| Rassegna stampa n54 |
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Rita Borsellino presenta all’Ars un ddl per le vittime di mafia Palermo, 7 giugno 2007. Un aiuto immediato alle vittime di usura e raket, un “Dipartimento regionale per le iniziative sulla sicurezza e la legalità”; una Fondazione regionale per la solidarietà alla vittime di reati con la partecipazione delle Province e dei Comuni siciliani. Sono queste alcune delle novità del Ddl “Nuove norme in materia di interventi contro la mafia e la criminalita” e di misure di solidarietà in favore delle vittime a tutela rafforzata e delle vittime di reati gravi”, presentato alla stampa da Rita Borsellino e firmato da tutti i capigruppo dell’Unione all’Ars. Il disegno e’ stato illustrato alla stampa, alla presenza di alcuni parenti di vittime della mafia e commercianti che si sono ribellati alla morsa del racket. “Questa legge - ha detto la Borsellino - nasce da un percorso nuovo: è stata prodotta dal “cantiere della legalita”. Dopo le elezioni regionali dello scorso anno, infatti, i cantieri non si sono fermati e oggi fanno programmazione politica. Un altro elemento importante - ha aggiunto la Borsellino - è la volontà di mettersi dalla parte delle vittime, con sostegni immediati e concreti. I tempi della giustizia, spesso, sono troppo lunghi e non possono essere sopportati dalle vittime”. In 38 articoli, la proposta di legge mira a comprendere “in un unico testo normativo tutte le forme di sostegno e di assistenza rivolte alle vittime, avendo avuto cura di individuare in modo univoco sia i soggetti a tutela rafforzata sia i reati piu’ gravi”. A beneficiare della legge non saranno solo le vittime di mafia o usura, ma anche reati gravi come sequestro di persona a scopo di terrorismo, strage, violenza sessuale. Scorrendo gli obiettivi programmatici ci si può rendere conto di quanto importante sia questo ddl. La condizione essenziale per una sua realizzazione è ovviamente che Totò Cuffaro, in virtù di un’auspicabile condanna nei processi che lo vedono imputato, esca al più presto dalla scena politica. Riportiamo di seguito uno stralcio del ddl Per il perseguimento delle finalità di cui all’articolo 1, la Regione Siciliana, nell’ambito delle politiche di sicurezza e in attuazione degli obiettivi programmatici: a) Promuove intese e accordi di collaborazione istituzionale con gli organi dello Stato e con gli altri enti pubblici nazionali e locali, al fine di favorire lo scambio di conoscenze e informazioni sui fenomeni criminali e sulla loro incidenza sul territorio e di realizzare specifiche iniziative di rilievo regionale nei settori della sicurezza; b) Promuove l’utilizzo a fini sociali dei beni confiscati alla mafia; c) Promuove l’istituzione di una Fondazione regionale per la solidarietà alle vittime di reati con la partecipazione delle Province regionali e dei Comuni dell’isola; d) Sostiene le attività dell’associazionismo antimafia, antiracket ed antiusura; e) Attua progetti sperimentali con gli enti locali, singoli o associati, per la verifica dell’efficacia di modelli di intervento innovativi, in materia di prevenzione della criminalità anche nell’ambito dei protocolli d’intesa con le Prefetture; f) Attua una politica di prevenzione e lotta all’estorsione e all’usura avvalendosi anche delle esperienze associative maturate nel territorio regionale e nazionale; g) Promuove con gli enti locali, singoli o associati, e con la collaborazione di altri enti pubblici e privati, senza scopo di lucro, la realizzazione di forme di sostegno e di assistenza alle vittime di gravi reati; h) Promuove la formazione e l’aggiornamento del personale regionale e degli enti locali per la creazione di specifiche professionalità; i) Promuove nelle scuole la realizzazione di iniziative finalizzate allo sviluppo della coscienza civile, costituzionale e democratica, alla conoscenza e al rispetto delle diversità, alla lotta contro la criminalità organizzata e supporta l’attività di ricerca scientifica sui temi della sicurezza e della legalità; j) Assicura la partecipazione della Regione a organismi nazionali e internazionali operanti nel campo di