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Antimafia Duemila

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Processo per Mori e Obinu PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 15 aprile 2008
Palermo.
Rinviati a giudizio per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato Cosa Nostra il prefetto Mario Mori e il colonnello dei carabinieri Mario Obinu.



La decisione è del gip di Palermo Mario Conte che ha accolto la richiesta del pm Nino Di Matteo. Il processo avrà inizio il 18 giugno prossimo dinanzi ai giudici della quarta sezione del Tribunale di Palermo. I fatti contestati riguardano il mancato blitz del 31 ottobre 1995 a Mezzojuso che avrebbe potuto condurre all'arresto di Bernardo Provenzano. All'epoca dei fatti Mori ricopriva l'incarico di vice comandante operativo del Ros, mentre Obinu era comandante del reparto criminalità organizzata del Raggruppamento. Il procedimento ha preso il via dalle dichiarazioni del colonnello dei carabinieri Michele Riccio che ha accusato Mori ed Obinu  di aver impedito il blitz. Riccio era stato avvisato della presenza di Provenzano in un casolare nelle campagne di Mezzojuso da un suo confidente, Luigi Ilardo, ucciso a Catania nel 1996 proprio alla vigilia della formalizzazione della sua condizione di collaborante. Per un intero anno, fino all'ottobre del 1996, i carabinieri trascurarono di tenere sotto stretta osservazione quel casolare, <<nonostante – scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – Ilardo avesse confermato l'abitualità dell'utilizzo di quei luoghi per riunioni cui partecipava Provenzano>>. Secondo il Ros quel nascondiglio era in aperta campagna e i mafiosi avrebbero potuto facilmente scoprire eventuali telecamere nascoste. Il pm Di Matteo, in seguito ad una perizia, ha scoperto che quel covo era ben visibile dalla caserma dei carabinieri di Campofelice di Fitalia  e quindi sarebbe stato sufficiente collocare lì le telecamere. Ma gli uomini del Ros adducono la giustifica che ciò non è avvenuto perché non si fidavano dei colleghi. Inoltre il pm ha accertato che il Ros ha messo al corrente della vicenda la Procura solo nove mesi dopo, il 30 luglio 1996 con il rapporto “Grande Oriente”. 
Mori ha già subito un processo, quello per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina ed è risultato assolto insieme al capitano “Ultimo”.

 
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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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