| Eversione di Stato |
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Nei dossier sequestrati a Pio Pompa le prove di un complotto del Sismi
contro magistrati, politici di sinistra e giornalisti. Ecco le tappe
dell’inchiesta. Non ci rimane che sperare che prima o poi si raggiunga un limite al peggio. Lo scandalo del Sismi, tornato alla ribalta delle cronache dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex direttore del servizio segreto Nicolò Pollari e dell’ex funzionario Pio Pompa, è di una gravità senza precedenti. Troppo perfino per l’Italia delle bombe e delle trattative, dei crac dell’Ambrosiano e della Parmalat, di Tangentopoli e di Calciopoli. Perché questa volta non sarebbero imprenditori scaltri o settori deviati delle istituzioni ad aver agito nell’illegalità – già di per sé reato di una gravità inaudita - ma le istituzioni direttamente. Il Consiglio Superiore della Magistratura ne è sicuro e lo scrive in un documento approvato all’unanimità dal Plenum, mentre si accavallano notizie sempre più inquietanti e dai contorni indefiniti che aprono uno scorcio su inediti scenari e attori eccellenti. Al centro dello scandalo i dossier illegali del Sismi custoditi in via Nazionale 230 a Roma da Pio Pompa, già stretto collaboratore di Nicolò Pollari, che del Sismi era direttore all’epoca dei fatti contestati. Sullo sfondo: l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il suo governo. Il 5 luglio 2006 i documenti in questione erano stati sequestrati a seguito di indagini condotte dalla Procura di Milano (pm Ferdinando Pomarici e Armando Spataro), impegnata in quel periodo ad accertare eventuali responsabilità dei nostri servizi segreti nel sequestro dell’imam Abu Omar. Nessuno, all’epoca, avrebbe potuto immaginare i futuri sviluppi dell’inchiesta e l’ombra nera che avrebbe gettato sul passato, sul presente e sul futuro della nostra democrazia. Si apre l’inchiesta La storia ha inizio il 26 dicembre dello scorso anno quando i pm milanesi trasmettono al Consiglio superiore della Magistratura e alla Procura di Roma il nuovo capitolo del cosiddetto Sismi-gate, l’intricata inchiesta partita dalle indagini sul sequestro dell’imam Abu Omar e destinata a diramarsi in diverse direzioni, una delle quali porterà fino ai vertici della Telecom di Tavaroli e Tronchetti Provera. Le carte che poco dopo le vacanze di Natale approdano sulla scrivania dei magistrati romani portano le seguenti diciture: dossieraggio a carico di “numerosi magistrati”, con “schedature anche fotografiche”, “individuali e collettive, corredate dalla richiesta di proseguire a Roma, per competenza territoriale, nuovi reati attribuiti al generale Nicolò Pollari - nel frattempo rimosso dall’incarico di direttore del Sismi, ma consigliere della presidenza del Consiglio – e del suo braccio destro Pio Pompa. I fatti sui quali i magistrati romani sono chiamati ad indagare sono gravissimi e riguardano “un massiccio lavoro di schedatura di magistrati” sia italiani che stranieri, ritenuti pericolosi per Silvio Berlusconi, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio, e per il suo governo. Da quel dicembre 2006 le indagini, affidate al sostituto procuratore Pietro Saviotti, proseguono senza sosta e lo scorso 27 giugno la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Pollari e Pompa conquista le prime pagine dei quotidiani nazionali. Nelle quali si legge: almeno venti i dossier rispetto ai quali il pm ritiene provata la “deviazione” dell’attività del Sismi. Le accuse: peculato, violazione della corrispondenza e possesso abusivo di informazioni riservate, dove il peculato, nello specifico, sarebbe riferito ai pagamenti effettuati in favore di Renato Farina, alias fonte “Betulla”, già vicedirettore di Libero e oggi radiato dall’ordine dopo aver patteggiato una condanna a sei mesi per favoreggiamento nell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar. A dare notizia dell’inchiesta, il pm Saviotti e il procuratore di Roma Giovanni Ferrara ascoltati il giorno precedente dalla Prima Commissione del Csm che valutata la gravità dei dati emersi nei mesi precedenti, li convoca per definire se intraprendere “iniziative di tutela dei magistrati illegittimamente oggetto di attenzione dell’esercizio autonomo della giurisdizione”. Nella stessa occasione i magistrati dichiarano al Consiglio la loro volontà di interrogare Pio Pompa e la decisione