attività della presente legge; k) Promuove la realizzazione di un Centro regionale di informazione e di documentazione per la lotta contro la criminalità organizzata, la mafia ed i poteri occulti; l) Promuove una corretta informazione presso i cittadini degli interventi previsti dalla presente legge. Info: www.ritaborsellino.it Il giornalista dell’Ansa Lirio Abbate sotto scorta Palermo, 22 maggio 2007. Una macchina blindata e due uomini di scorta per il giornalista dell’Ansa e collaboratore de La Stampa Lirio Abbate, 36 anni. Lo ha deciso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Palermo in seguito ad una serie di intimidazioni di cui il giornalista è stato fatto oggetto: una telefonata intercettata, un biglietto lasciato sotto il tergicristallo dell’auto, una scritta minacciosa dietro una fotografia infilata sotto il portone dell’Ansa. Sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Pignatone, De Lucia e Buzzolati. Secondo le indagini alcuni mafiosi di Brancaccio avrebbero intenzione di mettere a tacere un giornalista scomodo. Abbate ha recentemente scritto con il collega de L’Espresso, Peter Gomez, il libro I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento. Il libro racconta gli intrecci mafia-politica, le dichiarazioni dei pentiti sulla sponsorizzazione della candidatura al Parlamento dell’avvocato Mormino da parte di Provenzano, l’attività del sen. La Loggia che avrebbe favorito la latitanza di Provenzano, ecc. Piena solidarietà ad Abbate è stata espressa dall’Ordine regionale dei giornalisti, dall’Associazione siciliana della stampa e dall’Unione cronisti italiani. Quando in un paese democratico il giornalismo di inchiesta viene imbavagliato, blindato e messo sotto scorta il futuro che si prospetta per l’intera società è decisamente nero. Non resta quindi che proseguire nel proprio lavoro per impedire che altri casi del genere possano ripetersi. Da parte della redazione di ANTIMAFIADuemila la nostra totale solidarietà a Lirio Abbate. Dora Quaranta Brogli elettorali a Palermo “Primi indagati per i presunti brogli alle elezioni di Palermo”. A voler essere ironici, questo avrebbe potuto essere il titolo delle notizie di agenzia con cui il 20 giugno la Questura di Palermo ha annunciato di aver denunciato 29 fra i manifestanti che il giorno 14 avevano “rovinato la festa” per l’anniversario dello Statuto regionale, facendosi trovare nella piazza superblindata in cui il Presidente della Repubblica Napolitano doveva incontrare le autorità siciliane. Quei manifestanti chiedevano al Presidente Napolitano che le denunce sui brogli elettorali non finissero nel dimenticatoio. Certo quel giorno non deve essere stato facile per le autorità di Palermo, con un gruppo di duecento manifestanti ordinatissimi e pulitissimi che riesce a violare il divieto di accedere alla piazza, il divieto a “manifestare per la libertà e la democrazia” imposto dal Questore, che mostra, con semplicità sconvolgente, l’assoluta incapacità di garantire l’Ordine pubblico a Palermo. Un gruppo di duecento manifestati che, per fortuna del Questore e del Prefetto, ha deciso di comportarsi in modo più che civile: cosa sarebbe successo se anche uno solo di loro avesse deciso di tirare non dico un sasso ma anche una mollica di pane al Presidente della Repubblica? Perché cominciare un articolo sui (presunti) brogli elettorali di Palermo dal raccontare quella manifestazione? Perché quel che è successo quel giorno, quando un gruppo di gioiosi manifestanti ha violato la piazza più protetta d’Italia (o presunta tale) è lo specchio di quanto successo a Palermo negli ultimi mesi, è lo specchio della differenza fra la lotta al crimine intesa come caccia ai latitanti e la lotta al crimine intesa come prevenzione del controllo criminale sul territorio praticato attraverso il controllo delle urne elettorali. Provo a spiegarmi: gli attuali vertici dell’Ordine pubblica a Palermo sono (e saranno sempre, probabilmente) collegati ad un grande successo contro Cosa nostra e cioè la cattura di Bernardo Provenzano. Credo però che gli attuali vertici dell’Ordine pubblico a Palermo sono (e saranno sempre, temo) assimilati alle elezioni