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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
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Non distruggete quelle telefonate PDF Stampa E-mail

Intercettazioni Berlusconi – Cuffaro 
Totò: «Qualche magistrato fa un poco di bizze»

di Silvia Cordella
Non distruggete le intercettazioni tra Silvio Berlusconi e Totò Cuffaro. Salvatele non perché ci sia qualcosa a carico del Presidente siciliano ma perché in quei colloqui «è ragionevolmente prospettabile l’ipotesi che si possano configurare autonome notizie di reato in ordine ad indebita acquisizione e propagazione di notizie coperte da vincoli di segretezza». Così il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo, riapre un capitolo che era stato chiuso due anni fa dal giudice che aveva ordinato la distruzione di quelle conversazioni. Le telefonate in questione erano soprattutto due. Una intercettata a novembre del 2003, l’altra a gennaio 2004. Secondo il capo della Procura, entrambe potrebbero ritornare utili ad alcune inchieste e quindi essere trasmesse ai vari uffici competenti, i quali dovrebbero richiedere l’autorizzazione per la loro utilizzazione alla Camera. Messineo ritiene che «tali comunicazioni debbano essere portate a conoscenza dell’autorità giudiziaria territorialmente competente, avuto riguardo alla originaria competenza fondata sul criterio del locus commissi delicti, ovvero ad altri criteri speciali di determinazione della competenza». Il periodo delle conversazioni è quello in cui il Governatore siciliano viene travolto dall’inchiesta sulle “talpe”. Nel blitz del 5 novembre 2003 scattano le manette per l’ingegnere di Bagheria Michele Aiello, arrestato con le sue due “spie” istituzionali: i marescialli Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro. I due avevano creato una rete riservata di telefonini usata per informarlo sullo stato delle indagini che la Procura aveva avviato su di lui dopo che il pentito Giuffrè aveva parlato dei suoi rapporti con la cosca mafiosa di Bagheria.
Sulla fuga di notizie avrebbe fatto la sua parte anche il Presidente della Regione che in quell’ottobre aveva incontrato in gran segreto Aiello nel negozio “Bertini” di Bagheria, per riferirgli che i suoi due militari sarebbero stati sotto i riflettori della magistratura. L’episodio, sempre smentito dal Governatore, era stato confermato dall’ing. Aiello nei suoi primi interrogatori quando aveva sottolineato che le informazioni a Cuffaro erano arrivate da Roma. Sta di fatto che la prima intercettazione tra l’ex Presidente del Consiglio e il primo cittadino della Sicilia viene registrata una settimana dopo quegli arresti, il 12 novembre 2003. Nella conversazione Cuffaro parla del “linciaggio morale” che starebbe subendo, ma Berlusconi lo tranquillizza: «stai sereno, perché guarda che io ne ho passate di tutti i colori con la famiglia… Guarda solo come stamattina sono illustrato in una vignetta in prima pagina sull’Unità…». Il Governatore ribatteva: «con quello che ha scritto l’Unità su di te e su di me c’è da farne un’enciclopedia». «Comunque tu stai sereno», lo tranquillizza l’ex Premier, «perché ho buone notizie come tu avrai… dall’interno dell’ufficio che si sta interessando di queste cose, per cui ho notizie buone, c’è un orientamento positivo da parte del …». «Ma spero che si rendano conto – ribatteva Cuffaro - che io non c’entro niente, insomma» e Berlusconi: «Ma sì, appunto» ed ancora «noi ti sosteniamo come un sol uomo, senza nessuna possibilità». A questo punto è Cuffaro a ringraziare: «ti assicuro che la tua telefonata è una cosa importante… per l’affetto che mi hai dimostrato…» e Berlusconi: «Io se c’è bisogno prendo l’aereo, vengo giù a Palermo, faccio di tutto… Comunque non succederà assolutamente niente». Due mesi dopo le microspie registrarono l’altra conversazione. È il 10 gennaio 2004, la voce del Cavaliere esordisce: «La ragione principale per cui ti telefono, il ministro degli Interni… mi ha parlato e mi ha detto che tutta la …è tutto sotto…. Sotto controllo». «Sì ma io sono tranquillo», risponde Cuffaro che continua: «avendo la coscienza a posto… è solo… bisogna aspettare». Berlusconi dice: «non basta… sai non basta…» e Cuffaro: «ci sono i giornali che fanno un poco di schifo, qualche magistrato che fa un poco di bizze». Il mese dopo il Governatore  riceverà un nuovo avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta su Michele Aiello. Il fascicolo però verrà archiviato dopo qualche mese. L’ex Procuratore capo di Palermo Pietro Grasso, insieme all’aggiunto Pignatone e ai