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L'eroe silente PDF Stampa E-mail

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di Marco Del Gaudio - 11 aprile 2008
Il pensiero del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli sulle recenti dichiarazioni del senatore Marcello Dell'Utri. Ieri (*), con estrema pacatezza, Marcello Dell’Utri ha tradotto in termini politici un ragionamento assai comune in una fascia non secondaria dell’elettorato. Mangano è un eroe.




E ciò non “nonostante” sia stato condannato all’ergastolo per reati commessi in relazione ad attività di una organizzazione mafiosa, ma proprio per questo. E’, infatti, un eroe perché, pur condannato all’ergastolo e perfino ammalato, non ha ceduto al «ricatto» dello Stato e non ha reso dichiarazioni. Non ha varcato la soglia. Non è diventato un collaboratore della Giustizia. Chi frequenta il mio ambiente sa che si tratta, appunto, di una convinzione molto radicata, direi quotidiana. Vi è una straordinaria assonanza – ad esempio – tra le dichiarazioni di Marcello Dell’Utri e le parole, certo meno forbite e meno dirette, del padre di Francesco Schiavone detto Sandokan, uno dei capi del clan dei casalesi, ossia di una tra le più potenti organizzazioni criminali d’Italia.
Il padre di Francesco Schiavone, è appena scomparso e ha lasciato, dunque, quasi un’eredità spirituale a suo figlio.
Anche lui, in occasione di una manifestazione per la legalità tenuta a Casal di Principe, alla presenza del Presidente della Camera, rivolse un messaggio non troppo coperto a suo figlio Francesco: “Sii eroe, non cedere al ricatto, sopporta da uomo la galera, non attraversare il guado della collaborazione con la Giustizia, non infangare il tuo nome e quello della tua famiglia”.
E si tratta della stessa musica che irrompe, suadente e prepotente, sparata a mille per i vicoli della città e dell’intera regione fino a coprire perfino il frastuono del traffico incessante e le voci allegre e disperate del popolo, quando con l’inconfondibile intonazione dei neo-melodici si costruisce poco a poco la figura dell’eroe camorrista romantico, detenuto ma impavido, austero e coraggioso nel rispetto del patto con la sua famiglia.
O quando, all’opposto, si canta degli “infami” collaboratori, di chi s’è venduto il nome e la sua immagine e, ancora, di chi è costretto alla fuga, inseguito dalle accuse di un pentito.
E’ lo stesso coro di immagini, voci, sentimenti, che ritrovo sugli screensaver dei cellulari dei ragazzi, dai quali occhieggia l’immagine di Cosimo Di Lauro, griffato e ammanettato, che rassicura tutti con la sua presenza: lui non parlerà. Non è come gli altri: è un eroe silente.
E’ la stessa, imbarazzante convinzione che leggo nei volti, mai smarriti, di chi assiste al sopralluogo giudiziario, poche ore dopo una feroce esecuzione camorristica, avvenuta dinanzi a tutti.
Tutti eroi, che resistono alla tentazione di urlare il nome di chi ha scambiato la loro casa per il far west, di chi terrorizza e comanda, di chi è pronto a rimanere in silenzio, irridente e quadrato, quando sarà incarcerato.
La stessa incrollabile certezza sulla necessità ineludibile del silenzio e della cristiana sopportazione che si legge nelle alzate di spalle degli imprenditori taglieggiati, muti come pesci, anche di fronte all’evidenza delle loro voci, catturate di nascosto mentre si piegano ancora una volta a pagare.
Ed è ancora, la stessa muta ammirazione che aleggia in aula, quando tutti si danno convegno in udienza, a sostenere con lo sguardo il capozona in gabbia, eroe silente impegnato in una lotta, per definizione impari, con i magistrati del brand DDA, i pentiti infami, le intercettazioni vili: ogni giorno gli stessi nemici di sempre. Gli stessi che tornano nel progetto politico di Marcello Dell’Utri.

(*) Pubblichiamo intenzionalmente questo articolo con alcuni giorni di ritardo, per evitare che la sua pubblicazione possa essere ritenuta una forma di nostro coinvolgimento nella campagna elettorale.

Tratto da: http://toghe.blogspot.com/
 
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