comunali più disorganizzate e confuse della storia degli enti locali italiani (se dietro questa confusione e disorganizzazione ci sia stato un disegno criminale è quanto dovrà essere accertato dalla Magistratura); delle elezioni nelle quali il controllo del territorio (e, in questo caso, dei seggi e dei procedimenti elettorali) ha giocato un ruolo importantissimo. Il giorno dopo le elezioni, quando Leoluca Orlando aveva già parlato di pesanti brogli elettorali, i giornali italiani erano tutti pieni di reportage da Palermo su come fossero “colorite” quelle elezioni: drappelli di candidati che presidiavano i seggi, telefonini con fotocamera distribuiti fuori e dentro le scuole per controllare il voto, quintali di volantini e fac-simile all’interno delle scuole, Presidenti dei seggi palesemente amici di qualche candidato e/o condizionati da persone che con i seggi non avevano nulla a che fare... una casistica tanto variegata quanto preoccupante. Il tutto, ovviamente, senza contare ciò che era successo prima delle elezioni con le “normali” distribuzioni di generi alimentari, le “normali” promesse di posti di lavoro, le “normali” banconote da cinquanta euro tagliate a metà (la prima metà consegnata prima del voto e la seconda metà da consegnare a risultato ottenuto). Tutti fatti documentati da articoli giornalistici e televisivi e sui quali fino ad oggi non sembra sia stata avviata alcuna indagine. Il tutto, ovviamente, senza contare quanto successo durante il voto e durante lo spoglio con verbali a dir poco anomali, la presenza di estranei nei seggi, i black-out in alcune scuole, le schede votate “a pacchetti” dalla stessa mano, i verbali corretti col bianchetto o bianchi del tutto. Che c’entra tutto questo con la manifestazione del 14 giugno davanti al Presidente della Repubblica? C’entra perché in questi mesi a Palermo si sono confrontate, con una netta e purtroppo schiacciante vittoria della seconda, una vecchia concezione della lotta al crimine (perfettamente impersonificata dal Questore che da capo della Mobile ha catturato Provenzano) ed una nuova concezione del controllo criminale del territorio, fatta di controllo delle urne elettorali. Un controllo del territorio che, paradossalmente, non ha nemmeno più bisogno di controllare fisicamente e “militarmente” il territorio: basta controllare o condizionare il risultato di 60-80 sezioni elettorali. Esattamente ciò che, stando alle denunce di decine di candidati (non solo di centrosinistra), alle testimonianze, ai video giornalistici e all’analisi dei verbali delle sezioni, potrebbe essere successo a Palermo con il controllo esercitato nei confronti di alcuni presidenti (è possibile che una scheda con scritto “Cammarata cornuto” possa essere considerata “una chiara volontà dell’elettore di votare il candidato Diego Cammarata”?!), con il controllo esercitato sulle schede (non si spiegano altrimenti i pacchetti di schede votate dalla stessa mano a centinaia rinvenute in tantissimi seggi), con lo scientifico caos dei verbali (solo 37 su 600 sarebbero formalmente ineccepibili, secondo un’analisi condotta dallo staff di Orlando e se certamente in alcuni casi vi sono delle mere sviste, in alcuni casi è proprio impossibile risalire al vero risultato elettorale di alcuni seggi), con la scientifica non identificazione di chi trasferiva i plichi elettorali dalle scuole al comune (col concreto rischio quindi che qualche plico venisse manomesso o sostituito durante il trasporto). Forse la mafia dei quartieri non c’entra in tutto questo, forse la mafia dei quartieri è stata a guardare perché in uno scontro “all’ultimo voto” come tutti prevedevano che fosse quello di Palermo non conveniva schierarsi con alcun candidato... forse la mafia si è addirittura trovata spiazzata da quanto successo perché il controllo delle urne, paradossalmente, è una forma di controllo del territorio che non ha più bisogno della mafia dei quartieri e che potrebbe anche essere all’origine di un nuovo clima di conflitto interno a Cosa nostra palermitana. Pietro Galluccio APPROVATO IL DDL MASTELLA 11 luglio 2007 Roma. A Palazzo Madama sono iniziate le operazioni di voto dei circa 