La Rivista
Marco Travaglio
Ora Silvio dice: il contratto con gli italiani era falso | Ora Silvio dice: il contratto con gli italiani era falso |
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di Marco Travaglio - 12 aprile 2008 insomma un semplice «atto politico» dotato di una «totale improduttività di effetti per nullità-inesistenza». È nullo, non è mai esistito. Chi lo dice? Un antiberlusconiano sfegatato? Un demonizzatore accanito? No, lo dice lo stesso autore del Contratto-non contratto: Silvio Berlusconi in persona. Dove? Negli atti difensivi depositati dai suoi legali nella causa intentata due anni fa da un giovane rompiscatole, A.C.: l’unico italiano ad aver preso sul serio il Contratto con gli Italiani. Al punto da recepirlo formalmente, recapitando al Cavaliere il 10 febbraio 2006 penultimo giorno della penultima legislatura - un “atto di accettazione”. In quella letterina piena di riferimenti giuridici, A.C. rammentava all’ allora premier che quello siglato sulla celebre scrivania di ciliegio “può essere qualificato come un contratto con obbligazioni del solo proponente (art. 1333 Codice civile)”. Quindi, non essendo “stato da Lei mai revocato”, è “giuridicamente vincolante” e sottoposto alla verifica della magistratura. Da quel momento si è perfezionato il contratto unilaterale fra Berlusconi e gli italiani (che non avevano firmato nulla), perché almeno uno di essi l’ha accettato. E, con quella firma, è scattata la trappola. Il rompiscatole e i suoi avvocati Alessandro Frittelli e Giuseppe Marazzita ricordano al Tribunale civile di Milano che il Cavaliere s’era impegnato a “non ripresentarmi alle elezioni del 2006 se, al termine dei 5 anni di governo, almeno 4 su 5 traguardi non fossero stati raggiunti”. Impegno violato nel 2006 e nel 2008, quando Berlusconi s’è ricandidato per ben due volte, pur avendo mancato tutti e 5 i traguardi “contrattuali”. Lo stesso Cavaliere osservano i legali di A.C. séguita a ripetere di aver rispettato “l’85% degli impegni”, mentre in casa Vespa aveva promesso di realizzarne interamente 4 su 5. Dopodichè le aliquote fiscali sono rimaste 4, non 2; le pensioni minime non sono aumentate a 516 euro per tutti, ma solo per qualcuno; i delitti non sono diminuiti, ma aumentati; la disoccupazione non s’è dimezzata; il 40% di grandi opere non è partito. Perciò il tignoso cittadino si sente preso in giro e chiede i danni: 5 mila euro simbolici per mancata ottemperanza dell’”obbligo di non facere”. Cioè di ritirarsi a vita privata. La difesa Berlusconi ribatte che il Contratto è “nullo”, dunque nessuno può pretenderne il rispetto: era un semplice “programma politico”. Ma A.C. dimostra che il programma della Cdl era tutt’altra cosa rispetto al Contratto, come lo stesso Cavaliere proclamò solennemente a Porta a Porta. La difesa Berlusconi ammette addirittura che gl’impegni non furono rispettati, anche se accampa le solite scuse: “Se il mancato raggiungimento di una o più parti del programma politico si è verificato, cioè è dovuto a fattori politico-economici imprevedibili e indipendenti dalla volontà del dr. Berlusconi: a partire dell’attentato alle torri gemelle fino al buco di 37 mila miliardi di lire scoperto dopo l’insediamento del Governo…”. Poi, a scanso di equivoci, invoca l’immunità parlamentare: il Contratto-non contratto rientrerebbe “nell’attività insindacabile” protetta dall’”art.68 della Costituzione” che “comporterebbe l’improcedibilità del giudizio o la sospensione del processo” in attesa dell’autorizzazione a procedere della Camera. Ma qui il rompiscatole A.C. piazza il colpo che potrebbe essere decisivo: “Se il dr. Berlusconi sapeva che il Contratto era inesistente e dunque nullo, perché non ne ha dato notizia fin dall’inizio” a lui e agli altri 58 milioni di italiani? L'UNITA' |
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Non c’è pace senza giustizia
di Salvatore Borsellino Si avvicina il 17° anniversario della strage di Via D’Amelio, 17 lunghi anni nel corso dei quali si sono alternati in me sentimenti assolutamente contrastanti. Prima l’esaltazione per quella che sembrava essere la reazione della coscienza civile a fronte di quelle due stragi così terribili e così ravvicinate. |
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Qualche tempo fa, quando il gip Maria Teresa Belmonte aveva archiviato alcune indagini sull’allora pubblico ministero Luigi de Magistris, si era gridato allo scandalo.
Perché per ragioni di opportunità quel giudice, che era
nientepopodimenoche la moglie del fratello di Michele Santoro
(colpevole di essersi occupato di de Magistris nel corso di alcune
puntate di Annozero), avrebbe dovuto astenersi dall’incarico poiché per
qualche imprecisato motivo non avrebbe potuto prendere una decisione
serena e imparziale.
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Una Speranza?
di Giorgio Bongiovanni ![]() Com’era prevedibile e del tutto naturale dopo l’elezione e il giuramento di Barack Obama alla Casa Bianca i commenti su di lui e sul suo futuro governo si sono succeduti a ritmo incessante su tutti i media internazionali. Tra gioie, diffidenza e tanta retorica. |
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