di convocarlo a Palazzo di Giustizia in data 3 luglio. E’ proprio nell’invito a comparire che il pm elenca le prime gravi accuse rivolte all’ex agente Pompa che insieme al Pollari, si legge, avrebbe usato somme di denaro, uomini e materiali del Sismi per “scopi palesemente diversi da quelli istituzionali”. Un ammontare di somme e risorse “allo stato non quantificabile per la parte eccedente di importi versati a Farina” e “anche in violazione delle disposizioni sul trattamento dei dati personali”. I due, continua il documento, avrebbero inoltre “elaborato elenchi di soggetti – magistrati, uomini politici dell’opposizione, giornalisti – formati sulla base di presunte opinioni politiche, idonee di per sé ad associarli in presunti progetti eversivi”. Avrebbero “attivato, o comunque reperito e compensato fonti per l’acquisizione di notizie palesemente esorbitanti le attribuzioni del Sismi”. Avrebbero seguito le indagini sul sequestro dell’imam Abu Omar, anche “schedando personalmente Stefano Dambruoso e Armando Spataro” i magistrati che si occupavano del caso e “acquisendo informazioni sugli spostamenti e gli incontri di quest’ultimo”. Il pm accenna poi alla violazione della corrispondenza di membri dell’associazione Medel (Magistrats européens pur la democratie et les libertes) e contesta al Pompa l’aggravante di aver agito “al fine di commettere, o far commettere a terzi in concorso con se medesimo, diffamazioni, calunnie e abusi di ufficio in danno dei soggetti ritenuti di parte politica avversa”. Cosa che spiegherebbe la presenza nei faldoni sequestrati di informazioni sul Presidente Romano Prodi, sui magistrati definiti da una certa politica “toghe rosse”, sul viceministro dell’Economia Vincenzo Visco e su una presunta struttura di “nemici del governo Berlusconi” che andava “disarticolata anche con azioni traumatiche”. E che comprendeva, tra gli altri, giornalisti, politici di centrosinistra e persino l’ex Capo della Polizia Gianni De Gennaro collegato, secondo il rinvenimento di un appunto schematico , “con esponenti della finanza e dell’esercito delle comunicazioni telefoniche”. Nei dossier, ancora, le indagini investigative condotte dalle procure di Roma e Palermo nel 2002 prendono la forma “di una ulteriore iniziativa mediatico-giudiziaria in pregiudizio del Presidente del Consiglio (Berlusconi ndr.) e dell’On. Dell’Utri”, operata attraverso l’orientamento delle “dichiarazioni di Giuffré (il pentito di mafia ndr.) sulla morte di Calvi”, in modo tale che incrociassero, “sostenendole, quelle del pentito Francesco Di Carlo già coinvolto sia sulla scomparsa del banchiere dell’Ambrosiano che, in qualità di testimone, nel processo a carico di Dell’Utri per associazione mafiosa”. Una minaccia, sosteneva Pio Pompa, i cui “segnali prodromici” si potevano scorgere “anche dall’esame di alcuni servizi giornalistici” e che per questo andava tenuta sotto controllo. Dvd che scottano Il 3 luglio Pio Pompa declina l’invito del pubblico ministero Pietro Saviotti a rendere dichiarazioni sul suo ruolo nel Sismi-gate e sul materiale sequestrato, presentandosi al magistrato solo per dichiarare la volontà ad avvalersi della facoltà di non rispondere. Quando se ne va il pm ha già pronte, sulla sua scrivania, le carte relative alla contestazione a suo carico di due nuovi reati: “procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato” e “possesso ingiustificato di documenti e cose atte a fornire notizie concernenti la sicurezza dello Stato”. Il 26 giugno, infatti, un’attività di perquisizione della Digos di Roma aveva dimostrato che l’ex braccio destro di Pollari non aveva rinunciato al suo tesoro. E che all’interno del cassetto portaoggetti dell’Alfa Romeo teneva nientemeno che una copia dell’intero archivio riservato del Sismi di via Nazionale: tre Dvd per un totale di 14,1 gigabyte di informazioni coperte da segreto di Stato. Materiale che avrebbe circolato clandestinamente per circa sei mesi, come osserva una fonte investigativa che dichiara: <<Ragionevolmente riteniamo che Pompa abbia copiato il materiale poco prima di essere allontanato dal Servizio. Diciamo cinque, sei mesi fa, quando la Procura di Milano restituì al Sismi l’intero archivio sequestrato in via Nazionale>>. All’interno dei Dvd , oltre al materiale utile all’inchiesta dei pm romani, sarebbero archiviati appunti protocollati con nomi di “fonti coperte”, contabilità