150 emendamenti presentati al disegno di legge sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Lo scorso 11 luglio è stato approvato dalla Commissione giustizia del Senato l’articolo 1 del disegno di legge che regolamenta l’accesso in magistratura tramite concorso pubblico. A salvare la maggioranza è stato il voto del senatore a vita Giulio Andreotti: 152 sì contro 151 no. Rispetto alla legge Castelli è stata introdotta la novità che i candidati non dovranno indicare più se intendano scegliere il ramo della magistratura requirente o quello della giudicante. Sono stati aboliti anche i test psico-attitudinali. Inoltre per accedere al concorso oltre alla laurea servirà anche il diploma di specializzazione per le professioni legali o un dottorato di ricerca. Potranno partecipare al concorso anche dirigenti di Stato, professori universitari e avvocati. Quello che rimane comunque veramente importante è che il Parlamento provveda all’approvazione del testo così ridefinito entro il 31 luglio altrimenti rientrerà in vigore la legge Castelli congelata per un anno. LO STATO NON HA SOLDI PER LE VITTIME DI MAFIA 9 luglio 2007 Roma. Equiparare le vittime del terrorismo alle vittime di mafia ma lo Stato non ha i fondi. Questa è in estrema sintesi la questione oggetto di dibattito all’interno del Governo e della Commissione Antimafia. La legge numero 206, approvata il 3 agosto 2004, prevedeva infatti risarcimenti economici soltanto per le vittime del terrorismo (equiparando le vittime della strage di Ustica a quelle per esempio della Banda della Uno Bianca), tralasciando invece quelle cadute nelle stragi di mafia. Per risanare l’incongruente disparità, lo scorso marzo, è stata presentata in Parlamento una proposta di legge che tende ad estendere la legge a tutte le vittime della criminalità organizzata, rappresentata nel nostro Paese da Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. La proposta di legge, finalizzata ad eliminare le differenze tra vittime di serie A e vittime di serie B, ha però ricevuto una battuta d’arresto da parte del ministro dell’Economia. «In tale stato di cose – ha fatto sapere - il provvedimento non può avere ulteriore corso». Secondo i calcoli del Ragioniere generale Mario Canzio infatti, la spesa prevista nella proposta di legge non ammonterebbe a 10 milioni di euro all’anno come previsto, ma molti di più anche per via dei nuovi casi che potrebbero verificarsi. Il Ministero dell’Economia ha spiegato che il calcolo prevede «complessivamente 10 unità per le vittime della criminalità organizzata e dieci unità per le vittime del dovere», da aggiungere alle 500 “unità” già esistenti per mano di mafia (400 morti e 100 invalidi) e 1.550 delle vittime del secondo gruppo (1.200 morti e 350 invalidi). I calcoli di Canzio inoltre prevedono cinque nuove vittime all’anno per ogni categoria, considerando gli arretrati previsti dalla normativa l’erogazione ammonterebbe a 223 milioni di euro per il primo anno, 54 milioni per il secondo e 55 milioni per il terzo. Con queste basi la risposta di Canzio è tassativa: «Con riferimento al triennio 2007 – 2009, nell’accantonamento di fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2007 non risultano risorse da destinare allo scopo». Il diniego del ragioniere ha suscitato la risposta del Presidente della Commissione Antimafia, Francesco Forgione, uno dei firmatari della proposta di legge. «Come si fa a rispondere in maniera così fiscale e burocratica a un provvedimento che rimedia all’errore grave di non aver parificato il trattamento delle vittime della mafia a quelle del terrorismo?» ed ancora, «si può pensare ad aggiustamenti e correzioni, ma non tollerare che ci si dica che la questione è chiusa. Addirittura pianificando un certo numero di nuovi morti all’anno, calcolati non si sa come e poi non si tiene conto che ci sono aiuti regionali non previsti e che chi ne usufruisce deve rinunciare all’aiuto statale». «I conti – conclude Fiorgione – si possono aggiustare, ma c’è un principio su cui non si può transigere: la mafia ha lo stesso carattere eversivo e di negazione della libertà e della democrazia al terrorismo. Per trattare