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Antimafia Duemila

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di Marco Travaglio - 11 aprile 2008
L’altroieri, mentre Uòlter perdeva tempo a scrivere al Cainano per invitarlo a giurare “lealtà repubblicana” alla Costituzione e all’unità nazionale,il Financial Times impiegava 15 parole 15 per spiegare chi è Berlusconi e perché non potrà mai firmare altro che bilanci falsi, finti contratti con gli italiani, cordate fasulle per Alitalia...


perizie psichiatriche per i pm, leggi canaglia, ingiunzioni di sfratto per il capo dello Stato, cause di beatificazione per gli amici degli amici: il Cavaliere è “un populista vanitoso entrato in politica per evitare i tribunali e proteggere i propri interessi”. Punto e fine. Lui, del resto, non ha mai fatto nulla per sembrare diverso da quel che è. Sono quelli che lo circondano e gli si oppongono (almeno in Italia: all’estero non funziona) che fingono di non capire. E, a ogni sua uscita in difesa degli evasori fiscali, dei mafiosi, dei tangentari, dei furbetti e furboni della finanza, parlano di “gaffe” o lo invitano a “moderare i toni” o addirittura a schierarsi dalla parte della legalità e della Costituzione. Mettiamoci nei suoi panni: ma perché mai dovrebbe farlo? La Costituzione, da lui definita “di stampo sovietico” e poi devastata con la controriforma dei “saggi” della baita (tra cui Calderoli), è stata finora il principale ostacolo alle sue mire: ha consentito al Quirinale e alla Consulta di bocciare le sue leggi più incostituzionali, ha impedito l’asservimento di procure e tribunali al governo, ha neutralizzato le fregole separatiste padane. Che dovrebbe dire Berlusconi: che gli piace la Costituzione? Cantare l’inno di Mameli, così gli scappa Bossi? Celebrare la Resistenza, così gli scappano la Ducia e Tilgher? Sarebbe come chiedere a Dell’Utri di parlar male della mafia: cannibalismo puro. Ma scusate: uno fa amicizia con una ventina di mafiosi, li riceve a casa e in ufficio, si fa mandare le cassate a Natale per sé, per Silvio e per Fedele, li incontra anche mentre inventa Forza Italia, viene eletto anche grazie ai loro voti, e poi che dovrebbe fare? Sputare nel piatto in cui mangia? Parlar bene dei pm e dei pentiti? Se Mangano avesse parlato, come han fatto molti suoi colleghi mafiosi, Dell’Utri e Berlusconi non sarebbero lì a fare comizi. Che dovrebbero fare, se non portargli eterna gratitudine e ricordarlo nelle preghiere? L’unica Resistenza che sta loro a cuore è quella dei mafiosi in carcere. E bene fanno a non nasconderlo, visto che nessuno domanda cosa avrebbe potuto raccontare Mangano, nessuno ricorda loro che il mafioso che non parla si chiama “omertoso”, non “eroico”. Chi seguita a scambiarli per statisti o bibliofili ci rimane di stucco quando li sente beatificare un boss sanguinario, condannato per mafia, traffico di droga e tre omicidi, fra l’altro scomparso 8 anni fa. Ma chi li conosce dovrebbe meravigliarsi se non lo facessero. In queste elezioni s’è aperta in Sicilia una certa concorrenza nella corsa al voto mafioso: Cuffaro è una calamita naturale, Lombardo manda messaggi separatisti da sempre molto graditi alle cosche. Meglio rammentare ai picciotti che il marchio doc è sempre lo stesso: diffidare delle imitazioni. Quelle di Berlusconi contro i pm e di Berlusconi e Dell’Utri contro i pentiti e in difesa dei boss irriducibili sono tra le pochissime parole logiche e coerenti della campagna elettorale. Parole già dette mille volte, che sgorgano dal profondo del cuore, e del portafogli. Solo un marziano se ne meraviglierebbe. Infatti Pigi Battista è meravigliato: l’altroieri ha scritto sul Corriere (dove pochi giorni prima Sartori criticava l’incredibile buonismo del Pd con Berlusconi) un articolo con l’estintore per spegnere “il linguaggio esasperato e parossistico” e la “brutta caduta di stile” del duo Silvio& Marcello che rischia di riaprire la fantomatica “guerra fra politica e giustizia”. Ma qui non è questione di stile o di linguaggio o di toni. Ma di sostanza. Quando attaccano il Colle o elogiano il boss o annunciano la cancellazione della Resistenza dai libri di storia o invocano il manicomio per i magistrati (salvo, si capisce, quelli che si vendevano la sentenza Mondadori), Silvio&Marcello sono composti e sorridenti. Il problema è quel che dicono e fanno, non come.

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  • La Rivista

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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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