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di Peter Gomez e Marco Travaglio - 16 aprile 2008
Processi da blindare. Giudici da mettere sotto controllo. E poi le nomine, le grandi opere, Mediaset e la Rai. Così il Cavaliere vuole ridisegnare il Paese. Non occorre Nostradamus, per vaticinare le prime mosse del governo Berlusconi III.




Bastano e avanzano i precedenti del Berlusconi I (1994) e soprattutto II (2001-2006), nonché gli annunci - o le minacce - dell'ultima campagna elettorale per farsi un'idea precisa di che cosa ci riserva il futuro.
PROCESSI Essendo ancora imputato al Tribunale Milano per falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita (diritti Mediaset) e per corruzione giudiziaria (presunta tangente per tappare la bocca al testimone David Mills) e in udienza  preliminare a Napoli per corruzione (dell'ex direttore di Raifiction Agostino Saccà), nonché indagato a Roma per istigazione alla corruzione di alcuni senatori del centrosinistra affinché passassero col centrodestra, il Cavaliere si occuperà anzitutto dei suoi processi. Da una parte deve evitare una possibile condanna in quelli milanesi che si concluderanno entro qualche
mese: infatti anche se appare scontato che la prescrizione impedirà di arrivare a un verdetto definitivo, cominciare il proprio mandato con una dichiarazione di colpevolezza potrebbe essere devastante dal punto di vista dell'immagine. Dall'altra, Berlusconi deve risolvere alla radice i possibili problemi causati dalle due nuove indagini, relative a fatti dello scorso anno.
In più c'è da sistemare l'imputato a lui più vicino: Marcello Dell'Utri. Pregiudicato per frode fiscale, il senatore azzurro s'è appena visto annullare con rinvio la condanna in appello a 2 anni per tentata estorsione mafiosa, ma rischia nell'altro processo: quello d'appello per concorso esterno in associazione mafiosa, chiuso in primo grado con la condanna a 9 anni. Decisive in tutti i dibattimenti sono le intercettazioni telefoniche. Non a caso il programma del Pdl vi dedica ampio spazio. Testuale: «Limitazione dell'uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali bientali solo al contrasto dei reati più gravi », che Berlusconi ha spiegato essere solo «la mafia e il terrorismo», aggiungendo che già nel primo consiglio dei ministri «saranno introdotte pene severe per chi trasgredisce: 5 anni per chi ordina intercettazioni non permesse, 5 anni per chi le esegue, 5 anni per chi le diffonde, 2 milioni di euro di multa per gli editori che le pubblicheranno ». E quelle già acquisite in precedenza? Siccome si applica sempre la legge più favorevole all'imputato, verrebbero cestinate su due piedi. Migliaia di processi fondati su intercettazioni (compresi, per esempio, quelli per Calciopoli, per le scalate dei furbetti, e per il caso Berlusconi-Saccà- senatori) andrebbero così in fumo. Dell'Utri resterebbe però escluso dal colpo di spugna, essendo imputato per concorso esterno. Ma questo reato - «inventato» nel 1987 dal pool di Falcone e Borsellino - molti dirigenti del Pdl, Berlusconi in testa, hanno più volte annunciato di volerlo cancellare, o ridimensionare.
IMMUNITÀ In alternativa, per tagliare la testa al toro ed eliminare tutti i processi a carico di parlamentari, c'è una scorciatoia: il ripristino dell'autorizzazione a procedere, abolita nel 1993. È vero che non è prevista dal programma, ma quando Berlusconi l'ha annunciata in campagna elettorale, nessuno degli alleati, An e Lega, che 15 anni fa ne reclamarono l'abolizione, ha fiatato. Anzi, da anni giace in Parlamento una proposta di legge in tal senso del forzista Francesco Nitto Palma.