e briefing interni, informazioni sui sequestri degli italiani in Iraq e chissà che altro. Materiale che scotta e che, è molto probabile, potrebbe essere stato copiato e finito in chissà quali mani e per esercitare chissà quale potere ricattatorio. La “condanna” del Csm Il giorno successivo il Consiglio Superiore della Magistratura decide di intervenire sulla pericolosa attività svolta a danno dei magistrati vittime del Sismi, infiammando la polemica. In un documento (relatore Fabio Roia, togato di Unicost), sotto forma di risoluzione, approvato dal plenum all’unanimità dichiara: l’attività di spionaggio, “fu oggetto di ripetute informazioni al direttore del Servizio Nicolò Pollari e sembra quindi riferibile al Sismi in quanto tale e non ai suoi settori deviati”. Un’attività che sarebbe cominciata nell’estate del 2001, sarebbe proseguita in modo capillare sino al settembre del 2003 e saltuariamente sino al maggio del 2006 nei confronti di “alcuni magistrati italiani ed europei” e delle “associazioni di riferimento degli stessi (in particolare Magistratura democratica e Medel)”. Nel mirino tutte le cosiddette “toghe rosse” da annoverare insieme a certa stampa e certa politica tra i nemici di Silvio Berlusconi e dell’allora maggioranza di centrodestra. 203 il numero degli spiati senza alcuna motivazione specifica, se non quella di essere considerati di “centro-sinistra”, “in ragione dell’attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale”. Un lunghissimo elenco che vede, tra i nomi più conosciuti e più impegnati sui fronti caldi del controllo della legalità, quelli di Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio, Piercamillo Davigo, Edmondo Bruti Liberati, Giancarlo Caselli, Antonio Ingroia, Teresa Principato, Alfonso Sabella, Gioacchino Natoli, Felice Casson, Ilda Boccassini, Saverio Borrelli e Baltazar Garzon. Tra i principali nemici: l’intera procura di Milano, tanto che dossier specifici erano dedicati a Spataro, Dambruoso e Domenico Gallo. A leggere nomi e documenti elencati dal Csm impressionante appare la continuità fra le esternazioni dell’ex premier e la preparazione di certi dossier: uguali avversari e stesse espressioni per descrivere fantomatici complotti orditi da pm politicizzati contro l’allora governo in carica. L’opera di intelligence, spiega in un passaggio il Consiglio Superiore della Magistratura, contemplava campagne mediatiche di delegittimazione contro magistrati “ritenuti portatori di pensieri e strategie destabilizzanti... e vicini a partiti della passata maggioranza (di centrosinistra)”. Con l’effetto di provocare “perdita di credibilità nei confronti di chi era impegnato in processi particolarmente delicati” e di aumentare “le difficoltà nella collaborazione giudiziaria sopranazionale”. La preparazione dei fascicoli, continua, comprendeva la raccolta e la schedatura di materiali pubblici, ma anche “un capillare monitoraggio delle attività dei movimenti e della corrispondenza informatica dei magistrati”, talvolta con l’aiuto “di appartenenti all’ordine giudiziario” nonostante “ogni tipo di collaborazione di magistrati con Servizi segreti sia espressamente vietato dalla legge”. E nei dossier trovano spazio anche i giudici europei di Medel - di cui era presidente l’attuale segretario di Magistratura Democratica Ignazio Juan Patrone –, indicati come “movimento internazionale di magistrati militanti” o “asse internazionale di contrapposizione all’Impero occidentale capitalistico”, che “ha compiuto passi da gigante nel conseguimento del suo disegno politico, sociale e corporativo”. Un asse del male in contrapposizione all’Occidente battente bandiera statunitense, disposto ad avvalersi “strumentalmente e non, di alleanze anche con il mondo dell’integralismo islamico”. E se da tale organismo il Sismi si attendeva il peggio, ossia “iniziative politico-giudiziarie riferite direttamente a esponenti dell’attuale maggioranza di governo (centrodestra ndr.) e/o di loro familiari” diverse erano le azioni messe in atto per giungere allo scopo di “neutralizzarli”, con manovre “anche traumatiche”. L’Intelligence aveva infatti curiosato tra le loro comunicazioni telematiche, raccolto informazioni da un magistrato, detto la Fonte (il quale avrebbe anche “fornito informazioni a esponenti del governo in carica”) o controllato i loro contatti con organismi internazionali della portata dell’Olaf - l’Ufficio Antifrode dell’Unione Europea, individuato dal Sismi come un’oscura minaccia a Silvio Berlusconi. In uno dei documenti di Pompa acquisiti dal Csm e riferiti proprio all’Olaf, si legge, tra l’altro, “di vere e proprie iniziative giudiziarie e / o di delegittimazione di soggetti specifici” volte “a creare le condizioni per impedire che finanziamenti e / o provvidenze previsti per l’attuazione di taluni programmi vengano congelati sine die se non addirittura revocati. La prospettiva (...) richiede, perché possa essere avviata e portata avanti con successo, che taluni incarichi messi a concorso vengano affidati a precise persone legate ideologicamente e intellettualmente a chi opera la regia dell’iniziativa in questione”. Non solo semplici progetti ma fatti concreti, prosegue il documento, nel quale è citata la “campagna mediatica di delegittimazione dei magistrati già destinati all’Olaf (Perduca, Vaudano e Piacente)”, che avrebbe in realtà portato all’”interdizione politica nei loro confronti”. E che tra le attività illecite del Sismi non mancherebbero i pedinamenti lo dimostra una nota dell’11 agosto 2001, data in cui, si legge, l’ex presidente dell’Anm Edmondo Bruti Liberati fu pedinato per Milano per tutto il giorno e osservato mentre si incontrava con i colleghi Gherardo Colombo e Francesco Greco. Sotto stretta osservazione anche il magistrato francese Emmanuel Barbe, addetto all’ambasciata di Francia a Roma il quale, sempre secondo i dossier, “risulterebbe in stretti rapporti con diversi esponenti del cosiddetto movimento dei ‘giuristi militanti’, rappresentato a livello internazionale da Medel”. E in contatto con diversi politici, tra cui Antonio Di Pietro e Luciano Violante - anch’egli controllato dal Sismi. In ultimo, il dossier sul monitoraggio da parte di Pompa delle elezioni del Comitato direttivo centrale dell’Anm, mirato a cercare soluzioni per evitare il processo di ricompattamento interno dell’Associazione, che avrebbe rafforzato notevolmente “la possibilità che l’esito delle elezioni (11 – 13 maggio 2003)” potesse tradursi “nel rinnovo di un Comitato direttivo centrale ancora più attestato su posizioni radicali e, soprattutto, antigovernative”. L’indagine si allarga Nei giorni a seguire nuovi particolari sui dossier rimbalzano agli “onori” della cronaca. Si apprende che il Sismi monitorava convegni e dibattiti “di carattere antigovernativo” a cui prendevano parte alcuni dei magistrati attenzionati. E che tra i tanti “nemici “ che Pio Pompa vedeva intorno all’allora Presidente Berlusconi vi sarebbe stato anche il generale Leonardo Tricarico, nome in codice “Rik”, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica. E’ lui, annota Pompa, a intrecciare rapporti con magistrati di sinistra, con Marta Dassù (stimata collaboratrice di D’Alema), con uomini che lavorano per i servizi segreti francesi, ma anche con giornalisti, definiti da Pompa “gruppi di pressione mediatica interni, come Serventi Longhi (a sua volta in stretti rapporti con Mosca Moschin, Camporini, Cucchi (direttore del Cesis ndr.) e Di Paola / attraverso i quali sta attualmente gestendo la vicenda legata alla formazione degli inviati di guerra) e Furio Colombo, e esterni con una focalizzazione su Le Monde e il suo direttore”. E mentre Berlusconi dichiara la sua assoluta estraneità ai fatti a metterlo in difficoltà sono ancora una volta le pagine dei rapporti di Pollari e Pompa dove vengono riferite le attività di osservazione nei confronti dei giornalisti più attaccati dall’ex premier e dalle sue emittenti. Tra questi il direttore dell’Unità Furio Colombo, alias Rioco, il segretario della Federazione Nazionale della stampa Paolo Serventi Longhi, e poi, ovviamente, Marco Travaglio e Peter Gomez. In riferimento a questi ultimi due e alla presentazione del loro libro Lo chiamavano impunità, dedicato ai processi di Berlusconi, Pompa commenta in una nota: “La presentazione dovrebbe trasformarsi in una vera e propria manifestazione di contestazione al premier. Tra gli altri è prevista la partecipazione di Gomez, Travaglio, Armando Spataro, Michele Santoro, Curzio Maltese...”