sostituti De Lucia, Prestipino e Di Matteo, all’epoca aveva infatti ritenuto di dover rinviare a giudizio il Governatore solo per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio aggravati, scelta che aveva creato una polemica interna all’ufficio fra chi sosteneva la tesi di Grasso e chi invece si era dichiarato contrario. Durante la gestione Grasso si deciderà anche di richiedere la distruzione delle bobine relative alle conversazioni intercettate tra il Governatore siciliano e l’allora Presidente del Consiglio. Oggi, a distanza di alcuni anni, è l’attuale Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo a chiedere di non eliminarle ma di poterle utilizzare nell’ambito di altre indagini ancora aperte.
Il primo mandato di Messineo in Procura dunque sembra mirato a una strategia di contrattacco sul versante della lotta contro quello che da sempre è considerato uno dei temi più scottanti: il rapporto Mafia-Politica. 
A dimostrarlo è anche la richiesta per la riapertura della vecchia indagine a carico del Presidente Cuffaro per concorso esterno in associazione mafiosa, già approvata dal Gip Fabio Licata.
Si dà il via dunque al nuovo capitolo d’inchiesta contro il leader dell’Udc, destinato a ripercorrere i punti salienti toccati nel processo giunto ormai a conclusione, quello per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio aggravati che in autunno andrà in requisitoria e poi a sentenza.   
Il provvedimento di Licata, articolato da una corposa motivazione, è stato trasmesso al capo della Procura che dovrà ora decidere insieme ai suoi due aggiunti Pignatone e Morvillo a chi assegnare l’incarico. Una logica destinazione potrebbe essere quella ai due pm che all’interno del pool si erano battuti affinché si contestasse al Governatore l’imputazione più grave: Gaetano Paci nel 2004 e Nino Di Matteo l’inverno scorso. Entrambi avevano ritenuto vi fossero elementi sufficienti per sostenere in aula contro Cuffaro il reato di concorso esterno alla mafia. Un’analisi quella di Di Matteo rafforzata da una serie di elementi giudiziari emersi recentemente anche da altre attività investigative. A questo proposito completeranno il nuovo faldone giudiziario anche i verbali delle dichiarazioni del pentito agrigentino Maurizio Di Gati. Il collaboratore di Racalmuto ha raccontato di un Presidente eletto con i voti di Cosa Nostra, confermando il legame del Governatore con il boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro: «Leo Sutera (reggente della cosca di Sambuca di Sicilia ndr) mi disse che poteva raggiungere Cuffaro tramite Guttadauro o tramite l’allora segretario di Cuffaro, un certo Miceli di Sambuca di Sicilia». In occasione della campagna elettorale per le regionali del 2001, secondo Di Gati, «tramite il dottore Guttadauro e Sutera, da parte di Provenzano era arrivato l’ordine di votare Cuffaro, un cristiano a disposizione nostra come Presidente della Regione». «Leo Sutera caldeggiava la candidatura di Cuffaro perché ne avremmo avuto un sicuro appoggio ad un alto livello politico, specie nella sanità». Per questo Di Gati, all’epoca reggente della provincia agrigentina aveva esteso l’ordine a tutta la provincia. Informò Stefano Fragapane che si occupò del territorio di Santa Elisabetta, Raffadali e Canicattì, lo disse a Fabio Vella e ai Longo di San Giovanni Gemini e di Cammarata, ai Capizzi di Ribera tramite Leo Sutera e ancora a Falcetta Raffaele di Casteltermini e alla famiglia mafiosa di Favara. Tramite Beppe Nobile e Di Bella Diego lo fece sapere a Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, a Giovanni Aquilina che pensò al territorio di Grotte e Racalmuto ed anche a Gerlandino Messina per il territorio di Porto Empedocle,  per Agrigento ai Massimino e forse a Cesare Lombardozzi ed a Cacciatore Franco. Con un appoggio elettorale di questa portata i boss si aspettavano di essere ringraziati da Cuffaro con dei favori «sia per i finanziamenti dei lavori, sia per i progetti che ci sono in Regione». Il collaboratore ha quindi parlato dell’aiuto ricevuto dal Presidente della Regione per l’apertura di una farmacia a Raffadali (mai avvenuta a causa di un blitz antimafia), di una grossa discarica ad Aragona e di un termovalorizzatore per i rifiuti a Casteltermini. Il Governatore siciliano, che nel frattempo ha rilanciato il suo impegno politico mirando a un terzo mandato, ha replicato: «apprendo con stupore delle dichiarazioni del pentito Di Gati che mi riguarderebbero. Ancora una volta non posso che dire che è triste dover spiegare fatti che non esistono raccontati da persone che non conosco».           