GIUDICI Per intimidire ulteriormente i magistrati impegnati nelle indagini sui colletti bianchi, il programma del Pdl prevede poi una «maggiore distinzione fra pm e giudici», mentre Berlusconi ha ripetuto più volte negli ultimi giorni che i pubblici ministeri dovranno diventare semplici «avvocati dell'accusa», sganciati dall'ordine giudiziario e sempre più attratti nell'orbita della politica. Si avvererebbe così anche il vecchio sogno del Piano di rinascita della P2 di Licio Gelli, dal quale il Cavaliere ha copiato pari pari anche l'ultima trovata, quella di «test psichiatrici per i magistrati». Completa il quadro della guerra alle toghe il proposito, scritto nel programma Pdl, di «norme costituzionali in tema di responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati ». Basterà dunque la denuncia di un potente per intimorirli e convincerli a occuparsi solo di reati da strada.
RAI Innanzitutto c'è da rinnovare il cda, che scade entro l'estate. Dopo il no del Consiglio di Stato alla sostituzione del forzista Angelo Maria Petroni con Fabiano Fabiani, la Rai che il centrosinistra riconsegna a Berlusconi è la stessa che Berlusconi lasciò al centrosinistra nel 2006, con 5 consiglieri del Pdl su 9 e un presidente, Claudio Petruccioli, nominato dallo stesso Cavaliere. Per fingere di non forzare la mano, Berlusconi potrebbe decidere di riconfermare il Consiglio attuale, ovviamente riprendendosi il direttore generale: via Claudio Cappon e dentro un forzista di stretta obbedienza (si parla di Fabrizio Del Noce, con Clemente Mimun a RaiUno ed Emilio Carelli da Sky al Tg5). In un primo momento, anche i direttori dei tg resterebbero gli stessi: Riotta, nominato dal centrosinistra al Tg1, s'è conquistato la fiducia del Cavaliere con alcune interviste mute in campagna elettorale (spettacolare quella in cui non obiettò praticamente nulla quando Berlusconi sostenne di non aver mai emesso alcun editto bulgaro e di aver anzi tentato di tenere Enzo Biagi alla Rai).
MEDIASET Più complicata la situazione dell'azienda di famiglia. Ma non a causa del centrosinistra, che non ha mosso un dito su conflitto d'interessi e antitrust delle reti, bensì a causa dell'Europa. Il 31 gennaio 2008 la Corte di giustizia europea ha emesso la sentenza sul caso Retequattro- Europa7: le norme italiane che consentono a Retequattro di utilizzare le frequenze destinate a Europa7 (l'editore Francesco Di Stefano vinse la concessione a trasmettere su scala nazionale nel 1999, mentre Retequattro la perse) sono «contrarie al diritto comunitario». La legge Maccanico, il decreto salva-Retequattro e la legge Gasparri sono illegali. Tutte infatti concedono un infinito "regime transitorio" a Retequattro, che invece va spenta subito, dando a Europa7 ciò che è di Europa7. L'applicazione di quelle norme «a favore delle reti esistenti ha avuto l'effetto di impedire agli operatori sprovvisti di frequenze di trasmissione l'accesso al mercato», scrivono i giudici europei. Idem per la Gasparri, che «ha consolidato l'effetto restrittivo constatato al punto precedente» e ha «prolungato il regime transitorio». Inutile obiettare, come fa Berlusconi, che forse nel 2012 le tv (la Gasparri diceva 2006) trasmetteranno solo grazie al digitale
terrestre e i canali saranno così moltiplicati. Per l'Europa bisogna intervenire, anzi si sarebbe già dovuti intervenire visto che la sentenza ha valore di legge, è immediatamente esecutiva e il governo italiano avrebbe dovuto applicarla. Ma l'ex ministro Gentiloni ci ha dormito sopra un mese. Poi, a fine febbraio, ha chiesto un parere al Consiglio di Stato. Il verdetto è previsto a breve. E per il 6 maggio il Consiglio di Stato ha pure fissato l'udienza per recepire a sua volta la sentenza europea nella causa intentata da Di Stefano allo Stato: cioè per quantificare il risarcimento dovuto a Europa7 (che chiede oltre un miliardo) ed eventualmente concederle le frequenze che le spettano (in caso contrario il risarcimento si moltiplicherebbe). Se stabilisse che il governo deve spegnere Retequattro e assegnare le frequenze a Di Stefano, Berlusconi non potrebbe che prenderne atto, salvo inventarsi un'altra legge ad hoc, innescando un braccio di ferro con l'Europa. Ma non basta. Perché i problemi con la Ue non finiscono qui.
