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Caso Fortugno: indagato Chiaravalloti. PDF Stampa E-mail

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di Giuseppe Lo Re - 17 aprile 2008
Catanzaro.
Notificato il provvedimento di conclusione di indagine su presunti danni provocati al reparto di Pronto soccorso a Locri. Spunta anche il nome dell'ex presidente della Giunta regionale calabrese.



Partita con quattro indagati, l'inchiesta sulla gestione del pronto soccorso di Locri ha "raccolto" per strada un nome eccellente: c'è anche l'ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, tra i cinque destinatari dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. Il fascicolo accende i riflettori sui presunti danni provocati all'allora primario del reparto di pronto soccorso, Francesco Fortugno, poi diventato vice presidente del Consiglio regionale e ucciso il 16 ottobre 2005 davanti a un seggio delle primarie dell'Unione.
La notifica della conclusione delle indagini preliminari riguarda, oltre a Chiaravalloti, anche Luigi Giugno (all'epoca dei fatti medico dirigente di primo livello presso la divisione di medicina generale dell'ospedale di Locri), Manuela Stroili (ex direttore generale dell'Azienda sanitaria di Locri), Giovanni Filocamo (prima assessore regionale alla Sanità, poi commissario straordinario dell'Asl 9 di Locri) e Giovanni Luzzo (ex assessore regionali alla Sanità). Tutti gli indagati sono accusati di abuso d'ufficio in concorso; a Giugno e Filocamo il pm contesta anche la concussione.
L'inchiesta di De Magistris ha preso le mosse proprio dalle denunce di Fortugno e riguarda fatti accaduti tra il 1998 e il 2005. Secondo le accuse mosse dalla Procura di Catanzaro, i cinque indagati avrebbero intenzionalmente arrecato un danno ingiusto al vice presidente del Consiglio regionale, nella sua qualità di primario del pronto soccorso dell'ospedale di Locri, procurando allo stesso tempo un ingiusto vantaggio patrimoniale a Filocamo, Giugno e Stroili. L'operazione contestata riguarda la divisione del reparto di pronto soccorso-accettazione-astanteria e medicina d'urgenza, di cui era responsabile Fortugno, con la conseguente creazione del nuovo reparto di medicina d'urgenza e astanteria. Quest'ultima struttura doveva  essere assegnata, sempre secondo l'accusa, a Luigi Giugno, per il quale il pm sostiene sia stato formulato anche un bando ad hoc. La divisione, secondo il pm, ha creato un doppione di reparto e sottratto posti alla divisione di medicina, con spreco di denaro e impegno di personale sottratto dagli altri reparti. La ricostruzione dell'accusa affronta anche altri aspetti, a partire dai mancati interventi dell'assessorato regionale alla Sanità, passando per il tentativo di allontanare Fortugno dall'incarico di primario. L'ex vice presidente del Consiglio regionale sarebbe stato ostacolato perché attraverso le sue segnalazioni, i suoi esposti e i suoi appelli a varie autorità avrebbe evidenziato presunte illegalità nella gestione dell'Asl di Locri, puntando l'attenzione sullo sperpero di denaro pubblico, la gestione di forniture, le gare e gli appalti, le consulenze esterne, le assunzioni, la gestione del personale la formazione dei bilanci. Citata dall'accusa anche la decisione di sopprimere l'ufficio ispettivo dell'Azienda sanitaria di Locri perché avrebbe dato "fastidio" alla presunta gestione illegittima della stessa Asl. Dalle stesse relazioni del servizio ispettivo,è emerso che «il direttore generale ha concretato con il suo operare – si legge in un documento agli atti dell'inchiesta – una macroscopica violazione di legge nello scindere l'unità operativa di pronto soccorso, attivando le procedure concorsuali per la copertura di un posto praticamente, oltre che giuridicamente, inesistente».
A Chiaravalloti il pm contesta di non aver adottato alcuna decisione per ripristinare la legalità nella gestione dell'Asl locrese. E ciò, secondo De Magistris, nonostante fosse stato «direttamente e personalmente, per iscritto e verbalmente», informato della fondatezza delle denunce di Fortugno e della situazione esistente nell'Azienda sanitaria. Nel provvedimento di conclusione di indagine, infatti, si riferisce che, oltre a Fortugno (firmatario di numerose interpellanze nella qualità di consigliere regionale), anche l'allora assessore alla Sanità, Valerio Rossi, avrebbe chiesto all'ex presidente della Regione di prendere provvedimenti con la massima urgenza, in seguito ad una relazione ispettiva da lui stesso disposta. Lo stesso Rossi avrebbe deciso di dimettersi, secondo l'accusa, dopo avere riscontrato la mancata volontà politica di creare in Calabria una sanità più efficiente e trasparente. La concussione contestata a Filocamo e Giugno, secondo il pm «uniti da indubbia amicizia e legami di natura economica», riguarda il presunto abuso dei rispettivi poteri per favorire il dirigente medico. I due, infatti, avrebbero indotto dirigenti di Asl e Regione a creare e rendere operativo il posto di medicina d'urgenza e astanteria, nonché a non dare seguito alle denunce e alle segnalazioni formulate anche da Fortugno sulle vicende dell'Azienda sanitaria locrese.Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati. Solo dopo il pm potrà avanzare le richieste di archiviazione o di rinvio a giudizio.

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