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Ave Silvio, morituri te salutant PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 16 aprile 2008
«Poteva andare peggio». «No». Così, nel 2001, Altan sintetizzava gli umori dell’elettorato di centrosinistra. Stavolta invece poteva andare peggio: poteva vincere Berlusconi e in più potevano tornare in Parlamento tutti gli artefici della sua terza, terrificante reincarnazione. Invece qualcuno resta a casa.

Mastella s’è subito riciclato commentatore tv grazie al Tg2, come le vecchie glorie del pallone che non riescono a trovarsi un mestiere. Tweed Berty s’è accomiatato dalla classe operaia all’Hard Rock Bar di via Veneto, mentre la Lega faceva man bassa di tute blu a Mirafiori e Sesto S.Giovanni; poi, fra una telefonata dell’affranto ambasciatore Mario d’Urso e un sospiro di Guia Suspisio, è passato a salutare Vespa e Mentana, per poi proseguire verso il circolo del bridge. Lui almeno s’è dimesso. Giordano invece no: Fausto gli ha intimato: «Mantieni responsabilità e rotta». Soprattutto rotta. Il piccolo segretario rifondarolo è dato «sull’orlo delle dimissioni», ma i pompieri sono già stati allertati e alla fine lo salveranno. Pecoraro Scanio, che a Natale inaugurava il nuovo hotel a 7 stelle in Galleria a Milano alla disperata ricerca del voto operaio, l’altro giorno inseguiva l’orso bruno misteriosamente scomparso dall’Adamello. Ora avrà molto tempo libero, ma di dimettersi in ci pensa neppure: anzi annuncia «un congresso straordinario dei Verdi», che è proprio quel che ci vuole «per una grande sinistra ecologista». Già prenotate alcune cabine telefoniche per ospitare l’evento. Diliberto intende «ripartire dalla falce e martello»: ecco, proprio quel che mancava. Cesare Salvi invece vuole «riaprire un ragionamento col Partito socialista», anche se faticherà a rintracciarlo, perché purtroppo non esiste più (0,7%): scomparso dal Parlamento italiano dopo 116 anni di presenza ininterrotta. Quod non fecerunt Craxi fecerunt craxini.
Boselli però dice che è tutta colpa di Veltroni: «Walter ha responsabilità gravissime» in concorso esterno ­ si suppone ­ con gli elettori. Ma ora anche lui minaccia «un congresso», mentre Bobo Craxi s’interroga: «Adesso dovremo capire quanta gente c’è dietro quello 0,7%». Pochina, a occhio e croce. Con le percentuali se la cavava meglio papà Bettino: quando chiedeva il 5%, arrivava subito l’architetto Larini e glielo portava, in contanti. Una prece anche per Willer Bordon, che tre mesi fa ballava spensierato con l’amico Dini sul Titanic del governo Prodi, contribuendo a mandarlo a picco: la sua Unione Democratica Consumatori ha strappato un eccellente 0,3%. S’è consumata, democraticamente. Da dietro un cumulo di monnezza si fa
vivo pure il neoassessore bassoliniano Claudio Velardi, che esulta perché ­ testuale ­ «il risultato del Pd in Campania va al di là di ogni più rosea previsione»: in effetti ha raccolto qualche voto in più dei lettori del Riformista. Totò Cardinale, che ha lasciato il seggio ereditario alla figlia Daniela, quella che «non leggo libro perché studio», assicura che la ragazza «ha contribuito a determinare il buon risultato del Pd, s’è fatta conoscere». Ma soprattutto riconoscere. Una prece per il Platinette Barbuto: 0,4%, 122 mila voti, un trionfo se si pensa che sono 15 volte i lettori del Foglio e un terzo dei telespettatori di Otto e mezzo. Intanto è già iniziata la corsa sul carro del vincitore, sport nazionale da un paio di millenni. Tutti a magnificare la «metamorfosi del Cavaliere» (quale?), il «nuovo profilo di statista», la prossima «fase costituente», magari con nuova Bicamerale. Nella notte Massimo Giannini di Repubblica dice addirittura che «il voto a Berlusconi condona i suoi processi e i conflitti d’interessi», come se si potessero mettere ai voti i reati e le illegalità, come se le urne sostituissero i tribunali,
la Consulta e la Corte di giustizia europea. Emma Marcegaglia ha chiesto che «le imprese italiane ritrovino fiducia»: soprattutto due, Mediaset e Mondadori, che infatti l’altra sera schizzavano in Borsa come non mai. Intanto lo «statista» tornava sui «brogli di Prodi nel 2006». Annunciava di esser «pronto ad accettare i voti dell’opposizione sulle riforme», bontà sua. E cenava con Tarak Ben Ammar, Confalonieri, Doris, Galliani, Fede, Adreani, Ermolli, senza dimenticare l’avvocato Ghedini e il medico personale Zangrillo: praticamente, il nuovo governo.

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