. Altri nomi “pericolosi” emersi dai dossier sarebbero quelli del giornalista ed europarlamentare Giulietto Chiesa e di “un nutrito gruppo di giornalisti e giuristi militanti raccolto intorno alla Voce della Campania diretta da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola”. Tra cui: Michele Santoro, Giuseppe Giulietti, Ignazio Patrone, Sandro Ruotolo il presidente della stampa estera in Italia Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese Liberation e autore di durissimi articoli contro il governo italiano ripresi e diffusi ad opera del magistrato belga Marie Anne Swartenbroeks”. Conclusioni... per ora Inutile che si chiami fuori. <<Un premier è comunque responsabile anche se non sa. E Silvio Berlusconi, quand’anche non sapesse, comunque doveva rispondere dell’attività dei servizi segreti durante il suo governo>>. E’ duro il monito di Piero Fassino all’ex premier Berlusconi, direttamente chiamato in causa nella vicenda e che solo un giorno prima dichiarava alla stampa: <<Né io, né tantomeno il governo da me presieduto, ne direttamente ne indirettamente ha mai dato indicazioni a chicchessia di operare schedature, monitoraggi, controlli o quant’altro nei confronti dei soggetti indicati nella documentazione sequestrata al dottor Pompa>>. Aggiungendo, con fare assai ardito, che la documentazione stessa non rappresenterebbe <<alcun illecito>>, essendo composta unicamente di <<ricerche effettuate su internet e sui vari giornali, con conseguente commento del ricercatore>>. Una dichiarazione che ha dell’inverosimile, una <<chiara grave responsabilità politica>>, tuona Massimo Brutti, vicepresidente del Copaco, e che comunque non serve a cancellare il documento che metterebbe direttamente in contatto l’ex premier con “l’uomo dei dossier” di via Nazionale: una lettera che il Pompa avrebbe inviato nel 2001 al Cavaliere e nella quale si offre di diventare “suo uomo fedele e leale”. “Desidero averLa come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro” continua la missiva , e “sul foglio che ho davanti stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell´aver approvato, nel Ciis di oggi, il mio inserimento nello staff del Direttore del Sismi”. E mentre Fassino chiede subito la convocazione del Copaco, il comitato parlamentare di controllo dei servizi, il ministro Mastella avanza la proposta di istituire una commissione di inchiesta per <<eliminare sacche di dubbio e di perplessità>> e Palazzo Chigi si affretta a dichiarare che <<a Pollari non è mai stato accordato alcun incarico presso la presidenza del Consiglio da quando ha lasciato la direzione del Sismi>>. Solo qualche giorno più tardi, in un messaggio affidato al senatore Sergio De Gregorio, il Pollari si dichiara <<pronto a rivelare i misteri d’Italia dagli ‘80 ad oggi. In questa atmosfera da regime – dice – sono disponibile a dire tutta la verità, difendendo nei fatti il ruolo mio e del Servizio. Per questo chiedo di essere svincolato dal segreto di Stato>>. Un’occasione, continua l’ex direttore dell’Intelligence, per <<provare che il Sismi ha soltanto servito il Paese, senza violare le regole e senza rappresentare quella realtà che oggi viene vista come eversiva>>. Il Copaco però, conclude, <<ascolterà solo i detrattori del Sismi, visto che non sono stati convocati né il sottoscritto, né i miei legali, tantomeno alcuni testi importanti che potrebbero confermare che il Sismi non ha posto in essere alcuna attività di spionaggio illegale>>. <<Affermazioni di estrema gravità>>, interviene il diessino Massimo Brutti seguito da Andrea Papini della Margherita, che dichiara di non accettare avvertimenti di stile <<mafioso>>, <<non confacenti a chi ha svolto rilevanti incarichi istituzionali>> e che <<fanno torto all’intelligence italiana>>. E ad interpretare le intenzioni del Pollari ci prova il senatore D’Ambrosio, che in un’intervista a Repubblica dichiara: <<E’ probabile, se non certo, che Pollari abbia lanciato un messaggio “in codice”, come già aveva fatto con la sua decisione di opporre il segreto di Stato alle domande dei magistrati milanesi. A chi, purtroppo, non so. Posso escludere gli americani, visto che il governo degli Stati Uniti ha preso posizione contro i pm che indagano sul rapimento di Abu Omar. Vuole dire che evidentemente – conclude - le possibili rivelazioni di Pollari coinvolgono altri che finora sono stati protetti>>. ANTIMAFIADuemila N°54 |
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Intervento del pm della Procura di Palermo Nino Di Matteo
19 luglio 2008
Manifestazione dell’Anm, presso l’Aula magna del Palazzo di Giustizia, per la 16° commemorazione della strage di via d’Amelio.