materie come queste ci vuole una sensibilità che il ministro dell’Economia mostra di non avere; spero che non sia una caratteristica di tutto il governo». DOPO 25 ANNI FINALMENTE CONFISCATI I BENI DI BADALAMENTI 6 luglio 2007 Palermo. La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha emesso decreto di confisca dell’immenso tesoro del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, morto il 29 aprile 2004. L’iter della confisca aveva avuto inizio nel 1982 e si è concluso solo ieri a distanza di 25 anni. L’ammontare dei beni del boss che passano allo Stato è pari a circa 100 milioni di euro e si tratta di: fondi rustici situati tra Cinisi, Montelepre e Carini, centinaia di ettari di terreni, appartamenti a Palermo e provincia, società come la Berna, la Investimenti Spa, la Capocabana. Badalamenti in Italia era stato condannato all’ergastolo per la morte di Peppino Impastato. Dal 1984 era detenuto negli States per una condanna di 44 anni scaturita dal procedimento “Pizza Connection”. E’ deceduto nel carcere di Fairton. Mariantonietta Morelli |
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Falcone: siamo corporativisti e poco professionali
di Giovanni Falcone
Duro monito del giudice palermitano al Consiglio Superiore della
Magistratura e ai magistrati carrieristi e irresponsabili. Sono
necessarie "maggiore competenza tecnica e più serietà operativa".
Relazione dal titolo La professionalità e le professionalità letta a
Milano il 5 novembre 1988.
Il pm Antonio Ingroia, Berlusconi non ha chiare idee su Falcone
di Maria Loi - 21 agosto 2008
Roma. Dopo le dichiarazioni del premier sono stati immediati i commenti
di Antonio Di Pietro e del pm Antonio Ingroia. Pubblichiamo di seguito
uno scritto di Giovanni Falcone "Siamo corporativisti e poco
professionali" che spiega chiaramente qual'era il pensiero del giudice.
Attacco hackers al sito
di Salvatore Borsellino - 13
agosto 2008
Questa mattina il nostro sito
è stato oggetto di un attacco da parte di hackers non identificati
che lo hanno reso inaccessibile per alcune ore agli utenti facendo comparire
una schermata con scritto "Hacked by E. Rossi"
Anniversario Falcone: stragi del ’93
Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’ intervista esclusiva al direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni
Cianferoni: La verità è da cercare nelle connessioni storiche.
Sia lodo al principe
di Massimo Brugnoli - 21 agosto 2008
L’unica
differenza fra la prima e la seconda repubblica è questa: prima prendevi
un politico, aspettavi un po’, e diventava
un delinquente. Adesso prendi un delinquente, aspetti un po’, e diventa
un politico.”
Beppe Grillo
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La Nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino
di Redazione – 19 luglio 2008
“Se domani si presenteranno alla commemorazione della strage di via
D'Amelio i politici che dico io non gliela farò passare liscia”.
Famiglia Censoria
di Marco Travaglio - 20 agosto 2008
I giornali seri non sposano nessun partito, o movimento, o governo, o
leader. Hanno una propria linea editoriale, in base alla quale leggono
e giudicano l’attualità, plaudendo a chi è più vicino e criticando chi
è più lontano.
Operazione Saakashvili
di Giulietto Chiesa - 21 agosto 2008
Quei giorni di agosto 2008 resteranno sicuramente nella storia come giorni di una svolta, di un drastico del quadro politico internazionale.
La Russia non è più quella che, per 17 anni, l'Occidente aveva
immaginato che fosse.
"Bavagli"
Incontro-dibattito organizzato dal presidio di LIBERA
"CALATAFIMI SEGESTA".
Parteciperanno Antonio Ingroia e Marco
Travaglio.
L'incontro si terrà lunedì 18 agosto 2008 alle ore 20:30 a Calatafimi Segesta ex convento San Francesco
Scarica la locandina: Bavagli
Marcia del bambino in Paraguay
L'Associazione senza fini di lucro Justicia y Verdad, convoca tutti i bambini che vivono in strada, i genitori che lavorano per strada, e tutta la società a partecipare alla seconda Marcia “MITA SAPUKAI – EL GRITO DEL NIÑO” (IL GRIDO DEL BAMBINO)...
In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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