DIGITALE TERRESTRE Il 19 giugno 2006 la Commissione Ue ha inviato al governo Prodi una lettera di «messa in mora» del duopolio Rai-Mediaset, giudicando intollerabile che in Italia possa accedere al digitale solo chi già possiede emittenti nell'analogico: cioè Rai e Mediaset, che escludono la concorrenza di nuovi operatori. Se la Gasparri non sarà smantellata entro il 2009, l'Italia dovrà pagare una multa fino a 400 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal giugno 2006. Un salasso per le già esangui casse dello Stato. Spetterà a Berlusconi risolvere la faccenda, visto che non ci ha pensato Prodi: essendo improbabile che il Cavaliere si rimangi la Gasparri, gli italiani si ritroveranno tra capo e collo una tassa aggiuntiva, la "tassa Mediaset".
CONFLITTO DI INTERESSI Già allargato negli ultimi due anni con l'ingresso in Mediobanca e l'acquisto di Endemol (che vende programmi e format alla Rai), si allargherà ancora se Berlusconi, come racconta Prodi agli amici, tentasse di prendersi l'Eni o le Generali o la Telecom. "Il Foglio" e altri parlano da giorni di una fusione Mediaset- Telecom, progetto accantonato l'anno scorso quando si disse che persino la la legge Gasparri la impedirebbe. In realtà la zampata più probabile è sulle Generali: Fininvest è già nel patto dell'istituto di credito di Piazza Cuccia, principale socio delle assicurazioni triestine.
ENTI PUBBLICI Tutte le nomine da rinnovare. Berlusconi sembra intenzionato a riconfermare i vertici di quasi tutte le società, anche se la Lega chiede spazio nei vari cda. Chi rischia invece è Massimo Sarmi, il numero uno delle Poste, legatissimo ad An. 
ALITALIA Sebbene la compagnia abbia in cassa denaro solo per poche settimane, Berlusconi tenterà di sbarrare la strada ad Air France per far riprendere quota ad Air One-Lufthansa. In Parlamento, tra l'altro, atterrerà Daniele Toto, nipote di Carlo, il patron del principale concorrente nazionale della compagnia di bandiera.
GRANDI OPERE Tav, ritorno al vecchio tracciato con tunnel di 54 km a Venaus e accantonamento del percorso alternativo meno sgradito alle popolazioni locali. Per questo Antonio Di Pietro prevede la «libanizzazione della Valsusa». Al via poi anche il ponte sullo Stretto, fortemente voluto dall'Mpa di Raffaele Lombardo. L'incognita è la Lega, contraria al progetto.
ENERGIA Posa della prima pietra per una serie di centrali nucleari che cominceranno a funzionare tra dieci anni. Individuazione di un sito di stoccaggio per i rifiuti radioattivi. Per far fronte all'aumento di richieste di corrente elettrica e combustibili, Berlusconi incentiverà comunque i privati. Molti suoi ex collaboratori si occupano attivamente di trading sul petrolio e sul gas. Il Cavaliere si raccomanda che stringano accordi non più solo con la Russia di Putin, ma con altri paesi.
FORZE DI POLIZIA Scontato un ritorno in grande stile ai vertici dei servizi segreti e della Finanza di tutti gli uomini legati all'ex direttore del Sismi Niccolò Pollari e al suo amico e neo-parlamentare Roberto Speciale. Confermati invece i vertici di polizia e carabinieri.
IMMIGRAZIONE Aumento del numero dei Centri di permanenza temporanea per gli immigrati e nuova legge sui clandestini così come chiede a gran voce la Lega.  
ESTERI Nuove regole di ingaggio in Afghanistan e ipotesi di ritorno in Iraq mentre gli americani, da McCain a Obama e Hillary, preparano la exit strategy. L'ex ministro della Difesa, il filo-americano Antonio Martino (che vorrebbe essere riconfermato) è per un disimpegno dal Libano e chiede a gran voce un invio di istruttori a Baghdad. Ma è prevedibile che prima di decidere si attenderanno le presidenziali Usa.

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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
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