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di Saverio Lodato - 15 aprile 2008
Prime proiezioni: centrodestra avanti di circa 18 punti sul ticket Finocchiaro-Borsellino. Peggio che nell’era Cuffaro. Si profila una debacle per il centrosinistra in Sicilia. Il vento del rinnovamento non c’è stato. La Sicilia resta tale e quale quella di prima. Anzi, molto peggio.
Il tandem, il ticket, chiamateli come volete, fra Anna Finocchiaro, che si candidava alla guida della regione, e Rita Borsellino, che puntava a diventare presidente dell’Assemblea regionale siciliana, non ha funzionato. Comunque sia, non ha determinato alcun valore aggiunto.
Non viene cioè intercettato quel «voto femminile» che costituiva un possibile (uno dei pochi) fattore di forte speranza per ribaltare in Sicilia una concezione arcaica e clientelare della politica.
Nessun fenomeno nuovo. Tranne la forte affermazione del candidato a presidente della lista di Beppe Grillo, Sonia Alfano, che occorrerà capire se è il frutto di un’erosione dell’elettorato di centro sinistra o di un parziale recupero di sacche tradizionali di astensionismo, in nome dell’«antipolitica».
Se le schede vere dovessero confermare gli exit poll del primo pomeriggio di ieri (poco dopo le 15), Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia, sarà il nuovo «governatore» di Sicilia, con una maggioranza molto simile a quella della quale poté disporre, per due anni, Salvatore Cuffaro, prima di dimettersi in seguito alla condanna del tribunale di Palermo a 5 anni di reclusione per avere favorito alcuni mafiosi.
Ma in serata le primissime proiezioni aggravavano ulteriormente lo iato tra i due schieramenti. Exit poll: a Lombardo fra il 49 e il 53%, alla Finocchiaro, fra il 36 e il 40%, dunque attorno ai dieci punti di stacco. Proiezioni, invece: Lombardo 56,3%; Finocchiaro 38,3. Dunque attorno ai 18 punti di differenza.
Ovvio: anche in questo caso siamo nel campo della virtualità più assoluta. Ma confrontiamo questo dato virtuale con quello che segnò le regionali del 2006: Cuffaro venne eletto con il 53, 1; la Borsellino totalizzò il 41,6. Come si vede, la situazione - secondo le primissime proiezioni - vedrebbe un peggioramento per il centrosinistra rispetto a due anni fa.
A metà pomeriggio di ieri, Raffaele Lombardo ha dichiarato: «Prudenza a parte, il nostro probabile successo deriva dal fatto che siamo stati capaci di far percepire di essere in grado di tutelare l’interesse della Sicilia più dei nostri concorrenti». Si dice sicuro che «la mafia non si è preoccupata di votare» perché «si starà occupando d’altro, visto che lo Stato è riuscito ad andargli addosso». Infine, Lombardo rende l’onore delle armi alla sua avversaria, la Finocchiaro: «C’è stato un dibattito civilissimo, senza le denigrazioni e le calunnie che sono appartenute alle campagne elettorali del passato».
Nessun commento, né dalla Finocchiaro che oggi arriverà a Palermo - solo uno stringato «non ci siamo tirati indietro» - , né dalla Borsellino. Con ogni probabilità entrambe si riservano di conoscere l’autentico e definitivo responso delle urne.
Ha invece avanzato osservazioni critiche, Giuseppe Lumia, esponente del Partito democratico: «In Sicilia le liste dovevano avere più forza per sostenere il progetto di innovazione di cui Veltroni e la Finocchiaro sono portatori». Il riferimento è al fatto che la scelta dei candidati in Sicilia non ha tenuto il passo con l’ipotesi annunciata del rinnovamento, non essendo altro che la riproposizione dei parlamentari uscenti.
Infine, Sonia Alfano, candidata alla Presidenza della regione dagli amici di Beppe Grillo, stimata al 5%: «Abbiamo lavorato a contatto della gente. E qualunque risultato sarà un punto di partenza. I nostri voti arrivano dagli elettori che negli anni scorsi non hanno votato». Ma anche questo sembra presto per dirlo. Soltanto a notte fonda si capirà come ha davvero votato la Sicilia per queste elezioni regionali.
L'UNITA'
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