nell'ambito dell'operazione "Onorata sanità" condotta dai carabinieri del comando provinciale.
La richiesta di ottenere quantomeno gli arresti domiciliari era stata fondata dagli avvocati Nico D'Ascola e Michele Albanese sulle condizioni di salute del detenuto. Condizioni ritenute non compatibili con la permanenza in regime carcerario o, in ogni caso, tali da esporre l'indagato a gravi rischi perdurando la misura restrittiva della detenzione.
Il gip Lucisano, lo stesso magistrato che, su richiesta dei pm della Dda Francesco Scuderi, Salvatore Boemi, Mario Andrigo e Marco Colamonici, aveva firmato l'ordinanza di custodia cautelare che aveva portato in carcere 9 persone e altrettante ai domiciliari, ricevuta l'stanza aveva disposto accertamenti sulle condizioni di salute di Domenico Crea.
Il perito incaricato, ha concluso sostenendo che nessuna condizione patologica riscontrata fosse incompatibile con il regime carcerario e tutte le patologie riscontrate erano suscettibili di controlli diagnostici e adeguate terapie in corso di detenzione.
Basandosi sul responso della perizia, il gip ha concluso rilevando che la pericolosità delle condizioni di salute del detenuto sottolineata nella consulenza di parte, non aveva carattere di attualità.
Gli avvocati D'Ascola e Albanese, con una istanza successiva, avevano sottolineato la circostanza delle dimissioni da consigliere regionale, comunicate con telegramma inviato al presidente del Consiglio regionale, indicandolo come elemento sopravvenuto, idoneo al superamento della presunzione di pericolosità, così come prevista dal codice.
Il gip Lucisano, analizzando questo aspetto, ha concluso al momento della pronuncia le dimissioni non potevano reputarsi operative in assenza di una pronuncia da parte del consesso regionale (sul punto, infatti, il Consiglio sarà chiamato a pronunciarsi domani). Ma c'è un altro aspetto che il giudice ha considerato determinante ai fini della sua decisione: concordando in pieno con il parere espresso dall'ufficio del pubblico ministero, Lucisano ha rilevato che la condotta criminosa ascritta a Crea non è stata realizzata dall'interessato quale consigliere regionale ma nella fase precedente, con il raggiungimento di accordi con contesti rappresentativi della criminalità organizzata in vista del raggiungimento dell'obiettivo dell'elezione alla Regione e dell'attribuzione di un ruolo di primo piano nella scelta di uno degli assessorati più remunerativi.
Riprendendo argomenti trattati nelle pagine dell'ordinanza che ha dato origine all'operazione "Onorata sanità", frutto dell'inchiesta dei carabinieri su infiltrazioni della 'ndrangheta nel comparto della sanità calabrese e sui collegamenti tra le cosche e la politica, il gip Lucisano ha ribadito che l'ampiezza dei collegamenti intrattenuti e la vastità degli interessi illeciti perseguiti sul piano dell'arricchimento patrimoniale sono circostanze che non possono considerarsi eliminate dalla manifestata intenzione di lasciare l'incarico istituzionale. E a tal proposito, a sostegno del concetto espresso, il giudice sottolinea la capacità manifestata da Crea nell'esercitare pressioni su ambienti istituzionali, emersa soprattutto e in modo eclatante – secondo Lucisano – anche con riferimento alle procedure di autorizzazione e accreditamento di "Villa Anya", la casa di cura privata di proprietà della famiglia del politico. Nella sua ordinanza il gip riconosce che la giurisprudenza richiamata dalla difesa trova applicazione in contesti quando si registri l'allontanamento dell'indagato dagli scenari politici-istituzionali dove si è registrata la condotta incriminata, ma non la ritiene confacente al caso di Crea che avrebbe realizzato il comportamento illecito nella fase antecedente il conseguimento del risultato elettorale, dando prova di avvalersi in via sistematica di un'ormai acquisita posizione di preminenza in abito locale.

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