BOX 1
Via al processo sull’ipermercato
di Villabate


I viaggi di Nicola Mandalà negli Stati Uniti, i suoi incontri con il boss oggi latitante di Porta Nuova Gianni Nicchi, gli incontri oltreoceano con Pietro Inzerillo, i pedinamenti che portarono all’abitazione di Nino Rotolo. Con questi argomenti è iniziato, davanti alla quinta sezione penale del Tribunale di Palermo presieduto da Patrizia Spina, il dibattimento che vede alla sbarra sette imputati tutti accusati a vario titolo di aver stretto rapporti d’affari con la famiglia mafiosa di Villabate, in particolare per la realizzazione del Centro Commerciale del paese. Sono i manager Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino, l’ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, l’ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, gli architetti Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino e Gianni La Mantia, quest’ultimo personaggio particolarmente vicino al boss Nicola Mandalà. Il dibattimento sostenuto in aula dal pm Nino Di Matteo è cominciato con la deposizione del dirigente dei Carabinieri Maurizio Calvino, attuale dirigente del commissariato di San Lorenzo. Le sue dichiarazioni sono servite a ridelineare il quadro delle relazioni interne alle cosche dal 2003 fino ad oggi, spiegando le articolate manovre degli inquirenti che hanno portato poi alla scoperta e all’arresto di numerosi esponenti mafiosi di prim’ordine, fra cui la cosiddetta triade di Palermo rappresentata dai boss Rotolo, Bonura e Cinà.
Silvia Cordella 


BOX 2
Campanella entra
definitivamente
nel programma di protezione


La Commissione centrale per i pentiti, in seguito alla richiesta del pool della Procura palermitana coordinato da Pignatone e composto da Di Matteo, De Lucia e Prestipino, ha deciso di concedere il programma definitivo di protezione all’ex presidente del Consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella. Il pentito collabora con la giustizia dal 21 settembre 2005 ed ha reso importanti dichiarazioni nei processi palermitani su mafia-politica degli ultimi anni. Campanella ha parlato dei suoi rapporti con la famiglia mafiosa locale e del progetto relativo alla mega costruzione di un ipermercato, sul quale si concentravano gli interessi della cosca locale capeggiata da Nino e Nicola Mandalà. Il pentito, descrivendo tutte le fasi burocratico – amministrative in sede comunale e regionale che servivano all’approvazione finale del progetto, ha parlato degli appoggi politici che ne avrebbero facilitato la sua realizzazione. I capitoli principali che hanno composto il suo fascicolo processuale sono quelli riservati al Presidente della Regione Salvatore Cuffaro, al clima politico – mafioso in cui si sono svolte le competizioni elettorali del 2001 e alla preoccupazione di un altro centro commerciale concorrente che doveva sorgere nella zona di Roccella – Brancaccio, quello del boss Giuseppe Guttadauro. Grazie al contributo di Campanella la Procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta per concorso esterno nei  confronti di Cuffaro.
S.C.


BOX 3
Villa Santa Teresa, una miniera d’oro


Terapie di routine rincarate fino a 5 – 6 volte rispetto alla media nazionale, incremento dei costi del 174 per cento e un aumento dei ricavi del 780 per cento in due anni. Questi i dati emersi dalla deposizione dei due commercialisti Giuseppe Glorioso e Nicola Ribolla, nominati dalla terza sezione del Tribunale che sta procedendo sulla vicenda dei rimborsi truccati dalla clinica Villa Santa Teresa ai danni della sanità pubblica regionale. I periti hanno calcolato che la clinica, gonfiando il prezzo delle sue terapie (in accordo con i dirigenti del distretto sanitario), ha incassato  circa 120 miliardi di vecchie lire solo nel 2000. Parallelamente il radiologo Michele Olivieri, imputato in questo procedimento, grazie a una modifica contrattuale potè beneficiare di un guadagno pari a 1 miliardo e mezzo di lire nel ’99 e di 5 miliardi e 600 milioni l’anno seguente.   
La casa di cura dell’ing. Aiello sarebbe stata “il fiore all’occhiello” di tutta la Sicilia per le qualificate ed esclusive prestazioni mediche che avrebbe offerto in tutto il meridione. Per questo motivo – secondi i periti della difesa - le sue tariffe superavano quelle della media nazionale.
Secondo il pentito Antonino Giuffrè la lussuosa clinica di Aiello sarebbe stata sponsorizzata da Cosa Nostra «volente o nolente – aveva dichiarato il pentito – Michele Aiello era diventato un punto di riferimento ben preciso per tutto un complesso di cose…». Dopo il tramonto dei prestanome di Provenzano, gli imprenditori Gino Scianna ed Enzo Giammanco,  nasceva la necessità di «una figura pulita», di una persona come Michele Aiello definito nell’ambiente «l’astro nascente di Bagheria».    
Silvia Cordella  