Un anno fa la strage di Duisburg
di Maria Loi - 15 agosto 2008
San Luca (Reggio Calabria).
Il 15 agosto di un anno fa la strage di
Duisburg: sei giovani venivano uccisi davanti al ristorante “Da Bruno”,
nella città tedesca, vittime della faida che da 17 anni va avanti a San
Luca tra le famiglie Nirta-Strangio da una parte e Pelle-Vottari
dall’altra.
Attacco hackers al sito
di Salvatore Borsellino - 13
agosto 2008
Questa mattina il nostro sito
è stato oggetto di un attacco da parte di hackers non identificati
che lo hanno reso inaccessibile per alcune ore agli utenti facendo comparire
una schermata con scritto "Hacked by E. Rossi"
Anniversario Falcone: stragi del ’93
Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’ intervista esclusiva al direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni
Cianferoni: La verità è da cercare nelle connessioni storiche.
Giustizia, che cosa fare subito
di Bruno Tinti - 19 agosto 2008
Il 29 luglio alcuni senatori del PdL e del PD hanno partorito l’ "Atto
di Sindacato Ispettivo n° 1-00019", contenente una somma di proposte in
materia di giustizia che, con lodevole eufemismo, possono dirsi poco
condivisibili. Qui ne commento una.
La pattuglia mista inviata in missione esplorativa propone: "a) l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale...
La Nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino
di Redazione – 19 luglio 2008
“Se domani si presenteranno alla commemorazione della strage di via
D'Amelio i politici che dico io non gliela farò passare liscia”. Il
grido di Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato dalla
mafia nel 1992, e più forte dello scrosciare di applausi delle circa
cinquecento persone presenti ieri sera a Palazzo Steri, a Palermo.
Famiglia Censoria
di Marco Travaglio - 20 agosto 2008
I giornali seri non sposano nessun partito, o movimento, o governo, o
leader. Hanno una propria linea editoriale, in base alla quale leggono
e giudicano l’attualità, plaudendo a chi è più vicino e criticando chi
è più lontano.
Saakashvili ha commesso un grave errore politico
Intervista di Antonella Marrone con Giulietto Chiesa - 12 agosto 2008
La Russia ha aggredito la Georgia. Così dice il presidente Mikhail
Saakashvili, così le notizie che arrivano. Ma Giulietto Chiesa, che
conosce benissimo la Russia, la sua storia, la storia di un impero che
si chiamava Urss, nega decisamente.
"Bavagli"
Incontro-dibattito organizzato dal presidio di LIBERA
"CALATAFIMI SEGESTA".
Parteciperanno Antonio Ingroia e Marco
Travaglio.
L'incontro si terrà lunedì 18 agosto 2008 alle ore 20:30 a Calatafimi Segesta ex convento San Francesco
Scarica la locandina: Bavagli
Marcia del bambino in Paraguay
L'Associazione senza fini di lucro Justicia y Verdad, convoca tutti i bambini che vivono in strada, i genitori che lavorano per strada, e tutta la società a partecipare alla seconda Marcia “MITA SAPUKAI – EL GRITO DEL NIÑO” (IL GRIDO DEL BAMBINO)...
In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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