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Antimafia Duemila

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Mangano, quel santo cosi' necessario a Berlusconi e ai suoi uomini piu' fedeli PDF Stampa E-mail

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di Saverio Lodato - 12 aprile 2008
La santificazione dello stalliere la dice lunga sul modo in cui è stata concepita la lotta alla criminalità. E' morto ormai da otto anni. Ne aveva sessanta. Fu l'uomo del mandamento mafioso di Porta Nuova, a Palermo, che dalla stalla proteggeva la Villa di Arcore di Berlusconi.



Si è portato i suoi segreti nella tomba. Al processo di beatificazione di Vittorio Mangano, avviato da Marcello Dell'Utri prima, e Silvio Berlusconi dopo, adesso, per essere perfetto, manca solo la riesumazione del corpo dello stalliere, come imposto invece dal diritto canonico per chi ambisce a diventare beato, a diventare santo. Questa premessa solo per dire che da tempo i grandi leader di Forza Italia hanno perduto il senso della misura. Non del ridicolo, essendo questo, in fondo, un argomento funebre.
Perché si parla pur sempre di un mafioso morto, e di alcune migliaia di persone assassinate dalla mafia. In questi giorni tutti si chiedono come mai si sia resa necessaria la riabilitazione, equiparandolo al rango di "eroe", di un pluriomicida come Vittorio Mangano. Tutti si chiedono che ragione ci fosse di andare a scomodare un defunto, il quale aveva vissuto pericolosamente da mafioso e senza mai farne mistero. Tutti si chiedono quanto sia connaturato, in statisti del calibro di Berlusconi e Dell'Utri, il valore, tipicamente siculo, dell'omertà. Il nostro è un Paese dalla memoria talmente corta che periodicamente qualcuno ripropone le stesse domande degli ultimi venti anni provocando nuovo stupore, nuova incredulità, nuova indignazione.
Abbiamo dimenticato quando Berlusconi, in visita in Russia,una decina di anni fa, disse che in Sicilia il problema della mafia riguardava non più di 200 persone? Abbiamo dimenticato quando,appena eletto il suo secondo governo, il ministro Pietro Lunardi di Forza Italia, sentenziò che con la mafia gli italiani dovevano imparare a convivere? Abbiamo dimenticato quando Renato Schifani, anche lui Forza Italia, attaccò in maniera assai elegante Maria Falcone e Rita Borsellino, accusandole di "avere offeso la memoria dei loro eroici fratelli" ? O non sappiamo forse che le recenti affermazioni sui pubblici ministeri da
sottoporre a test psichiatrico altro non sono che la riedizione aggiornata di uno spettacolino che era già andato in scena, con discreto successo, qualche anno fa? O abbiamo già dimenticato l'intervista di Roberto Centaro, Forza Italia, allora presidente della commissione parlamentare antimafia, a Panorama, dall' illuminante titolo: "mafiologi andate in pensione"?O Alfredo Mantovano (però di AN), sottosegretario agli interni però nell'ultimo governo Berlusconi, che appena uscì la notizia cheDell' Utri era stato condannato dal Tribunale di Palermo a nove anni di reclusione per mafia, paragonò la sentenza "a certe rappresaglie dei nazisti durante la loro ritirata"? Alla fine, le elencazioni risultano stucchevoli. Siccome anche questa lo è,
decidiamo di tagliarla qui. Tanto fra qualche mese, magari qualche settimana, torneremo tutti a mostrarci increduli, a stupirci, a indignarci. Sempre meglio di niente. Simile telenovela è andata talmente avanti che al motore di ricerca Google, se digiti come parole chiave: "Berlusconi mafia", vengono proposti 449.000 risultati di ricerca. Cominciate a capire perché Dell'Utri e Berlusconi considerano Vittorio Mangano uno di famiglia?Capite perché non possono fare a meno della sua ombra ingombrante? E ricordate Farinata degli Uberti quando per capire chi fosse Dante, in visita all'Inferno, gli chiese: "dimmi chi
fuor li maggior tuoi?". Morale della favola: gli antenati non ce li possiamo scegliere. E volete leggere il testo della lapide che a Palermo ricorda il povero stalliere di Arcore? Ecco: "Hai dato un valore alla storia degli uomini perché ti sei rifiutato di barattare la dignità per la libertà..." Occorrono commenti o illazioni? Suvvia. E poi, lasciatecelo dire, fra qualche giorno si vota. E ai Bravi Ragazzi dello Zen o di Cruillas, della Guadagna o del Capo, di Borgo Nuovo o di Ciaculli, di Brancaccio o di Villagrazia, di viale Michelangelo o di Corso Calatafimi, di Medaglie d'Oro o della Cala, dello Sperone o di Passo di Rigano, dell' Uditore o di San Lorenzo, di Partanna o della Noce... volete lasciare almeno un mito positivo in cui credere? San Vittorio
Mangano,al quale Berlusconi eDell' Utri, stanno pensando di costruire un monumento equestre, sarebbe un'ottima scelta: Mangano non ha parlato da vivo, e difficilmente parlerà da morto. E' semplicemente questa, e non altro, l'operazione che stanno tentando di fare i due statisti di Forza Italia. E poi, come è risaputo, ognuno cucina con gli ingredienti che si ritrova.

 

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    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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