BOX 4
Buttiglione:
“Totò diceva non toccare il 41 bis, io invece  pensavo a umanizzare le carceri”


«Era un giovane attento e scrupoloso, segnato dall’educazione salesiana». La deposizione di Rocco Buttiglione è cominciata così. Chiamato come teste della difesa al processo contro l’on. Cuffaro, il presidente dell’Udc nazionale ha perlopiù difeso il presidente della Regione. «Quando parlai a Cuffaro del 41 bis mi disse: “fai quello che vuoi ma per l’amor di Dio, non toccare il 41 bis che servirà per anni a scongiurare il rischio che lo Stato venga sconfitto dalla mafia. Io pensavo a un’umanizzazione del sistema carcerario per questo avevo fatto cenno al 41 bis». Al processo per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto d’ufficio contro il Governatore, le parole dell’on. Buttiglione sono riecheggiate nell’aula del Tribunale per accreditare l’atteggiamento antimafioso di Totò Cuffaro. «E’ stato sempre molto rigoroso – ha affermato – per lui l’interesse superiore era quello dello Stato contro la mafia». Un’affermazione che stride nella morsa delle accuse su cui si basa il suo processo. Prime fra tutte quelle scaturite dalle ambientali a casa del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Il capomafia, intenzionato a ottenere degli aiuti significativi per  alleggerire le pene ai boss di Cosa Nostra, chiede al suo referente politico Domenico Miceli di “sensibilizzare” l’on. Cuffaro. Il capomandamento però non vuole coinvolgere direttamente Cuffaro per non compromettere in prima persona la sua figura, ma attraverso di lui inoltrare la richiesta a personaggi insospettabili della politica nazionale come ad esempio proprio l’on. Rocco Buttiglione.
Silvia Cordella 


BOX 5
Mercadante rinviato a giudizio


L’ex deputato regionale di F.I. Giovanni Mercadante è stato rinviato a giudizio per associazione mafiosa dal gup Piergiorgio Morosini. Il processo, scaturito dall’operazione “Gotha”, comincerà il 18 aprile del prossimo anno dinanzi alla seconda sezione del Tribunale e vedrà imputati oltre a Mercadante anche Bernardo Provenzano, Nicola Ingarao (assassinato di recente, ndr), Lorenzo Di Maggio, Marcello Parisi, Maurizio e Paolo Buscemi, Calogero Immordino, Vito Lo Scrudato. Per tutti l’accusa è di associazione mafiosa. Mercadante, il 17 maggio scorso durante l’udienza preliminare, aveva rilasciato dichiarazioni spontanee ribadendo che <<la sua attività professionale e politica è stata ed è completamente avulsa dal contesto mafioso>>.
Gran parte delle persone coinvolte nell’operazione “Gotha” hanno deciso di avvalersi del rito abbreviato, fra cui Emanuele Ribaudo e i 14 cinesi imputati di favoreggiamento. Hanno scelto di patteggiare la pena due dei commercianti accusati sempre di favoreggiamento: Salvatore Clemente (multa di 4 mila euro) e Calogero Ruvituso (multa di 4.800 euro). Nel frattempo i giudici del Riesame presieduto da Concetta Sole, al latere Cinzia Nicoletti e Fabio Casentino, hanno confermato l’ arresto a carico dell’ex deputato forzista. I giudici non hanno accolto la richiesta della Cassazione che, annullando un’analoga sentenza di un altro Tribunale, ne aveva disposto un’altra valutazione. Secondo i giudici, il rapporto Mercadante – Provenzano non si esauriva «in un rapporto medico - paziente». Al Padrino di Corleone il parlamentare regionale «era legato da un rapporto preferenziale cui non era peraltro estraneo l’altro capo corleonese Salvatore Riina». «E’ stata ignorata la sentenza di Cassazione – hanno replicato i legali del politico - denunceremo tale ulteriore violazione chiedendo l’annullamento senza rinvio del provvedimento. E chiederemo l’anticipazione dell’udienza in Cassazione visti i 32 giorni che sono trascorsi fra la discussione avvenuta davanti ai giudici del tribunale del riesame e il deposito della motivazione».    
Dora Quaranta


ANTIMAFiADuemila N°54

 

 
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Parteciperanno Antonio Ingroia e Marco Travaglio.
L'incontro si terrà lunedì 18 agosto 2008 alle ore 20:30 a Calatafimi Segesta ex convento San Francesco

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Bavagli

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Lettere & Comunicati
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L'Associazione senza fini di lucro Justicia y Verdad, convoca tutti i bambini che vivono in strada, i genitori che lavorano per strada, e tutta la società a partecipare alla seconda Marcia “MITA SAPUKAI – EL GRITO DEL NIÑO” (IL GRIDO DEL BAMBINO)...

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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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