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La disfatta annunciata e la "NUOVA RESISTENZA" PDF Stampa E-mail

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di Salvatore Borsellino - www.19luglio1992.com
16 Aprile 2008. Il giorno della verità è arrivato.
Per giorni e giorni abbiamo dovuto subire un Veltroni che tentava goffamente di imitare, senza mai nominarlo caso mai il solo pronunciarne il nome non venisse scambiato per una demonizzazione, Berlusconi. Non ne possiede però l'arte, l'arte non si improvvisa ma si ottiene solo dopo anni di esercizio come cabarettista sulle navi da crociera. 

Insieme tentava, anche qui con scarso successo, di ripetere gli slogan di Obama senza però averne  l'appeal da predicatore.
"Possiamo farcela", "Possiamo farcela", "Ce la stiamo facendo", "Ce l'abbiamo quasi fatta", "Ce l'abbiamo fatta", fino al definitivo e mesto "Ce l'hanno fatta", e poi di corsa a congratularsi con l'ex nemico dichiarando con soddisfazione "come nello stile delle migliori democrazie occidentali"

Peccato che di "migliore democrazia" in Italia non se ne è mai vista e tanto meno ne vedremo sicuramente in futuro.

E poi ancora a dichiarare pateticamente: "Adesso potremo fare le riforme insieme".

Certo, basterà adattarsi a dire sempre si a quello che deciderà il Cavaliere, una persona adusa a "non fare prigionieri", basterà approvare sempre quello che pretenderà di fare chi fino a pochi giorni fa dichiarava che per concedere la presidenza di una delle Camere all'opposizione avrebbe prima dovuto dimettersi (o meglio ancora morire) il Presidente Napolitano.

Basterà tenere fermi i Magistrati mentre Berlusconi li imbavaglia (e in questo tutta la sinistra può suggerire tecniche raffinatissime già sperimentate nel corso del precedente governo) o mentre vengono sottoposti a elettroshock o lobotomia per guarirli dalle loro turbe mentali.

Basterà suggerire quali elementi contigui alla mafia o alla camorra inserire nella commissione antimafia, tanto a parte Cirino Pomicino o a Elio Vito, la scelta è ancora vasta.

Basterà aiutarli a comprare, possibilmente a basso prezzo, qualcuno dei pezzi del patrimonio demaniale che Tremonti, l'uomo della finanza creativa, ha deciso di mettere in vendita per risanare il bilancio statale.

Basterà non opporsi allo smembramento dell'Italia in tante regioni indipendenti e magari aiutarli a fare uscire l'Italia dall'Europa abolendo anche l'euro e ritornando ai baiocchi o ai sesterzi

Veltroni è l'uomo dei miracoli, ma dei miracoli a modo suo: fa resuscitare i morti rivitalizzando e dando nuova vita a un cadavere politico come Berlusconi che a Settembre dell'anno scorso era a un passo dal suicidio per il disfacimento della sua coalizione e per gli insulti e i dileggi di ogni tipo che gli arrivavano da Bossi e dai suoi buffoni di corte, Fini e Casini, e nel contempo riesce a fari dissolvere nel nulla quella parte della sinistra italiana non omologata all'interno del suo partito.
Che più che un partito somiglia a  un prodotto da vendere tramite strategie elaborate attraverso i manuali di marketing per la vendita dei detersivi.

Siamo, questa volta si, l'unico paese europeo dove non esistono più un partito socialista e un partito comunista.

Certo che se i socialisti avessero dovuto essere gli eredi (in tutti i sensi) di Craxi e del Craxismo, non è una gran perdita, ma la mancanza di un partito comunista, e soprattutto di una sinistra estrema in Parlamento significa la mancanza di una valvola di sfogo per una parte delle componenti sociali del nostro paese che può portare a delle conseguenze pericolose e imprevedibili.

Adesso potremo pretendere che Berlusconi mantenga le promesse fatte in campagna elettorale.
Che Mangano sia proclamato eroe nazionale magari insieme a Riina e Provenzano perché come Mangano ha saputo resistere ai magistrati che volevano costringerlo a denunciare i misfatti di Berlusconi e Dell'Utri.
Anche Riina e Provenzano, sotto le peggiori torture come il 41 bis, da abolire quanto prima possibile, non hanno mai rivelato, da veri eroi, con quali settori dei servizi deviati hanno collaborato per allestire le stragi di Capaci e di Via D'Amelio.

Potremo pretendere che i libri di Storia vengano riscritti e che sia eliminato ogni riferimento alla Resistenza, che, probabilmente, non è altro che una leggenda metropolitana, come l'Olocausto.

Potremo pretendere che venga avviata la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e magari, visto che non è stato promesso anche il potenziamento delle infrastrutture, autostrade e ferrovie siciliane spesso risalenti ancora al periodo borbonico, che Messina venga trasformata in un enorme parcheggio per assorbire il traffico che arriverà a pieno ritmo tramite il ponte ma che non potrà essere smaltito con la stessa velocità.

Anzi forse non è poi così necessario costruire davvero il ponte: basterà fare arrivare i capitali che servirebbero a costruirlo e distribuirli equamente tra "famiglie" siciliane e "´ndrine" calabre, e bisognerà far presto perchè a volte i mafiosi si innervosiscono e magari può succedere un incidente come quello capitato a Salvo Lima per avvertire Andreotti.
Non tutti i mafiosi infatti sono gentili come lo stalliere Mangano che metteva solo qualche bomba per avvertire, perchè "lui è fatto così", come dicevano in una amabile conversazione telefonica Berlusconi e Dell'Utri.

Anzi, a proposito, le intercettazioni andranno ovviamente proibite, a tutti i livelli, tanto per questo l'accordo tra vincitori e vinti è completo. Basterà non sollevare troppe obiezioni se il cavaliere volesse ammettere, come uniche intercettazioni possibili, quelle necessarie per potere individuare, nelle comunicazioni tra i comuni cittadini, il delitto, di "lesa maestà".
Scusatemi se tento di scherzare sulle cose tragiche, ma a tentare di farci piangere nei prossimi anni saranno altri a pensarci.
Allora, dopo questa disfatta annunciata, bisogna riorganizzarsi e ripartire per una lotta che sarà ancora più dura ma che non per questo ci deve spaventare, anzi ci deve dare più forza e determinazione per affrontarla.
Dopo l'assassinio di Paolo seguito a quello di Giovanni anche Antonio Caponnetto aveva detto, in un momento di sconforto, "E' finita, e' finita", ma poi si rialzò e fino alla fine della sua vita continuò a girare l'Italia portando a tutti i giovani che lo incontravano il suo messaggio "RESISTENZA".
Una "NUOVA RESISTENZA" è questo il messaggio che ci deve dare l'energia per continuare la nostra lotta.
Quanto abbiamo fatto fino ad ora non è bastato, dobbiamo fare di più, la nostra rabbia deve aumentare e dobbiamo comunicarla agli altri ma deve essere una rabbia che porta a costruire, non a distruggere.
Paolo e Giovanni sono con noi, dobbiamo riprenderci il nostro paese e realizzare il loro sogno

Salvatore Borsellino

Tratto da  www.19luglio1992.com

 
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
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